Il Rally d’Acropoli non si smentisce mai e conferma la sua fama di appuntamento più spietato del Campionato del Mondo Rally. Quella che storicamente è considerata una delle tappe più dure, logoranti e imprevedibili del calendario iridato ha mostrato il suo volto peggiore fin dalle prime prove del venerdì.
Al termine del durissimo e selettivo giro mattutino, che comprendeva le prove speciali dalla 2 alla 4, è Thierry Neuville a guardare tutti dall’alto della classifica. Il pilota belga della Hyundai, campione del mondo in carica e già due volte vincitore sugli sterrati ellenici, ha chiuso la mattinata in testa alla generale, ma la sua leadership è figlia tanto di un passo solido quanto della sfortuna altrui in un inizio di gara dominato dalla “lotteria” degli pneumatici.
Il fattore gomme infiamma la polemica
Le prime tre speciali su terra del venerdì sono state una vera e propria carneficina per le coperture. Gli equipaggi si sono trovati ad affrontare un fondo stradale incredibilmente sconnesso, costellato di rocce taglienti e massi affioranti. A rendere la situazione ancora più tesa è stato il debutto delle nuove mescole dure fornite da Hankook, finite immediatamente nel mirino dei piloti più esperti.
Sébastien Ogier, che aveva chiuso in testa la super speciale d’apertura del giovedì sera, non ha nascosto la sua frustrazione al termine del giro. Il nove volte campione del mondo, pur trovandosi in seconda posizione assoluta a 11”0 da Neuville, ha aspramente criticato la resistenza delle coperture all’arrivo della PS4: “È pura fortuna, una lotteria. Gli pneumatici non sono preparati per queste condizioni”, ha tuonato il fuoriclasse della Toyota, evidenziando problemi di delaminazione e l’impossibilità di gestire la vettura tra le rocce senza incorrere in danni strutturali.
Lo stesso Neuville ha ammesso le difficoltà di gestione, recriminando sulla scelta strategica: “Alla fine ero piuttosto al limite con le gomme. Sarei dovuto partire con sei coperture nuove questa mattina, sarebbe stato meglio. Il fondo è incredibilmente sconnesso”.
L’illusione di Fourmaux e il dramma nella “Stiri”
La mattinata aveva vissuto sul bellissimo e sorprendente duello tra le due Hyundai i20 N Rally1 di Thierry Neuville e Adrien Fourmaux. Il pilota francese, sfruttando appieno una posizione di partenza favorevole che gli garantiva una traiettoria parzialmente pulita, ha aggredito la PS2 (la prima vera prova su terra), vincendola per un solo decimo di secondo proprio su Neuville e portandosi momentaneamente a ridosso della vetta. Non pago, Fourmaux ha letteralmente dominato la PS3, infliggendo un distacco di 1”9 al compagno di squadra e strappandogli la leadership provvisoria del rally.
Tutto sembrava apparecchiato per un ritorno al service di metà tappa da trionfatore per Fourmaux, ma l’Acropoli ha presentato il conto nella PS4 “Stiri”. Una foratura all’anteriore destra ha infranto i sogni di gloria del francese, costretto a percorrere gran parte della speciale con la gomma distrutta. Il prezzo pagato in termini cronometrici è stato altissimo: 31”4 persi in un colpo solo e scivolamento immediato dal primo al quarto posto assoluto (a 28”3 da Neuville). Un boccone amarissimo, che ha spianato la strada al belga.
Sorpresa Armstrong e il disastro dei “pulitori”
Se la Hyundai ride a metà per il primato di Neuville e il ko di Fourmaux, in casa M-Sport Ford si respira un’aria di parziale euforia. La vera sorpresa del mattino risponde infatti al nome di Jon Armstrong. Al volante della Puma Rally1, il nordirlandese ha stampato un eccezionale terzo tempo sulla “Parnassos Mt” (PS3) e ha addirittura eguagliato il tempo di Neuville sulla PS4. Grazie a una guida pulita e a un sapiente sfruttamento del fattore strada, Armstrong è salito sul terzo gradino del podio provvisorio, a soli 7”1 da Ogier. Dietro di lui, la scuderia di Malcolm Wilson piazza anche Josh McErlean al quinto posto e Martins Sesks al sesto, completando un avvio di livello assoluto.

Dall’altro lato della medaglia c’è la profonda frustrazione di chi ha dovuto “spazzare” la strada. Elfyn Evans, leader del campionato e quindi costretto a entrare per primo in prova, ha vissuto un incubo geometrico. Il gallese della Toyota ha chiuso il giro in nona posizione, staccato di ben 1’18″6 dal vertice. “La pulizia della strada è stata orrenda, con massi enormi sui tornanti in salita. Peggio di quanto ci aspettassimo”, ha commentato sconsolato.
Non è andata meglio al suo compagno di brand Oliver Solberg, sprofondato al 14° posto dopo una foratura nella PS2, né a Dani Sordo, che ha perso quasi due minuti nella PS3 per lo stesso motivo. Nel WRC2, infine, infuria la battaglia tra i veterani, con Andreas Mikkelsen (Skoda) che conduce con un margine millimetrico di 1”5 sull’estone Robert Virves.


