La FIA si aspettava di dover fare i conti con un inizio di 2026 difficile, ma non ha potuto agire in anticipo per diverse ragioni.
La nuova era della Formula 1 non si sta rivelando un grande successo, nonostante i numeri e gli ascolti televisivi continuino a registrare record settimana dopo settimana. Ma piloti e addetti ai lavori non son soddisfatti delle vetture 2026, tanto che la FIA ha già preso delle decisioni importanti in vista del 2027 e del 2028, anno in cui i motori “60-40” diventeranno realtà.
In una lunga intervista rilasciata a motorsport.com, Tombazis (direttore tecnico della FIA) ha spiegato come i vertici si aspettassero il malcontento dei piloti, definiti “clienti esigenti”, ma che quando le principali criticità sono diventate chiare è stato impossibile agire per apportare cambiamenti in tempo per l’inizio della stagione.
“Penso che i piloti siano clienti abbastanza esigenti per definizione. Non ci aspettavamo zucchero filato da parte loro, né che non avrebbero detto quello che pensavano, quindi non direi che la loro reazione al nuovo regolamento sia andata oltre le nostre aspettative“.
“Abbiamo anticipato ai piloti molte di queste di cui si sono lamentati nei due anni precedenti al lancio della nuova era. Abbiamo provato a fare qualche aggiustamento, ma con gli accordi che c’erano non è stato possibile. Quindi penso che tutto fosse realisticamente atteso“ ha rivelato Tombazis.

L’ingegnere della FIA si è poi soffermato sul perché i cambiamenti predisposti per le prossime stagioni sono arrivati soltanto a maggio e non sono stati programmati direttamente per l’inizio del 2026. Stando alle sue parole, gli accordi presi con i nuovi costruttori hanno impedito grosse modifiche.
“Penso che sia un po’ un peccato che abbiamo dovuto aspettare maggio per fare dei cambiamenti sul 2027 e sul 2028. Idealmente avremmo potuto farlo nei due anni prima del nuovo regolamento e non ci sarebbero state tutte queste discussioni. Ma quando un costruttore decide di partecipare come fornitore di PU, deve firmare un accordo che lega tutte le parti (FIA, FOM e il costruttore). È un po’ la stessa cosa che fanno le squadre con il patto della Concordia“.
“Se un fornitore di PU non partecipava alla F1 prima del 2026, come per esempio Audi, non avrebbe potuto venire da noi e spendere 5 volte più degli altri solamente perché non aveva firmato gli accordi economici precedenti, non sarebbero stato giusto”.

All’interno del patto concordato, la FIA ha incluso la necessità di avere una “maggioranza assoluta” per prendere decisioni molto significative nel cambiare il regolamento, in quanto queste avrebbero potuto avere importanti ripercussioni economiche oltre che sportive.
“Per questo abbiamo stipulato un accordo che da un lato li ha costretti ad essere vincolato alle norme finanziarie ed operative, e dall’altro ha messso delle limitazioni a quanto noi come FIA avremmo potuto cambiare i regolamenti. Infatti ogni modifica avrebbe dovuto essere approvata da un numero significativo di di costruttori”.
“Quindi, per il tipo di cambiamenti che abbiamo approvato a maggio, avevamo bisogno che almeno 4 di loro fossero d’accordo sulla decisione da prendere. E semplicemente, questa condizione non è stata rispettata negli anni precedenti qunado abbiamo discusso alcune modifiche“ ha concluso Tombazis.
La FIA, quindi, si è ritrovata con le mani autolegate di fronte ad un progetto che stava prendendo la piega sbagliata. Nonostante se ne sia accorta in tempo, è stato impossibile agire: in questo caso il passo fatto con il nuovo regolamento è stato più lungo della gamba, e per vedere miglioramenti tangibili non si può fare altro che aspettare l’inizio delle prossime stagioni.


