La strategia di McLaren guarda al rake per il 2026: la squadra intravede maggiore libertà di sviluppo aerodinamico nella nuova Formula 1.

Il ritorno del rake, McLaren: “Sarà una via di mezzo tra il 2021 e il 2025”

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La strategia di McLaren guarda al rake per il 2026: la squadra intravede maggiore libertà di sviluppo aerodinamico nella nuova Formula 1.

McLaren guarda con attenzione al futuro regolamentare della Formula 1 e individua nel ritorno di una soluzione tecnica del passato una possibile leva competitiva nella corsa al titolo. Con l’introduzione delle nuove monoposto previste per il 2026, il team campione del mondo Costruttori ritiene che ci saranno margini più ampi per intervenire sull’assetto della vettura, recuperando una filosofia che era stata accantonata negli ultimi anni.

Il rake torna protagonista nel nuovo ciclo regolamentare

Il 2026 segnerà il ritorno del cosiddetto “rake”, una configurazione che prevede l’avantreno della monoposto più vicino al suolo rispetto al retrotreno, con l’obiettivo di incrementare il carico aerodinamico e, di conseguenza, le prestazioni complessive. Questa soluzione aveva caratterizzato in modo costante le vetture del ciclo regolamentare 2017-2021, prima di essere di fatto eliminata con l’avvento dell’era a effetto suolo.

La strategia di McLaren guarda al rake per il 2026: la squadra intravede maggiore libertà di sviluppo aerodinamico nella nuova Formula 1.

Dal 2022, infatti, l’introduzione dei tunnel Venturi sotto il fondo e l’obbligo di superfici inferiori il più possibile piatte avevano reso impraticabile l’utilizzo del rake come strumento di sviluppo aerodinamico. Le nuove regole, secondo McLaren, rappresenteranno però una sorta di compromesso tra le due filosofie.

Una Formula 1 “di mezzo” tra passato e presente

A spiegare la visione del team è stato il direttore tecnico delle prestazioni Mark Temple, che ha illustrato come le vetture del 2026 non ricalcheranno fedelmente né il modello pre-2022 né quello attuale. “Le vetture del 2021 e precedenti, per come apparivano, erano impostate con altezze da terra più elevate, poi siamo entrati nell’era 2022-2025 con i tunnel sotto il fondo e le prestazioni aerodinamiche”, ha dichiarato Temple parlando ai media.

“Dal punto di vista delle caratteristiche aerodinamiche del 2026, saremo da qualche parte tra le due. Non è né l’una né l’altra, e nemmeno esattamente a metà strada”, ha aggiunto, sottolineando come il nuovo regolamento introduca una configurazione inedita.

Più libertà di assetto senza penalizzare le prestazioni

Secondo Temple, uno degli aspetti più interessanti delle nuove monoposto sarà la minore sensibilità estrema all’altezza da terra rispetto al passato. “Credo che sarà un po’ meno accentuato, perché non avremo la sensibilità estrema all’altezza da terra che avevamo negli anni precedenti, e ci sarà maggiore libertà nel manipolare l’assetto della vettura per influenzarne il comportamento senza renderla più lenta”, ha spiegato.

La strategia di McLaren guarda al rake per il 2026: la squadra intravede maggiore libertà di sviluppo aerodinamico nella nuova Formula 1.

Questo elemento potrebbe aprire scenari importanti sul fronte dello sviluppo, permettendo ai team di intervenire sull’atteggiamento della monoposto per migliorarne la guidabilità senza compromettere l’efficienza aerodinamica complessiva.

I fondamentali restano invariati

Nonostante le novità regolamentari, Temple ha ribadito come i principi cardine della prestazione in Formula 1 restino immutati. “Resta comunque una Formula 1: i principi fondamentali sono sempre gli stessi, le prestazioni della power unit, l’aerodinamica e la capacità di sfruttare al meglio gli pneumatici”, ha affermato.

“Questi sono i principali fattori che fanno la differenza in termini di prestazioni, soprattutto nel capire se i pacchetti aerodinamici sviluppati con i nostri strumenti si tradurranno poi in risultati concreti in pista”, ha proseguito.

Un’aerodinamica più complessa e meno prevedibile

Il direttore tecnico ha infine messo in evidenza come alcune aree del nuovo regolamento renderanno il lavoro degli ingegneri più complesso. “Ci sono alcuni aspetti delle nuove regole che rendono l’aerodinamica più complicata e non sono sicuro che ‘imprevedibile’ sia il termine giusto, ma diciamo che sarà più difficile da prevedere in pista, anche perché saremo relativamente all’inizio del ciclo regolamentare”, ha concluso.


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