Sainz si unisce all’appello di Alonso, mettendo in discussione la frequenza con cui i team di vertice schierino aggiornamenti in pista.
Il 2026 della Williams, da molti indicato come l’anno del possibile riscatto, finora sta lasciando parecchi interrogativi aperti, tra difficoltà in pista e una fase di profonda ricostruzione tecnica che prosegue ormai da diversi anni. Nonostante gli sforzi profusi, la squadra di Grove occupa attualmente l’ottava posizione nel Campionato Costruttori a quota 11 punti, con un vantaggio di 9 lunghezze su Audi e un distacco di 10 dalla Haas, ma il gap con i team di vertice resta ancora molto ampio e anche il confronto con il resto del centro gruppo evidenzia diverse criticità.
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Mai come quest’anno, la separazione tra le monoposto stabilmente abbonate alle retrovie e quelle che invece occupano il midfield è stata così marcata. Il tema dello sviluppo delle vetture è tornato quindi al centro del dibattito in Formula 1, soprattutto per il diverso ritmo con cui le squadre stanno riuscendo a portare evoluzioni tecniche in pista. Con i team di vertice capaci di introdurre aggiornamenti a cadenza regolare nonostante i vincoli del budget cap, nel paddock sono infatti emersi nuovi interrogativi sulla capacità dei top team di portare aggiornamenti sulle proprie monoposto a un ritmo così elevato, con gli appelli di Alonso e Sainz tra i più forti.
Nei giorni scorsi era stato l’asturiano a sollevare per primo il tema, spiegando ai microfoni della stampa come Aston Martin non potesse permettersi ulteriori sviluppi sulla monoposto attuale perché tutte le risorse sono state dirottate sullo sviluppo della versione B della vettura.
Alla vigilia del GP d’Austria, il due volte Campione del Mondo aveva infatti dichiarato: “A quanto pare non abbiamo risorse per portare aggiornamenti, mentre altri team sembrano poter introdurre aggiornamenti illimitati. È sorprendente vedere il documento FIA pubblicato ogni venerdì di gara. Forse altre squadre hanno una macchina per coniare soldi nel piano interrato dei propri stabilimenti“.
Interpellato sull’argomento, anche Sainz si è unito all’appello del connazionale. Il pilota spagnolo ha infatti proseguito sull’onda polemica di Alonso, ammettendo che il fenomeno non riguarda esclusivamente Williams, ma in realtà è tema di discussione per gran parte delle squadre di centro gruppo.
“Non è un problema che riguarda soltanto noi. Se interrogate anche gli altri team, credo che tutti si stiano chiedendo come le squadre di vertice riescano a fare quello che hanno fatto finora a livello di sviluppi. Guardando solo le ultime cinque gare, nessuno ha portato più aggiornamenti dei top team. È davvero impressionante quello che sono riusciti a fare“.
Secondo Sainz, tuttavia, il deficit tecnico mostrato dalle due Williams non può essere spiegato esclusivamente con le risorse economiche. Il pilota spagnolo ritiene che oggi la differenza sia determinata soprattutto dall’efficienza organizzativa e dalla qualità dei processi interni, caratteristiche che James Vowels ha cercato di modificare sin dai primi mesi in cui ha assunto il ruolo di Team Principal.
“Tutto ciò dimostra che non è soltanto una questione di soldi. E, in un certo senso, è un aspetto positivo, perché sappiamo che il denaro non è il problema in Williams. Abbiamo il budget e il consiglio di amministrazione continua a investire molto in numerosi settori. Il team ha destinato molte risorse anche alle infrastrutture“.
“Molto dipende dai processi, dall’efficienza e dai metodi di lavoro. È qui che la situazione diventa complicata, perché dobbiamo capire dove migliorare, analizzare ogni area e naturalmente assumere talenti provenienti da altri team che ci aiutino a comprendere in quali aspetti non siamo ancora abbastanza competitivi“.


