F1 Engineering FP208233

F1 | Mercedes e Red Bull sulla PU 2026: utilizzata una zona grigia?

Posted by

Si avviano le prime polemiche nel paddock sulle Power Unit 2026. Nel mirino Mercedes e Red Bull per una zona teoricamente illegale, che sta alimentando voci

Tra ormai poche settimane la Formula 1 tornerà finalmente in pista per i primi test in pista, segnando l’inizio della nuova generazione tecnica. Tuttavia, come spesso accade nella massima categoria, l’attesa non è stata accompagnata da una fase di apparente stabilità regolamentare. Ancor prima che le monoposto scendessero in pista, infatti, è emersa una richiesta di chiarimenti rivolta alla FIA da parte di alcuni team, relativa a uno degli aspetti più sensibili delle future Power Unit: il rapporto di compressione della parte termica prevista per il 2026.

Secondo quanto riportato, l’attenzione si sarebbe concentrata in particolare su Mercedes e Red Bull, due costruttori storicamente all’avanguardia nello sviluppo delle unità motrici. Un tema che assume un peso ancora maggiore nel caso del team di Milton Keynes, considerando che dal 2026 Red Bull Powertrains progetterà internamente i propri propulsori, in collaborazione tecnica con Ford. In un contesto in cui l’efficienza termica diventerà centrale, ogni dettaglio progettuale assume un’importanza cruciale.

Mercedes F1 2025

Il nodo della questione riguarda le modalità di verifica del rapporto di compressione, che la FIA effettua a condizioni standard di temperatura e pressione, quindi a motore freddo. Il nuovo regolamento tecnico prevede un abbassamento del valore massimo consentito, che passerà dal rapporto di 18:1 delle attuali Power Unit al valore di 16:1 per i propulsori del 2026. Il punto C5.4.3 del regolamento è esplicito nello stabilire che nessun cilindro può avere un rapporto di compressione geometrico superiore a 16:1.

Cos’è e come descrivere il rapporto di compressione?

Proprio il riferimento al rapporto “geometrico” apre però uno spazio interpretativo interessante. La possibilità teorica non sarebbe quella di violare direttamente il regolamento, bensì di progettare una sezione termica perfettamente conforme a freddo, ma in grado di modificare il proprio comportamento una volta raggiunte le temperature di esercizio. Per comprendere come ciò sia possibile è necessario analizzare in modo più approfondito che cosa si intenda per rapporto di compressione e quali grandezze fisiche lo influenzino realmente.

image 274

Il rapporto di compressione è definito come il rapporto tra il volume del cilindro quando il pistone si trova al Punto Morto Inferiore e il volume residuo quando il pistone raggiunge il Punto Morto Superiore. Sebbene entrambi i volumi concorrano matematicamente alla definizione del rapporto, è il volume residuo a PMS a risultare determinante dal punto di vista pratico. Trattandosi di un volume estremamente ridotto, variazioni minime delle sue dimensioni possono tradursi in cambiamenti apprezzabili del valore finale del rapporto di compressione.

Questo aspetto è centrale perché il volume a PMS non dipende unicamente dalla corsa del pistone o dalla cilindrata del motore, ma è il risultato della combinazione tra la geometria del cielo del pistone, la forma della camera di combustione ricavata nella testata e il gioco pistone-testata previsto in fase di progetto. In un motore di Formula 1, dove ogni quota è spinta al limite, questi elementi vengono definiti con tolleranze estremamente ristrette e assumono un ruolo determinante nel definire le condizioni iniziali della combustione.

Un aumento del rapporto di compressione comporta infatti una maggiore pressione e temperatura della carica al termine della fase di compressione, con effetti diretti sulla velocità di combustione e sull’efficienza termica del ciclo. La miscela aria-carburante, trovandosi in condizioni più favorevoli all’accensione, rilascia una quota maggiore dell’energia chimica sotto forma di lavoro utile sul pistone. È per questo motivo che, a parità di carburante e di regime di rotazione, un motore con un rapporto di compressione più elevato tende a essere più efficiente.

Esiste tuttavia un limite fisico a questo incremento, legato al rischio di autoaccensione e detonazione. All’aumentare della pressione e della temperatura della carica prima della scintilla, cresce anche la probabilità che la miscela si accenda in modo incontrollato, generando picchi di pressione dannosi per l’integrità meccanica del motore. Nella Formula 1 moderna, questo limite viene spinto sempre più in là grazie all’utilizzo di carburanti altamente controllati, camere di combustione estremamente evolute e strategie di accensione e iniezione molto raffinate.

image 276
Il rapporto di compressione calcolato matematicamente è espresso sotto tale funzione

Alla luce di ciò, appare evidente come il rapporto di compressione non sia un semplice numero imposto dal regolamento, ma una variabile chiave attorno alla quale ruota l’intero progetto della sezione termica. La sua influenza si estende dalla progettazione geometrica dei componenti fino alla gestione termica e alla strategia di combustione, rendendolo uno dei parametri più sensibili e ricercati in assoluto. È proprio per questo che qualsiasi possibilità di ottimizzarne il valore effettivo in condizioni operative, pur rimanendo entro i limiti imposti dalle verifiche regolamentari, assume un’importanza enorme nel contesto della Formula 1.

Se è una misura fissa, come faccio ad aumentare il valore?

Essendo il volume nel Punto Morto Superiore un valore quasi infinitesimale, è lecito chiedersi se delle variazioni anche piccole nella misura del volume possano cambiare quello che è poi il valore del rapporto di compressione finale. Durante il funzionamento di un motore di Formula 1, le temperature raggiunte dai vari componenti sono molto elevate e, soprattutto, non uniformi. Il pistone, in particolare il cielo, è sottoposto a carichi termici estremi e può raggiungere temperature superiori ai 300 gradi. La testata lavora a temperature inferiori, mentre il cilindro è raffreddato in modo più uniforme, ma comunque soggetto a dilatazioni significative. Questo scenario porta a una deformazione complessa dell’insieme pistone–cilindro–testata.

Nel caso del pistone, la dilatazione termica avviene sia in direzione radiale sia in direzione assiale, ma è quest’ultima a risultare particolarmente interessante in relazione al rapporto di compressione. Una maggiore dilatazione assiale del pistone comporta un allungamento complessivo dell’elemento lungo l’asse del cilindro, con un conseguente avvicinamento del cielo del pistone alla testata quando si trova in prossimità del Punto Morto Superiore. Anche una variazione dell’ordine di pochi micron può ridurre in modo sensibile il volume residuo della camera di combustione.

red bull racing rb 16 engine 1

Parallelamente, il cilindro è soggetto prevalentemente a una dilatazione di tipo radiale. L’aumento del diametro interno del cilindro incrementa leggermente il volume totale del cilindro, influenzando quindi il volume al Punto Morto Inferiore. Tuttavia, essendo quest’ultimo di gran lunga superiore al volume residuo a PMS, la variazione percentuale risulta trascurabile. In altre parole, mentre il volume massimo cresce di una quantità quasi irrilevante in termini relativi, il volume minimo può ridursi in modo molto più incisivo.

Il volume residuo a Punto Morto Superiore non può mai annullarsi, ma rappresenta piuttosto un punto di accumulazione: una grandezza positiva che può essere progressivamente ridotta senza mai raggiungere lo zero. In questo regime, il rapporto di compressione diventa estremamente sensibile anche a variazioni infinitesimali, motivo per cui deformazioni dell’ordine dei micron, indotte dai carichi termici, possono tradursi in incrementi significativi del valore effettivo della compressione.

Il risultato di questa dilatazione differenziale è un aumento del rapporto di compressione effettivo in condizioni operative, pur in presenza di un rapporto di compressione geometrico perfettamente conforme ai limiti regolamentari durante le verifiche a freddo. Non si tratta di una variazione ottenuta tramite sistemi meccanici attivi o soluzioni vietate, bensì di una conseguenza diretta delle proprietà fisiche dei materiali impiegati e della loro risposta ai carichi termici.

Geni oppure furbi?

Dal punto di vista prestazionale, un aumento anche contenuto del rapporto di compressione comporta un miglioramento dell’efficienza termica del ciclo, con pressioni e temperature più elevate al termine della fase di compressione e una combustione più efficace. In un contesto come quello della Formula 1 moderna, in cui l’efficienza è diventata la chiave per la gestione energetica complessiva della power unit, questo tipo di vantaggio può tradursi in benefici concreti in termini di consumo, rendimento e libertà strategica.

Non sorprende quindi che la FIA stia monitorando con attenzione questa possibile interpretazione regolamentare. In un’epoca in cui le differenze prestazionali si giocano su dettagli infinitesimali, la capacità di controllare e prevedere le deformazioni termiche dei componenti rappresenta uno degli ambiti più avanzati dell’ingegneria applicata alla Formula 1. Ancora una volta, il confine tra innovazione e controversia si gioca su pochi micron, ma è proprio lì che, spesso, si decidono i destini di un campionato.

Leggi anche:

Circuiti e potere: quando la politica scende in pista e influenza la Formula 1

F1| Max Verstappen ed il suo supporto a Gianpiero Lambiase

Michael Schumacher: dominio, tecnologia e mentalità

Seguici sui nostri canali social! Sei un grande appassionato del WRC o della Formula 1? Vuoi seguire tutte le news? Bene! Seguici sui nostri canali Instagram e Telegram! Nessun costo, tutto gratis. Mi raccomando, se ritieni interessanti i nostri articoli, condividili con chi vuoi. Buon proseguimento di lettura sul nostro sito!





Rispondi