Fernando Alonso e Kimi Raikkonen: l’età è solo un numero da battere sul cronometro

Fernando Alonso e Kimi Raikkonen: l’età è solo un numero da battere sul cronometro

29 Gennaio 2021 1 Di Arianna Rossi
Tempo di lettura: 4 Minuti

-“Secondo te ci siamo fatti vedere abbastanza? Ci siam fatti sentire abbastanza? Voglio dire..si è voltato qualcuno mentre passavamo oppure siam passati e basta?” -“Non è che siam passati…stiamo ancora passando”

Come si distingue un veterano di guerra da un soldato semplice?

Un soldato semplice arriva al fronte inconsapevole di cosa si troverà davanti, di chi si troverà davanti. Un soldato semplice il più delle volte parte fiducioso, pieno di speranze, orgoglioso di offrire il suo servizio per una causa maggiore, di combattere per qualcosa di importante…un ignoto mai visto prima. Un ignoto di cui ha solo sentito parlare, un ignoto che ha così voglia di scoprire da essere disposto a morire pur di poterlo raggiungere.

Il veterano no. Il veterano ha già combattuto al fronte, conosce bene il nemico da affrontare e come affrontarlo, riesce a scovare i suoi punti deboli più segreti, sa muoversi sul campo di battaglia senza dover guardare…quell’ignoto lui lo ha toccato, quell’ignoto lui lo ha abitato e per quell’ignoto il veterano non è solo morto ma ha VISSUTO.

Eppure decide di cercarlo ancora una volta perchè…

…al fronte un veterano non torna perchè comandato. Al fronte un veterano torna perchè sceglie di farlo.

Kimi Raikkonen classe 1979 e Fernando Alonso classe 1981, sono oggi i veterani di guerra della Formula 1.

Camerata 2001,chiamati a lottare per provare ad afferrare lo stesso ignoto, quello che fino ad ora hanno solo potuto immaginare. Kimi finisce su una monoposto quasi per caso, con sole 23 gare sul curriculum prima di fare il salto nella categoria di punta perché lui non nasce pilota…lui lo diventa. Per Fernando invece l’addestramento è più lungo, percorre la strada solita, kart, Formula 3000, tutto per prepararlo a ciò che lo aspetta…essere un pilota.

Faccia a faccia sullo stesso fronte,nello stesso istante, combattono insieme, uno contro l’altro nella guerra della Formula 1, in quella trincea dove non c’è spazio per essere fratelli, dove il nemico più feroce è proprio al tuo fianco.

Si danno battaglia, sputando sangue, scrivendo ricordi nella loro mente, marchiandoli sulla loro pelle, vedendo finalmente davanti ai loro occhi quello per cui hanno scelto di correre, ciò per cui hanno scelto di morire.

Alonso lo assapora la prima volta nel 2005 ma una sola non gli basta, tanto da volerlo afferrare di nuovo nel 2006; il 2007 è la volta di Raikkonen e lo fa nel modo migliore, a bordo del cavallino rampante, festeggiando una vittoria sulla rossa che invece lo spagnolo non riuscirà mai ad ottenere.

Poi come spesso accade…quando l’ignoto diventa noto, quando il fenomeno diventa tangibile ecco che il fronte smette di essere casa trasformandosi in un luogo insidioso, estraneo, sconosciuto. E così il soldato decide di abbandonarlo partendo per un posto diverso senza però perdere il suo istinto, senza mai dimenticare la sua natura.

2009 Kimi Raikkonen decide di passare al Rally, 2018 Fernando Alonso corre il suo ultimo gran premio ad Abu Dhabi, deciso a prendere parte ad altre battaglie, la 500 miglia di Indianapolis, la 24 ore di Daytona, la 24 ore di Le Mans, il campionato del mondo Endurance, il Rally Dakar.

Perchè un vero pilota non smette mai davvero di essere un pilota.

Ma il paddock della Formula 1 è difficile da dimenticare e quei ricordi costruiti sul catrame nero e rovente iniziano ad accompagnare i nostri due combattenti nelle loro giornate.

Mentre vivono altre vite l’eco di una monoposto risuona nelle loro orecchie, corrono su altre piste ma la bandiera a scacchi non è la stessa che hanno visto sventolare per anni, non è la stessa che li ha consacrati campioni… scorgono in lontananza le sagome sfuocate dei loro vecchi compagni forse diversi, forse gli stessi.

Giorno dopo giorno quei ricordi incancellabili ri-cominciano a respirare, a pretendere una nuova esistenza, sempre più forti, così assordanti da far tornare nel cuore di chi li ha vissuti la voglia di volerli vivere ancora.

“Adoro correre. Non mi interessa davvero tutto il resto ma mi piace molto la sensazione di correre ruota a ruota. L’avevo persa ed è per questo che sono tornato.”

L’alba di Raikkonen arriva nel 2012, c’è un sedile pronto ad aspettarlo,un sedile da cui oggi Kimi non è ancora sceso.

Quella di Alonso sta per sorgere e lui è lì immobile ad aspettarla, ansioso di vederla come fosse la prima volta, con lo spirito immacolato di quando era un giovane novellino ma la profonda esperienza che solo chi ha già lottato possiede.

Il terreno è pronto, i veterani si schierano sulla griglia, accanto a loro le matricole vergini cercano di carpire ogni movimento, di scovare la strategia vincente, aspettano di imparare a combattere.

Il fucile di un soldato va dove va il suo braccio, l’auto di un pilota va dove vanno i suoi occhi e gli occhi di Iceman e del re di Spagna, diversi nel colore ma uguali nello sguardo, di allontanarsi dall’asfalto di un circuito non ne hanno alcuna intenzione.

E con un volante tra le mani con cui potersi difendere, una vettura ad avvolgere il corpo con cui potersi proteggere e un casco sulla testa con cui potersi nascondere si daranno battaglia per l’ultima volta in quella meravigliosa guerra che risponde ad un solo nome: Formula 1.

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