Nella conferenza stampa del giovedì in vista del Gran Premio di Cina 2026, Fernando Alonso è stato tra i protagonisti più attesi. Il pilota dell’Aston Martin non ha nascosto le difficoltà della sua squadra, ma ha mostrato una maturità e una lucidità che hanno colpito tutti i presenti.
Alonso ha aperto con una valutazione senza filtri: la situazione della squadra non è cambiata nei pochi giorni trascorsi dall’Australia. La carenza di componenti limiterà ancora i giri disponibili, e Shanghai si preannuncia un altro weekend in salita. Per il due volte campione del mondo, un risultato “positivo” in queste circostanze sarebbe semplicemente riuscire a completare le sessioni senza problemi meccanici e accumulare dati utili allo sviluppo della vettura.
Il distacco è significativo
Il distacco rispetto agli altri team in termini di chilometri percorsi è impressionante: mentre rivali come Gasly e Ocon hanno dichiarato di non aver ancora ottimizzato il loro pacchetto pur avendo completato forse mille giri dai test, Aston Martin ne ha fatti forse un decimo. Come ha sottolineato Alonso, se gli altri con tutti quei chilometri non sono ancora a posto, figurarsi la situazione di Aston Martin.

Alonso Cina 2026: risposta Newey “Sto bene”
Uno dei momenti più discussi della conferenza è stato il commento al giudizio di Adrian Newey, che aveva descritto Alonso come in un “momento mentalmente difficile“. Lo spagnolo ha risposto con ironia e pragmatismo: ha minimizzato la pressione personale, ricordando di essere abbastanza fortunato da aver vissuto ere diverse della Formula 1, conquistando oltre cento podi, e che per lui terminare terzo, quinto o diciassettesimo produce lo stesso tipo di dispiacere — quello di non vincere. Un filosfico relativismo che solo chi ha vinto tutto può permettersi.
Il paragone con la McLaren-Honda di dieci anni fa
Quando un giornalista di Sky Sports ha evocato la travagliata stagione con la McLaren-Honda di un decennio fa, Alonso ha offerto una risposta sfumata e autoriflessiva. Ha riconosciuto di avere oggi maggiore maturità, ma ha anche difeso le frustrazioni di allora come legittime: il motore Honda non era ancora maturo per la competizione, e questo è ora universalmente riconosciuto. Ha fatto notare che all’epoca le critiche erano rivolte principalmente a lui, mentre Jenson Button e Stoffel Vandoorne pensavano esattamente la stessa cosa. A distanza di anni, ha detto, l’opinione pubblica sembra aver capito che aveva ragione.

Il lavoro dietro le quinte con Honda
Forse la parte più interessante dell’intervento di Alonso ha riguardato il lavoro concreto che sta svolgendo per aiutare Honda in questa fase di integrazione. Ha spiegato che Aston Martin sta mettendo a disposizione le proprie risorse interne per assistere il costruttore giapponese su problemi specifici, come le vibrazioni e i problemi di deployment dell’energia. La logica è quella della divisione del lavoro: Honda si concentra su certi aspetti, mentre Aston Martin li supporta su altri, sfruttando anche l’enorme mole di dati GPS e di analisi comparativa con le altre vetture oggi disponibili. Il messaggio è chiaro: nonostante un avvio accidentato, il team è unito e non si aspettano soluzioni rapide, ma si lavora con metodo.
I “buchi” di questa Formula 1 secondo Alonso
A una domanda collettiva sul piacere di guidare le nuove vetture 2026, Alonso ha offerto una delle riflessioni più profonde della conferenza. Ha detto di amare il motorsport in modo viscerale, guidare una Formula 1 è sempre un privilegio.
Però ha identificato un cambiamento fondamentale: le curve che un tempo erano i luoghi dove il talento del pilota faceva la differenza — curva 12 a Bahrain, il tratto di Suzuka, la curva 7 e 8 di Shanghai — vengono oggi usate principalmente per ricaricare la batteria, non per fare tempo sul giro.
Quella sfida, quel brivido di spingere fisicamente i limiti in certi punti del tracciato, si è in parte perso. Pur rimanendo un fan di queste macchine, Alonso ha ammesso di preferire il tipo di guida delle generazioni precedenti.
Partenze: “Un processo simile a una lotteria”
Sulle partenze, tema caldo dopo l’episodio di Melbourne in cui Franco Colapinto si è fermato in griglia rischiando una collisione ad alta velocità, Alonso ha concordato con i colleghi sulla pericolosità della situazione. Ha detto semplicemente “stesso” rispetto ai commenti di Gasly e Ocon, lasciando che fossero loro a sviluppare il punto, ma condividendo la preoccupazione generale sulla variabilità delle partenze legata all’imprevedibilità delle power unit ibride.
In sintesi, Alonso a Shanghai si presenta con la serenità di chi ha già vissuto tutto, ma con la determinazione di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi. La sfida con Honda è appena cominciata, e il campione asturiano sembra disposto ad attraversare la tempesta con pazienza e metodo.

