La Dakar 2026 si prepara a tornare, dal 3 al 17 gennaio, con un percorso che non perde in ambizione e fatica. Partenza e arrivo sono fissati a Yanbu, sul Mar Rosso, e gli organizzatori hanno presentato un tracciato lungo circa 8.000 chilometri complessivi per le auto, con circa 4.480 chilometri di prove speciali. Per le moto, il viaggio coprirà circa 7.906 km, di cui 4.748 cronometrati.
Rispetto agli anni recenti, la 2026 segna una svolta: la cosiddetta “48 ore”, una prova estrema che alternava giorni e notti di gara senza sosta, viene eliminata. Al suo posto, la gara prevede due “tappe Marathon”, una nella prima settimana e una nella seconda, durante le quali concorrenti e team dovranno arrangiarsi senza assistenza esterna, dormendo in bivacchi spartani e basandosi esclusivamente su mezzi e provviste proprie.

Il percorso alterna sezioni veloci, tratti rocciosi, dune e sabbia, foreste di canyon e distese desertiche: un mix pensato per mettere alla prova non solo la velocità, ma la resistenza, la navigazione, l’affidabilità dei mezzi e la capacità di adattamento di piloti e team. A fronte di una maratona tanto lunga quanto impegnativa, la Dakar 2026 torna a essere quella prova di “guerra al deserto” che l’ha resa celebre.
- Griglie affollate e un’edizione in grande stile
- Toyota punta in alto: nuovo Hilux per confermarsi al vertice
- Dacia Sandriders: nuova energia e ambizioni rinnovate
- Ford M-Sport: fiducia al Raptor T1+ in cerca di riscatto
- Land Rover a caccia del sogno con il Defender Dakar D7X-R
- Perché la Dakar 2026 può essere “la Dakar dell’equilibrio”
- Una storia speciale: Rachele Somaschini e la Dakar Classic in rosa
- Seguici sui social!
Griglie affollate e un’edizione in grande stile
A prendere il via da Yanbu saranno circa 325 veicoli iscritti, di cui 118 moto, oltre a auto, camion, SSV e veicoli storici della categoria Classic. La varietà dei mezzi e la durezza del tracciato promettono una Dakar molto competitiva, dove non sarà solo la potenza a decidere, ma tattica, affidabilità e resistenza.
In questo contesto, il 2026 appare come un’edizione “aperta”: nuovi arrivi, cambi di lineup, auto completamente rinnovate e non solo, tutti fattori che rendono le attese alte e imprevedibile il risultato finale.

Toyota punta in alto: nuovo Hilux per confermarsi al vertice
Il team ufficiale Toyota Gazoo Racing W2RC arriva a questa Dakar con tre nuove vetture Toyota DKR GR Hilux, basate su un telaio tubolare più leggero e resistente e con trasmissione rinforzata, pensato per reggere le sollecitazioni di una gara estrema come questa.
I piloti designati riflettono l’ambizione del team: da un lato troviamo la coppia consolidata Henk Lategan – Brett Cummings, già sul podio nella passata edizione, con l’obiettivo di migliorarsi; dall’altro lo statunitense Seth Quintero (con il navigatore Andrew Short), giovane talento da tenere d’occhio, e la nuova coppia formata dall’australiano Toby Price (due volte vincitore Dakar in moto) con il navigatore Armand Monleón, che segna il passaggio di Price dalle due alle quattro ruote.
Con questa line-up e la Hilux rivista, Toyota punta deciso a restare protagonista e a lottare per la vittoria finale.

Dacia Sandriders: nuova energia e ambizioni rinnovate
Il progetto della casa rumena si rafforza: il team Dacia Sandriders schiererà per il 2026 quattro vetture, grazie all’arrivo dell’ex campione mondiale di rally-raid Lucas Moraes con il navigatore Dennis Zenz, che lasciano il team Toyota.
Accanto a loro, confermate le coppie costituite da Nasser Al-Attiyah – Fabian Lurquin, Sébastien Loeb – Édouard Boulanger e Cristina Gutiérrez – Pablo Moreno. È un mix di esperienza, talento e ambizione: Loeb cerca la sua prima Dakar, Gutierrez conferma il ruolo di donna di riferimento nel raid-raid, e Moraes porta freschezza e voglia di rivalsa.
Con questa formazione, Dacia prova ancor più a imporsi come uno dei contendenti di vertice: obiettivo non solo la Dakar, ma l’intero campionato mondiale rally-raid.

Ford M-Sport: fiducia al Raptor T1+ in cerca di riscatto
Per M-Sport Ford la Dakar 2026 rappresenta una priorità assoluta, molto più centrale di quanto non lo sia il WRC. Come ribadito da Malcolm Wilson, l’obiettivo è chiaro: puntare alla vittoria assoluta, non semplicemente partecipare.
Il team schiererà quattro vetture ufficiali, affiancate da tre Raptor affidati a piloti privati, per un totale di sette equipaggi. La scelta di puntare su una formazione ampia riflette la volontà di sfruttare ogni possibilità: più dati, più strategie, più chance di emergere. A differenza della filosofia adottata nel WRC, qui non si mira a una presenza selettiva o a obiettivi commerciali, ma a una campagna completa e aggressiva.
M-Sport arriva con il morale in crescita dopo i progressi mostrati nelle ultime apparizioni del campionato W2RC, oltre che un roster di tutto rispetto con le riconferme di Carlos Sainz, Nani Roma e Mattias Ekström, e crede che il lavoro svolto lungo tutto il 2025 possa portare a risultati concreti.

Land Rover a caccia del sogno con il Defender Dakar D7X-R
Una delle notizie più attese: il marchio Land Rover debutta ufficialmente alla Dakar con il modello da rally Land Rover Defender Dakar D7X-R, basato sulla piattaforma di serie Defender OCTA. Il progetto rientra in una campagna triennale che lo vedrà protagonista nel FIA World Rally‑Raid Championship (W2RC) a partire dal 2026.
Il veicolo mantiene motore V8 biturbo da 4,4 litri, trasmissione e struttura base della produzione, ma viene rinforzato e adattato per affrontare le asperità del deserto: la robustezza, la durabilità e la capacità di affrontare dune e terreni ostili sono al centro del progetto.
Allo start, Land Rover schiererà tre esemplari del Defender Dakar D7X-R, segnando l’ingresso ufficiale del marchio nel rally-raid più duro al mondo. Con questa mossa, la Dakar 2026 si arricchisce di una presenza dal forte simbolismo: un brand storico dell’off-road che vuole misurarsi su uno dei palcoscenici più impegnativi.

Perché la Dakar 2026 può essere “la Dakar dell’equilibrio”
La combinazione tra un percorso rinnovato e massiccio, con migliaia di chilometri tra speciali e trasferimenti, e un parco partenti ricco di grandi marche, piloti esperti e giovani promesse, rende la 2026 un’edizione dalle potenzialità reali di equilibrio e imprevedibilità. Non ci sarà un solo favorito assoluto: la superiorità tecnica potrà essere messa in crisi da affidabilità, resistenza, navigazione e strategia.
In questo contesto, ogni giorno sarà una prova: non solo di velocità, ma di resistenza fisica, mentale e meccanica. Chi saprà combinare talento, preparazione, gestione e sangue freddo avrà più chances di arrivare alla fine, tagliando il traguardo a Yanbu carico di polvere, fatica… e gloria.

Una storia speciale: Rachele Somaschini e la Dakar Classic in rosa
Tra le tante novità della Dakar 2026, spicca anche un progetto fuori dal coro. Rachele Somaschini, pilota italiana nota per il suo impegno agonistico e per il progetto solidale #CorrerePerUnRespiro, che sostiene la ricerca sulla fibrosi cistica, si prepara a partecipare alla Dakar Classic 2026, alla guida di un camion storico, il Mercedes-Benz Unimog 435 del 1988, preparato da Tecnosport Rally.
Non sarà sola: con lei ci saranno altre due vere lottatrici, Serena Rodella, seconda pilota e meccanico, e Monica Buonamano come navigatrice, costituendo un equipaggio interamente femminile, una prima assoluta per l’Italia in questa categoria.
La Dakar Classic 2026 rappresenta per Somaschini molto più di una gara: è un gesto di coraggio, determinazione, passione e solidarietà. Attraverso #CorrerePerUnRespiro, la sua partecipazione assume anche un valore sociale e di sensibilizzazione. Per chi seguirà la Dakar, il Ladies Dakar Team sarà senza dubbio un simbolo di inclusione, tenacia e speranza.

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