Sergio Pérez ripercorre l’ultima fase con il team di Milton Keynes, svelando tensioni interne, difficoltà tecniche e il dialogo finale con Christian Horner prima della separazione.

Checo Pérez racconta l’addio a Red Bull: “In Red Bull tutto era un problema. Quando salutai Horner…”

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Sergio Pérez ripercorre l’ultima fase con il team di Milton Keynes, svelando tensioni interne, difficoltà tecniche e il dialogo finale con Christian Horner prima della separazione.

Dopo una stagione lontano dalle piste, Sergio Pérez è pronto a tornare in Formula 1 nel 2026. Un rientro che arriva dopo l’uscita turbolenta da Red Bull Racing, una separazione che ha lasciato strascichi e interrogativi sul funzionamento interno della scuderia. A fare chiarezza è stato lo stesso pilota messicano, intervenuto nel podcast Cracks condotto da Oso Trava.

Un ambiente ad alta tensione

Nel racconto di Pérez, l’ultima fase in Red Bull è stata segnata da una pressione continua e da un clima interno complesso. Il messicano ha spiegato come ogni risultato, positivo o negativo, diventasse motivo di attrito, soprattutto nel confronto con Max Verstappen, fulcro del progetto sportivo del team.

Sergio Pérez ripercorre l’ultima fase con il team di Milton Keynes, svelando tensioni interne, difficoltà tecniche e il dialogo finale con Christian Horner prima della separazione.

“In Red Bull tutto era un problema, se ero più veloce di Max era un problema. Perché chiaramente si creava un ambiente molto teso se io ero più veloce. Se ero più lento era un problema, tutto era un problema”, ha raccontato Pérez, sottolineando come fin dal suo arrivo fosse evidente che la squadra fosse costruita attorno al pilota olandese.

Aggiornamenti tecnici e una stagione chiave

Oltre alla pressione ambientale, Pérez ha indicato nelle difficoltà tecniche uno dei nodi principali. L’adattamento a continui aggiornamenti sulla propria monoposto, non sempre replicati su quella del compagno di squadra, ha inciso profondamente sulle prestazioni, in particolare nel 2023, stagione in cui si era ritrovato a lottare direttamente per il titolo.

“Inizio a lottare per il campionato con Max. Lui vince una gara, io un’altra, lui una e io un’altra, nelle quattro gare ne avevamo vinte due a testa. Eravamo molto vicini. Quando arriviamo a Barcellona, da lottare a un secondo al giro, ero già molto più lento, non controllavo più la macchina”, ha spiegato.

Un potenziale sprecato secondo Pérez

Guardando indietro, il pilota messicano non nasconde il rammarico per ciò che, a suo avviso, Red Bull avrebbe potuto costruire nel lungo periodo. Le divisioni interne e le tensioni, però, avrebbero minato un progetto che aveva tutte le carte in regola per dominare.

Sergio Pérez ripercorre l’ultima fase con il team di Milton Keynes, svelando tensioni interne, difficoltà tecniche e il dialogo finale con Christian Horner prima della separazione.

“Avevamo il miglior team, purtroppo tutto si è distrutto. Avevamo la squadra per dominare lo sport per i prossimi dieci anni, credo”, ha aggiunto durante l’intervista.

Media, pressioni e il ruolo di capro espiatorio

Negli ultimi mesi in squadra, Pérez ha percepito una crescente mancanza di fiducia e una serenità sempre più difficile da mantenere. La pressione mediatica e le dinamiche interne lo avrebbero trasformato nel principale bersaglio delle critiche, anche in momenti in cui le difficoltà erano più ampie.

“Sapevo già della mia uscita, ma la pressione dei media e quella interna al team erano enormi. Per questo quell’anno è stato così: lui (Bottas) ha avuto problemi e polemiche, io ero il fuoco di distrazione, nessuno parlava d’altro che di me, delle mie prestazioni e di quanto tutto fosse andato male”, ha ammesso Pérez, citando anche le difficoltà vissute dal nuovo compagno Valtteri Bottas.

Il confronto finale con Christian Horner

Il capitolo conclusivo dell’esperienza Red Bull è stato segnato da un colloquio diretto con il team principal Christian Horner. Un dialogo in cui Pérez ha toccato il tema della gestione dei piloti e delle sostituzioni future, dopo che il suo posto era stato affidato a Liam Lawson.

Sergio Pérez ripercorre l’ultima fase con il team di Milton Keynes, svelando tensioni interne, difficoltà tecniche e il dialogo finale con Christian Horner prima della separazione.

“Nel mio addio con Christian gli ho detto: ‘E cosa farai quando non funzionerà con Liam Lawson?’. Mi ha risposto: ‘Beh, c’è Yuki’. ‘E quando non funzionerà con Yuki, non importa, abbiamo tanti piloti’. Li userai tutti. Mi dice: ‘Sì, lo so…’”, ha raccontato Pérez, facendo riferimento anche a Yuki Tsunoda.

La chiusura di un ciclo

Nonostante l’amarezza, Pérez ha spiegato di aver vissuto l’addio come una chiusura necessaria. La consapevolezza di aver dato tutto e il rispetto reciproco con il team gli hanno permesso di voltare pagina senza rancori.

“Quando è arrivato il momento dell’addio, ovviamente ero triste, ma in fondo sapevo che era la cosa migliore. Ero in pace con me stesso e con il mio team, sono stato molto riconoscente e questo si riflette nel fatto che ho un ottimo rapporto con tutti”, ha concluso.

Ora, con il ritorno in griglia nel mirino, Checo Pérez guarda avanti, lasciandosi alle spalle una delle fasi più complesse della sua carriera.


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