Il Madring mette ancora una volta in mostra tutte le fragilità della F1: il fallimento dal punto di vista sportivo parte dalle scelte di chi governa lo sport.
Il primo Gran Premio che si è corso sul tracciato del Madring è stato un flop totale, come confermato anche dalle statistiche. Già le categorie minori, che hanno vetture molto più piccole rispetto alla F1 e danno sempre vita a colpi di scena, ci avevano avvertito venerdì e sabato con nessun sorpasso effettuato in gara.
Il GP di Spagna è stata una lenta e straziante processione fino al traguardo, scossa solo dalla Virtual Safety Car che ha consegnato la vittoria ad Antonelli ai danni di Norris. Nonostante l’insuccesso regolamentare dei motori 50-50, qualche sorpasso (artificiale certo) negli scorsi GP c’era stato. Anzi, in media ci sono stati 61,2 sorpassi a gara quest’anno e persino Monaco ha avuto più sorpassi del Madring.

Di fronte a questo spettacolo che si può definire indecente, la reazione stizzita di Max Verstappen non si è fatta attendere, ultimo baluardo di una F1 che forse ormai non esiste più. Le sue parole sono quelle di chi non si vuole sottomettere alla snaturalizzazione della massima categoria automobilistica, che ha il coraggio di sottolineare le fragilità delle scelte effettuate e la direzione sbagliata che il suo sport sta prendendo.
Ad inizio stagione aveva già minacciato il ritiro perché guidare queste macchine non lo divertiva più, e nel post-gara del Madring domenica ha detto: “Datemi una piantina del tracciato e vi disegno io il circuito. Dovrebbero chiedere a noi prima di costruirne uno, l’opinione di un pilota è importante perché un pilota sa benissimo di cosa c’é bisogno”.

Per settimane infatti il Madring ci è stato venduto come un tracciato spettacolare con curve iconiche e pronto a regalarci una gara mozzafiato. A prescindere dal fatto che il GP di Spagna è stato tutt’altro che tale, come può essere un tracciato iconico se non ci si è mai corso sopra prima d’ora? Come si può attribuirgli questo aggettivo se il circuito madrileno è un altro cittadino nato e costruito senza cognizione di causa, privo di natura motoristica, ridotto ad una distesa d’asfalto delimitata da muretti?
Queste scelte, che portano al fallimento dal punto di vista sportivo, perché a memoria è difficile ricordare una gara peggiore del GP di Spagna, fanno riflettere tanto sulle azioni dei vertici della Formula 1. L’introduzione del tracciato del Madring solleva interrogativi su quali siano le vere priorità di chi governa questo sport, e ci fa pensare ad una gestione in cui il profitto economico e d’immagine prevalgono sulla coerenza e sulla tradizione motoristica.

FIA e Liberty Media infatti chiedono ai circuiti storici di stare al passo con i tempi, di creare ampie vie di fuga, sollecitano i gestori in quanto arretrati in ambito di sicurezza e sostengono che si può e si deve migliorare di più per omologarsi agli standard della F1. Ma quando ci sono in ballo cifre da capogiro, queste fanno dimenticare anche la sicurezza, mettendo da parte i criteri di scrupolosità e di pignoleria con i quali vengono sollecitati gli altri tracciati. Il risultato? Barriere a centimetri dalla pista, carreggiate strettissime, vie di fuga ridotte al minimo, sequenze di curve cieche, possibilità di sorpasso inesistenti e la gara più noiosa degli ultimi anni.
Il primo Madring è stato un fallimento totale, l’ennesimo simbolo di una Formula 1 che si evolve e cresce a dismisura dal punto di vista economico ma che si involve sul piano sportivo. Poco sembra importare a chi è al comando di uno sport che sta toccando uno dei punti più bassi della propria storia e rischia di finire nel baratro. E a quel punto dei vari circuiti cittadini, dei VIP che sfilano per il paddock e dei numeri da capogiro non sapremo più cosa farcene.


