Il caos alla partenza del GP del Bahrain in Malesia accende le critiche dei piloti. Nel mirino finiscono software e i nuovi regolamenti…
Il Gran Premio del Bahrain disputato in Malesia ha aperto un fronte di discussione sulla complessità tecnica delle monoposto attuali, con diversi piloti che hanno espresso giudizi particolarmente severi su quanto accaduto. I problemi avuti da numerosi piloti, collegati al software, hanno infatti alimentato i dubbi sul peso sempre maggiore dell’elettronica in Formula 1.
A innescare la situazione è stato inizialmente un violento acquazzone, che ha costretto a posticipare la partenza di 40 minuti. Quando le condizioni meteorologiche sono migliorate ed è stato effettuato un nuovo tentativo di avviare la gara, però, sono emersi ulteriori problemi: diverse monoposto si sono fermate durante i giri di formazione verso la griglia e la procedura è stata nuovamente interrotta. All’origine dell’inconveniente sarebbe stato un problema software.

Le lamentele dei piloti
George Russell ha criticato soprattutto la gestione complessiva della giornata, segnata non soltanto dai ritardi, ma anche dalla bandiera rossa, dai numerosi passaggi dietro la safety car e dalla necessità di effettuare ulteriori giri per consentire a Sergio Perez di effettuare un sorpasso.
“L’intera giornata è sembrata un po’ caotica, tra il ritardo, la bandiera rossa, gli interminabili giri dietro la safety car e poi, all’improvviso, i giri extra per permettere a Checo di sorpassare. Oggi non sembrava proprio Formula 1“, ha dichiarato Russell.
Il pilota ha quindi provato a mettersi nei panni del pubblico presente in circuito: “Se fossi stato sugli spalti sarei rimasto un po’ deluso nel vedere tutto questo, quindi… non è stato un bello spettacolo. Le power unit sono estremamente complicate. Più rendi complicate le cose, più aumentano le possibilità che qualcosa vada storto. Quindi è chiaramente un aspetto che dobbiamo tenere presente per il futuro“.

Anche Lando Norris ha espresso un giudizio netto, definendo quanto successo “terribile“. Il britannico ha sostenuto che l’episodio “dimostra semplicemente che non dovremmo avere tutta questa roba legata alla parte elettronica“. Il riferimento è all’attuale ripartizione della potenza, con il 53% affidato al motore a combustione interna e il restante 47% alla componente elettrica.
Non meno severo Sergio Perez. Il pilota Cadillac ha paragonato la situazione a quella in cui “sei sui kart a noleggio e ti ritrovi con il tempo scaduto“, arrivando a definirla “totalmente inaccettabile per questo sport”.

Tra gli interventi più articolati c’è stato quello di Carlos Sainz, secondo lo spagnolo, la categoria deve farsi un serio esame di coscienza. Sainz considera eccessivo il livello di complessità raggiunto dalle norme e dalle monoposto: “È evidente che i regolamenti siano estremamente complicati per i piloti, per i team, per le power unit e per i costruttori. È tutto troppo complicato. Ancora una volta, l’unica domanda che mi pongo è: chi, cinque anni fa, ha deciso che questa fosse la direzione da prendere?“
La sua critica non è rivolta direttamente alla gestione dell’emergenza in Malesia, quanto piuttosto alle scelte regolamentari che hanno determinato l’attuale quadro tecnico. “La FIA e la F1 stanno facendo tutto ciò che possono con quanto è stato deciso quattro o cinque anni fa, ma è evidente che ciò che è stato deciso quattro o cinque anni fa è sbagliato…”.
Sainz ha quindi indicato l’episodio qui in Malesia come una lezione da tenere presente per il futuro: “Non c’è molto altro da aggiungere. Dobbiamo semplicemente imparare, come sport, a non commettere di nuovo questi errori e a non ritrovarci nuovamente in situazioni così strane”.

Le perplessità sono state condivise anche dal vincitore della gara Max Verstappen, che si è detto d’accordo con le critiche emerse e ha espresso la speranza che quanto accaduto possa servire da lezione. Lewis Hamilton, invece, è rimasto particolarmente sorpreso dalla natura dell’inconveniente: nella sua esperienza in Formula 1 non gli era mai capitato di essere costretto a fermare e successivamente riavviare una monoposto in una circostanza del genere, come oggi in Malesia.
Oscar Piastri ha sottolineato l’eccezionalità dell’accaduto, pur invitando a non attribuire responsabilità prima di conoscere con precisione la causa del problema. “Non ho mai visto una gara di F1 ritardata a causa di un bug. Questa è stata una novità“, ha osservato.
“Non ho mai visto una gara di F1 ritardata a causa di un bug. Questa è stata una novità”, ha osservato.
Il caos vissuto in Malesia lascia quindi aperta una questione che va oltre il singolo inconveniente. Un tema destinato a rimanere al centro del confronto dopo una gara in cui, prima ancora della competizione in pista, sono stati software, elettronica e procedure a conquistare la scena.

