Il terzo posto ad Austin non ha il solito sapore dolce di un podio per Max Verstappen. L’olandese spiega la sua frustrazione tra problemi di set-up, strategie non condivise e critiche alla power-unit.
Dopo i due successi in Malesia e a Singapore, che avevano dato grande fiducia a Red Bull e Verstappen, l’olandese ha concluso al terzo posto la gara ad Austin.
Nonostante il risultato positivo, però il clima all’interno del team e i commenti poi lasciati ai media dal pilota sono fortemente diversi rispetto ai weekend precedenti.
La gara di Verstappen: un podio sottotono?
Verstappen, qualificatosi secondo dietro ad Antonelli, è partito con la gomma soft.
La mescola più morbida sarebbe dovuta servire per tentare il sorpasso sul pilota Mercedes subito in partenza, cercando di prendere il comando della gara.

Tuttavia il piano non ha funzionato. La partenza non è stata buona per Max, mentre Antonelli e le due Ferrari hanno avuto degli ottimi start.
Charles Leclerc è quindi stato autore di uno straordinario sorpasso su di lui all’ingresso dello snake in curva 3. Verstappen è comunque riuscito a riprendersi la posizione poco dopo.
Red Bull ha poi anticipato il pit stop, facendo rientrare Verstappen soltanto al giro 14, il primo tra i top team.
Molto criticata è stata la scelta di montare nuovamente la gomma rossa, che ha reso certa la strategia su due soste.
Tornato in pista è riuscito a recuperare su Kimi, ma non abbastanza da garantirgli una vera e propria possibilità di vittoria. Si è infatti lamentato dei molti sorpassi che ha dovuto affrontare.
Lo stesso problema si è ripresentato nel terzo stint su gomma media, nel quale il quattro volte campione del mondo ha faticato per completare il sorpasso su Lando Norris, del quale però è stato particolarmente soddisfatto.

Anche Leclerc si è unito alla lotta tra Verstappen e Norris e i tre ci hanno regalato un’entusiasmante sfida per il secondo posto.
Passato Norris, il pilota della Ferrari, con degli ottimi tempi sulle hard, ha superato l’olandese.
Verstappen, come ha successivamente rivelato, non ha tentato il contro sorpasso poiché questo l’avrebbe esposto al più probabile attacco da parte di Hamilton.
Ma lo sforzo dell’inglese di raggiungere il podio è stato vanificato dalla lunga Virtual Safety Car degli ultimi giri, mentre la macchina di Bottas veniva spostata.

Questo aiuto della fortuna non ha comunque rasserenato Max Verstappen, che è stato parecchio duro dopo la gara, esprimendo tutta la sua insoddisfazione “Non fa poi molta differenza essere terzo o quarto“.
Una vettura imprevedibile
I problemi elencati da Max Verstappen sono parecchi.
La sua frustrazione era palese già nei durissimi team radio (che hanno caratterizzato anche la gara del compagno di squadra Isack Hadjar) e dai gesti di disapprovazione durante i pit stop.
Ma le difficoltà non sono iniziate domenica, anzi hanno accompagnato la squadra per l’intero weekend, aggravandosi nel momento cruciale.

Una criticità importante è stata la totale incostanza della vettura.
Sabato il Q3 ne è stato un esempio lampante. Verstappen ha raccontato di essersi sentito a suo agio con la monoposto nelle prime due sessioni di qualifica, addirittura segnando il tempo più veloce con gomme usate, eppure tutto è precipitato nella terza sessione.
Domenica è quindi tornato a parlare di una macchina sempre diversa e questa mancanza di uniformità non gli permette di comprendere e prevedere il suo comportamento, con un’influenza negativa sulla performance.
La Soft della discordia
Non sono mancati i dubbi del pilota olandese verso la strategia utilizzata per la sua gara.
Verstappen, partito con le soft, ha montato prima un nuovo set di soft e solo alla fine le medie.
Questo però, secondo quanto riportato da lui stesso, non era stato concordato precedentemente con il team. Infatti avevano deciso di montare la mescola media.

Montare due set di soft uno dopo l’altro ha reso ben comprensibile a tutti quanti la scelta delle due soste, rendendo la gara di Max più leggibile e per questo attaccabile.
Inoltre, contrariamente a quanto visto nelle prove libere, in gara la gomma dura si è dimostrata ottima.
Verstappen ha perciò criticato anche la decisione di non montare quest’ultima, che ha offerto un notevole vantaggio ai suoi avversari.
Una buona power unit, ma l’incostanza non perdona
L’altra nota dolente commentata da Verstappen è stato ancora una volta il motore.
Il team principal Laurent Mekies si è recentemente espresso con fiducia riguardo al potenziale della power-unit Red Bull-Ford.
Tuttavia l’incostanza risulta essere un punto così debole da pregiudicarne spesso le prestazioni.

Il pilota ha posto l’attenzione sul freno motore insufficiente. Se fino a poco prima la vettura aveva un comportamento normale, poi, con un cambiamento repentino, spesso diventava “molto aggressiva” e difficile da guidare.
A tutto questo si è poi aggiunto il cambio che non funzionava in modo ottimale.
Red Bull deve ritrovare la rotta
Nonostante tutto Verstappen è ugualmente riuscito a mantenre il podio. Eppure non riesce ad essere una consolazione sufficiente per il pilota.

Vincere ad Austin sarebbe stata per Red Bull un’essenziale conferma della bontà del miglioramento del suo progetto iniziale, che tanto l’olandese aveva sofferto, anche in ottica 2027.
Il team dovrà pertanto affrontare diverse discussioni per capire il motivo per cui così tanti aspetti non abbiano funzionato, in modo tale da rimettersi sulla giusta rotta per il finale di stagione e magari offrire a Verstappen la possibilità di lottare per il secondo posto nel campionato piloti.
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