Ferrari mostra segnali incoraggianti in gara, ma il confronto con Mercedes evidenzia ancora un divario strutturale ampio da colmare.
Dopo due Gran Premi e una Sprint nella stagione 2026 di Formula 1, il bilancio parla chiaro: Mercedes ha conquistato tutte le vittorie disponibili. Un dominio nei risultati che, tuttavia, non racconta completamente quanto visto in pista.
La Ferrari si è dimostrata competitiva soprattutto nelle fasi iniziali delle gare, riuscendo spesso a prendere il comando grazie a partenze particolarmente efficaci. Nonostante ciò, la Scuderia di Maranello non è ancora riuscita a trasformare questi spunti in successi concreti, lasciando emergere un quadro in cui il potenziale c’è, ma non è ancora sufficiente per battere con continuità il team di Brackley.

Qualifica: Ferrari vicina, ma paga sul dritto
Analizzando i dati delle qualifiche, emerge una Ferrari più vicina rispetto all’inizio stagione. In Australia il distacco dalla pole Mercedes era di 809 millesimi, mentre a Shanghai si è ridotto a 351.
Nel dettaglio, la SF-26 si dimostra competitiva nei tratti più guidati: nel secondo settore del circuito cinese, privo di lunghi rettilinei, Charles Leclerc ha fatto segnare addirittura il miglior tempo, precedendo Kimi Antonelli. Anche nel primo settore il gap è minimo.
Il vero punto debole resta invece il terzo settore, dominato dalla velocità di punta. Qui Mercedes riesce a fare la differenza in modo netto, guadagnando decimi preziosi sia in qualifica sia in gara.
Il nodo della gestione gomme
Se la velocità sul dritto rappresenta una criticità evidente, non è però l’unico elemento che separa Ferrari e Mercedes. Un fattore altrettanto rilevante è la gestione degli pneumatici.
Già a Melbourne si era intravisto un comportamento altalenante: Ferrari efficace nelle prime fasi con gomme medie, ma meno incisiva negli stint successivi. Nonostante pneumatici più freschi, il vantaggio atteso sul passo non si è concretizzato, segnale di un utilizzo meno efficiente delle mescole più dure.

Il Gran Premio a Shanghai ha confermato questo andamento. Ferrari si è dimostrata molto competitiva nella prima parte degli stint, riuscendo anche a difendersi e a lottare con Mercedes.
Dopo la ripartenza dalla safety car al giro 14, le Rosse sono state protagoniste: capaci di riportarsi davanti e di mantenere la posizione per diversi giri. Un segnale chiaro della rapidità con cui la vettura riesce a portare le gomme nella finestra ideale.
Tuttavia, una volta superata nuovamente da George Russell al giro 29, la situazione è cambiata radicalmente.
Tra il giro 14 e il 29, il passo medio delle Ferrari è stato di 1:37.2, contro l’1:36.9 di Antonelli: un divario contenuto, pari a tre decimi, nonostante le battaglie ravvicinate in pista.
Nella seconda parte di gara, invece, il gap si è ampliato sensibilmente. Tra il giro 30 e il 56, Mercedes ha girato in media in 1:35.8, mentre Ferrari si è fermata a 1:36.5: sette decimi al giro di differenza. C’è da aggiungere però, che in quella fase, ci sono stati degli scambi di posizione tra Leclerc e Hamilton.
Degrado e gestione: il vantaggio Mercedes
I dati sul degrado gomme aiutano a spiegare questo andamento. A Shanghai, dove l’usura complessiva era contenuta e la strategia a una sosta risultava praticabile, le differenze tra i due team sono comunque emerse con chiarezza.
Mercedes ha registrato una perdita media di 0,021 secondi al giro dovuta al degrado, contro gli 0,037 della Ferrari. Un divario significativo che si traduce in una maggiore costanza nel lungo periodo.
In questo contesto, è inevitabile considerare anche il contributo della power unit: una maggiore efficienza complessiva consente alla Mercedes di gestire meglio le fasi di gara, influenzando indirettamente anche il comportamento degli pneumatici. Avere una maggiore potenza a disposizione permette di avere un vantaggio in uscita di curva, da portare nei rettilinei. Ma è anche il modo in cui la potenza del motore Mercedes viene erogata, più lineare rispetto a Ferrari, che permette di fare la differenza sugli pneumatici.
Dalle prime gare si delinea quindi una tendenza precisa: Mercedes impiega leggermente più tempo a portare gli pneumatici nella finestra ideale, ma riesce a mantenerli performanti più a lungo. Ferrari, al contrario, è più rapida nella fase iniziale, ma paga sul finale degli stint.
Mercedes dominante come nelle migliori ere
L’analisi complessiva dei dati restituisce un quadro ancora più netto. Il vantaggio medio mostrato da Mercedes nelle prime gare della stagione la colloca su livelli di dominio estremamente elevati.
Come riportato da Motorsport.com, il margine attuale supera infatti quello fatto registrare da McLaren nel 2025 (0,31 secondi al giro) e anche quello della Red Bull del 2023 (0,57), stagione in cui Max Verstappen vinse 19 gare su 22.

Ancora più significativo il confronto con il 2020: in quell’anno, nonostante 13 vittorie su 17 gare e l’introduzione del sistema DAS, Mercedes aveva un vantaggio medio di 0,55 secondi su Red Bull. Un dato inferiore rispetto a quello attuale.
Numeri che riportano alla memoria il ciclo dominante tra il 2014 e il 2016, confermando come la Mercedes 2026 possa essere considerata, almeno per ora, una delle vetture più dominanti dell’era moderna.

