Antonio Giovinazzi, pilota per la Ferrari #51 nel WEC

WEC | Giovinazzi a tutto tondo, tra i titoli del 2025 ed il futuro

In una lunga intervista rilasciata a Motorsport.com Antonio Giovinazzi si è aperto, raccontandosi tra i titoli del 2025, la paternità e le aspettative per la stagione che verrà.

Un 2025 indimenticabile

L’anno passato è stato, per svariati motivi, indimenticabile per Antonio Giovinazzi. Dopo un podio arrivato al termine della 24H di Le Mans (vinta invece dalla 499P #83 di AF Corse, al termine dell’anno due eventi hanno coronato il 2025 del trentaduenne: la vittoria del titolo piloti nel WEC e la nascita della sua primogenita Ginevra. Ai microfoni di Motorsport.com, oltre a queste due fondamentali premesse, il pilota Ferrari ha raccontato anche le proprie aspettative per un 2026 che lo vedrà come l’uomo da inseguire.

Ad un introduttorio ‘Come va’ di Beatrice Frangione, penna della testata statunitense, il pilota di Martina Franca ha risposto: “Bene, bene. Ormai siamo molto vicini all’inizio del campionato, però ovviamente visto quello che sta succedendo il Qatar è stato posticipato a fine anno e quindi inizieremo dalla nostra Imola, dalla nostra gara di casa. Non vediamo l’ora.”

“Ovviamente arriviamo da una stagione indimenticabile per me e per noi, per il team. Vincere il campionato del mondo dei costruttori e dei piloti, la 24 Ore di Le Mans con l’83 (macchina iscritta dal team privato AF Corse, ndr.)… quindi (sicuramente positiva, ndr.) per Ferrari ma anche per me è stata una stagione incredibile, anche per quello che è successo la stessa notte del Bahrein, facendo riferimento proprio alla nascita della figlia. Mia figlia doveva nascere il primo dicembre, quella era la data. Però è nata prima… magari poteva aspettare un giorno in più per vedere la nascita, ma ha deciso di nascere in una notte già indimenticabile per me”, ha ironicamente commentato.

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L’equipaggio della #51 esulta per la vittoria del titolo piloti

Poi, d’un tratto, una frase inaspettatamente potentissima, che racchiude tutto ciò che vuol dire essere padre, almeno per Antonio.

“È stato un qualcosa che non dimenticherò mai. Ha quasi fatto passare in secondo piano il sogno che avevo da bambino – diventare campione del mondo con Ferrari – perché la nascita di mia figlia è stata un’emozione ancora più grande”.

“È arrivata in un momento perfetto, a fine stagione 2025 – ha proseguito il pilota della #51 – e ho avuto tempo per godermi i primi mesi con lei e con mia moglie. Sono stati mesi impegnativi, ma perfetti. Ho potuto godermi Natale e il mio compleanno: è stato davvero un periodo bellissimo. Adesso ho ricominciato ad allenarmi, sia fisicamente che al simulatore, ma è stato un inverno stupendo. Dopo aver vinto un mondiale sei ancora più carico e più motivato.”

Doppio lavoro

Il 2026, dunque, vedrà Giovinazzi impegnato sia come pilota che come papà, una prima volta per lui. L’impegno, tuttavia, non spaventa il pugliese, ancora emozionato dall’accaduto. In macchina ancora non sono tornato, quindi poi vedremo. Però non credo cambi molto. Ogni papà ha il suo lavoro, e il mio è fare il pilota. Quando sei in pista stacchi da tutto. Io riesco a farlo: anche se ho altri pensieri, quando sono lì sono completamente focalizzato. È una passione, ma è anche il mio lavoro, quindi devo dedicarmici al 100%. Sarà bello magari a Imola, quando mia figlia avrà circa 5 mesi, portarla alla prima gara”.

“Faccio ancora fatica a realizzare (la nascita, ndr.), perché non era in programma. Il mondiale sì, un po’ me lo aspettavo perché eravamo leader, anche se nel motorsport può succedere di tutto, sarebbe dovuto andare tutto storto. Ma la nascita di mia figlia era un’altra cosa. Mi concentravo sulla gara, sapendo che dopo mi sarei concentrato su quello (sul parto, ndr.). Poi, invece, è successo tutto insieme. Mia moglie me l’ha detto solo all’ultima ora e mezza (della 8H del Bahrein, ndr.). Ho scoperto dopo che era già in ospedale dalla notte prima e non mi aveva detto nulla per non farmi preoccupare”.

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Ho fatto il mio stint senza sapere niente. Poi, quando abbiamo deciso che Ale avrebbe finito la gara, le ho scritto e mi ha raccontato tutto. È stata un’ora e mezza molto intensa: da una parte la lotta per il mondiale, dall’altra mia moglie in ospedale. Dopo la gara: bandiera a scacchi, podio, conferenza stampa… poi subito in aeroporto con mio padre per prendere un volo di notte, senza dormire. […]”.

WEC, tra posticipi, adattamenti e rapporti personali

Inevitabilmente, tra le domande poste a Giovinazzi si è parlato anche del WEC e del ritardo con il quale partirà per via dello slittamento del Qatar ad ottobre. È stata una scelta giusta, senza dubbio, perché non si può andare lì a rischiare. Inizieremo da Imola mentre il Qatar sarà a fine anno, ed è una gara importante perché assegna molti punti. A me piace molto quella pista e l’anno scorso abbiamo fatto tripletta quindi piace anche alla nostra macchina. Però non vedo l’ora di tornare in macchina, è da novembre che non gareggio. Iniziare a Imola, davanti ai nostri tifosi da campioni del mondo, sarà bellissimo. […]“.

Spostando poi il focus della conversazione sul passato, Frangione ha ripreso l’inizio del ciclo di Giovinazzi con Ferrari nel 2023, domandando quanto fosse diverso il mondo della Formula 1 da quello dell’Endurance. Il primo anno con la 499P non è stato semplice. Non tanto per guidare la macchina – quello è simile – ma per tutto il resto: gomme diverse (fornite da Michelin invece che Pirelli, ndr.), condividere la macchina con altri due piloti, sedile, setup. Cambia tutto. Nel kart o in Formula 1 è tutto cucito su di te, qui devi condividere“.

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“Poi c’è il traffico: tra GT e LMP2 ci sono sempre macchine da superare. Ma anche pit stop più complessi, cambi pilota, gestione. […] Il primo anno è stato più di apprendimento che di performance. Ho avuto la fortuna di avere compagni come Ale (Pier Guidi, ndr.)e James (Calado, ndr.) e un team che mi ha aiutato tantissimo. Anno dopo anno mi sono concentrato sempre di più sulla velocità, tra qualifica e passo gara, e credo di essere cresciuto costantemente. […]”

E proprio parlando di compagni di squadra, la giornalista ne ha approfittato per chiedere al pugliese come fosse il rapporto con il pilota piemontese. “Nel motorsport il compagno di squadra è sempre stato il primo avversario. Nel WEC, però, è diverso: qui si vince insieme. Se uno dei tre piloti non va bene, perdono tutti, quindi c’è molta più collaborazione. […] Con Ale e James sono stato fortunato. Erano già una coppia vincente e io ero un po’ il ‘terzo incomodo’. Però mi hanno accolto subito e mi hanno aiutato, hanno risposto a tutte le mie domande. Sono cresciuto grazie a loro. E poi sono anche grandi persone: con Ale condividiamo la passione per la bici, passiamo le vacanze insieme.

Dalle difficoltà alla vittoria di Le Mans

“Il 2022 è stato un anno difficile per me – ha proseguito – Venivo dall’uscita dalla Formula 1 nel 2021, che non avevo accettato in modo felice perché non me l’aspettavo. Pensavo di restarci più a lungo. Poi mi sono ritrovato in Formula E con un team non performante, quindi i risultati non arrivavano. E lì ho iniziato a dubitare di me stesso. Non è stato facile uscirne. Però grazie alle persone vicino a me come mia moglie, la mia famiglia ed il mio preparatore sono riuscito a recuperare l’autostima. Poi il progetto Hypercar ha completato tutto. Nel 2023 ho esordito con questa squadra (Ferrari, ndr.), con persone fantastiche e con il supporto di Antonello Coletta che mi ha dato questa opportunità“.

“È stato come aprire un portone dopo anni difficili: ho realizzato sogni che avevo fin da bambino: vincere con Ferrari, vincere la 24 Ore di Le Mans ed il mondiale. Quello ha completato il recupero della mia fiducia.”

Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi esultano dopo il trionfo alla 24H di Le Mans del WEC 2023
Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi esultano dopo il trionfo alla 24H di Le Mans del 2023

“[…]. Fin da bambino ho sempre avuto questo obiettivo: diventare pilota di Formula 1 e arrivare in Ferrari. Da piccolo sei ingenuo e pensi che sia tutto facile. Crescendo capisci quanto è difficile arrivare tra i migliori al mondo. Conosco tanti piloti nei kart che avevano il mio sogno e oggi fanno altro. Ma più capivo la difficoltà, più ci lavoravo”.

“Fondamentale è stato mio padre che mi ha sempre sostenuto e non mi ha mai detto che era impossibile – ha ulteriormente spiegato, avviandosi verso la fine –Tanti fuori dalla famiglia lo dicevano (che fosse impossibile, ndr.), ma io ascoltavo solo chi credeva in me. Il momento in cui ho iniziato a crederci davvero è stato in GP2: al primo anno ho quasi vinto il campionato e i team di Formula 1 hanno iniziato a guardarmi. Poi a fine 2016, quasi dieci anni fa, è arrivata la chiamata Ferrari: lì è cambiato tutto. […]”.

Il prossimo obiettivo visto dall’Antonio bambino

In chiusura, Frangione ha chiesto al pugliese quali obiettivi si fosse posto per il futuro: Quando vinci hai ancora più fame. Il prossimo obiettivo è fare la doppietta con la 51: vincere Le Mans e il mondiale nello stesso anno. Non sarà facile, ma abbiamo già fatto cose molto difficili. Nel 2023 abbiamo vinto Le Mans al primo anno con una macchina nuova che a malapena faceva 6 ore contro Toyota che era lì da molto tempo. Ora vogliamo ripeterci. Abbiamo un team fantastico, quindi possiamo provarci”.

“[…]. Al bambino (se stesso bambino, ndr.) non direi niente, perché era già molto determinato. Gli farei rifare tutto, sia sacrifici che allenamenti perché ne è valsa la pena. Forse parlerei all’Antonio del 2022. Gli direi di accettare la situazione, anche perché l’uscita dalla Formula 1 non dipendeva da lui. Gli direi di concentrarsi subito sul prossimo obiettivo. Così magari non avrebbe perso tempo e non avrebbe vissuto momenti difficili perdendosi nella tristezza. Per il resto ha fatto tutto quello che poteva. Ha raggiunto risultati incredibili per un ragazzo partito dalla Puglia con poche risorse. Quindi direi solo: accetta e vai avanti”, ha concluso splendidamente Giovinazzi in un’intervista che che racchiude splendidamente tutta la sua genuinità.


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