A Montréal va in onda l’ennesimo dominio Mercedes, in una battaglia senza esclusione di colpi tra Antonelli e Russell. Sussulto d’orgoglio per Hamilton, suicidio strategico di McLaren: l’analilsi delle telemetrie al termine del GP del Canada.
Il GP del Canada da poco archiviato ha consacrato ancora una volta Kimi Antonelli, autore della quarta vittoria consecutiva, in un avvio di stagione che continua a vederlo protagonista assoluto e cacciatore di nuovi record. Sul circuito di Montréal, il pilota di Bologna ha esteso la propria striscia vincente a quattro vittorie consecutive, affiancando il suo nome a quello di giganti dell’autmobilismo come Schumacher, Hamilton, Senna, Prost e Clark. Nessuno, però, era riuscito a imporre un dominio così netto immediatamente dopo aver ottenuto la prima vittoria in carriera.
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Tra le curve e il verde del Circuit Gilles Villeneuve, Antonelli ha massimizzato il potenziale di una Mercedes apparsa ancora una volta nettamente superiore alla concorrenza nell’arco dell’intero fine settimana. La corsa ai 25 punti è stata, in realtà, una lotta tutta interna al team di Brackley, con Russell unico vero rivale del compagno di squadra, prima del ritiro nel corso del 30° giro a causa di un problema tecnico che ha messo fuori gioco la sua Mercedes W17.

McLaren: una strategia senza senso
Una menzione a parte per la strategia della McLaren, che a Montréal ha finito per compromettere in modo decisivo la gara dei suoi piloti, relegandoli sin da subito a una corsa in rimonta per la zona punti. La scelta iniziale di partire con mescola intermedia, dettata da una leggera pioggia caduta poco prima della partenza, si è rivelata inefficace rispetto alle scelte del resto della griglia, che ha invece optato in larga parte per le slick. Oltre ai due Papaya, gli unici piloti a partire con gomma “verde” sono stati Sainz, i due Audi e i due Cadillac.
Al via, il vantaggio delle inter si è visto solo per pochissimo: Norris è scattato bene, riuscendo persino a sopravanzare entrambe le Mercedes e a conquistare la testa del gruppo; Hulkenberg su intermedia ha superato altrettante due vetture, così come Pérez ha guadagnato su Albon. Vantaggio ulteriormente accentuato dai due giri di formazione aggiuntivi – il primo causato dal fermo in griglia della Racing Bulls di Lindblad, il secondo dovuto a motivi di sicurezza, con i commissari impegnati a manovrare la monoposto ferma – che hanno contribuito a raffreddare ulteriormente le mescole slick.
Ma era evidente già dai primi chilometri che la pista stesse rapidamente asciugandosi e che le intermedie non sarebbero state sostenibili nel lungo termine. Dopo appena un giro, infatti, tutti i piloti sono stati costretti a una sosta anticipata, con Norris e Bottas gli unici a insistere con la propria scelta strategica prima di adeguarsi. Nel caso di Norris, la giornata si è poi conclusa con il ritiro per un problema al cambio, mentre Piastri ha tagliato il traguardo in undicesima posizione, fuori dalla zona punti: la collisione con Albon, la successiva penalità di 10 secondi e i 3 pit stop hanno impedito all’australiano di esprimere una prestazione convincente, e il confronto con Antonelli è semplicemente impietoso.
Trenta giri di dominio Mercedes
Fino al ritiro di Russell, sopraggiunto nel corso del 30° giro, il GP del Canada è stato una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi tra le due Mercedes. Una lotta senza quartiere tra i due alfieri della Stella d’Argento, che nei primi trenta giri hanno più volte alternato la leadership della gara, in un continuo susseguirsi di scambi di posizione, pressione reciproca e piccoli errori da entrambe le parti.
La dinamica trova pieno riscontro nei dati di passo gara. Nel primo grafico, normalizzato rispetto al leader di ciascuna fase – Antonelli dal giro 2 al 5, Russell dal 6 al 21, nuovamente Antonelli dal 22 al 24 e ancora Russell fino al ritiro – emerge chiaramente come le due Mercedes abbiano mantenuto una finestra di competitività speculare, rimanendo costantemente l’uno in scia dell’altro, in attesa di un errore o di un episodio dell’avversario da trasformare in un’occasione di sorpasso. Ben più staccati Verstappen e Hamilton, spettatori passivi dell’incontro: anche loro su gomma rossa nello stint iniziale, incapaci però di replicare lo stesso ritmo dei due in testa e, quindi, accomunati da un delta maggiore rispetto alle due Mercedes.
Nel secondo grafico la tendenza appare ancora più evidente. Nello scatter plot che mette in relazione i giri percorsi con i tempi sul giro, le due Mercedes, al netto di alcuni valori anormali dovuti a errori o manovre di sorpasso, mantengono una certa coerenza nel passo gara, che risuta costantemente inferiore rispetto al resto del gruppo. È un pieno dominio di Brackley, una battaglia esclusiva tra i soli piloti Mercedes, mai impensieriti da aversari esterni al box.
A questo punto può tornare utile uno sguardo ai valori cronometrici, con il passo gara parziale che risulta particolarmente indicativo: 1:16.083 per Antonelli, il più veloce, seguito dall’1:16.259 di Russell; inseguono Hamilton e Verstappen, rispettivamente a 1:16.446 e 1:16.406. Per il calcolo del tempo medio è stato considerato il solo primo stint su gomma rossa, che in Russell si estende per 29 giri, 31 per Verstappen, Hamilton e Antonelli, questi ultimi entrati ai box per il cambio gomma in occasione della VSC innescata dal ritiro del britannico.
Hamilton, sorpresa nel secondo stint
Nel secondo stint su mescola media, invece, è Lewis Hamilton a catturare l’attenzione, evidenziando un passo gara tra i più solidi dell’intero GP del Canada. Esclusa la parentesi Mercedes, orfana di Russell ma ancora pienamente in controllo con Antonelli, destinato poi a gestire e vincere la gara senza particolari pressioni, il britannico è risultato tra i piloti più veloci in pista, secondo solo all’italiano al comando. Rientrato in pista in terza posizione con gomma media, dopo alcuni giri di adattamento per introdurre la nuova mescola, Hamilton ha inanellato una serie di giri estremamente competitivi, che gli hanno consentito di ridurre il distacco su Verstappen e di portarsi nelle condizioni migliori per la ricerca di un sorpasso.
Il ritmo della Ferrari #44 si rivela particolarmente competitivo, e due giri in particolare, il 35° e il 36°, sintetizzano al meglio la qualità di questo second stint: qui il britannico recupera rispettivamente 7 e 9 decimi nei confronti di Verstappen, riducendo rapidamente il gap dal pilota Red Bull. A serbatoi quasi vuoti e con una migliore gestione della gomma, il passo gara evidenziato da Hamilton nella fase centrale della gara è semplicemente impressionante, con un passo medio di 1:15.162, praticamente allineato all’1:15.060 fatto registrare da Antonelli al comando. In diverse occasioni, Hamilton riesce persino a girare su riferimenti cronometrici inferiori rispetto al pilota Mercedes, facendo inoltre segnare diversi giri veloci nel tentativo di ricucire il distacco su Verstappen.
Il crescendo di prestazione consente al britannico di avvicinarsi progressivamente alla Red Bull numero 3, entrando stabilmente nella finestra di Overtake Mode nel pieno del giro 56. Dopo ulteriori otto tornate di marcatura ravvicinata, studio e continua ricerca del punto d’attacco, Hamilton riesce infine a completare il sorpasso su Verstappen, conquistando la seconda posizione. È però interessante notare come all’inglese non riesca un allungo finale verso il traguardo, mantenendosi quindi nel raggio d’azione dell’olandese fino allo sventolio della bandiera a scacchi.

