Suzuka 1998: ad un passo dal miracolo

Suzuka 1998: ad un passo dal miracolo

5 Febbraio 2021 0 Di Anna Botton
Tempo di lettura: 4 Minuti

Schumacher e Hakkinen in un duello finito… per una gomma

Giappone, più precisamente Suzuka.

L’Estremo Oriente è scenario del culmine di alcune rivalità storiche, decidendo spesso le sorti del titolo mondiale essendo per molti anni la gara finale.

Pista di proprietà della Honda, è tra le più spettacolari ed esigenti: alterna curve velocissime, come la 130R, a curve molto lente con il tornante Hairpin, lunghi rettilinei con curve d’appoggio, come la lunghissima Spoon, fino al miglior complesso di curve del campionato, le prime sei.

In questo circuito gli appassionati hanno assistito ad episodi che sono entrati di diritto nella mitologia dell’automobilismo, occupando un posto particolare nei cuori.

Uno su tutti nel 1998.

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Scenario

1 Novembre 1998, 16esima e ultima gara di una stagione molto in equilibrio.

Il rischio infatti che questo Gran Premio non fosse comunque determinante, ma anzi si dovesse decidere il campione in base alle vittorie/podi/pole position, era alto.

I contendenti al titolo sono Mika Hakkinen, su McLaren Mercedes e Michael Schumacher su Ferrari. Il finlandese arriva in Giappone con 4 punti di vantaggio sul tedesco, che insegue un titolo che nella scuderia di Maranello manca da 19 anni. Schumacher è consapevole del fatto che l’unico risultato possibile per lui è la vittoria, sperando che l’avversario non arrivi secondo.

Già dalle qualifiche i due piloti hanno dato vita ad un duello acceso, con numerosi giri veloci. Alla fine la spunta il tedesco che conquista la pole position per poco più di un decimo e mezzo, lasciandosi alle spalle l’antagonista finlandese e la seconda vettura McLaren guidata da David Coulthard.

La domenica sarà una bella battaglia.

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La fine di un sogno

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Suzuka 1998 (Fonte: McLaren)

Sono le 13 ora locale. In Italia, le 5.

Tifosi e appassionati svegli per vedere il gradino più alto del podio tingersi di rosso.

Sulla griglia di partenza la tensione è alle stelle. Gli occhi dei piloti sono fissi ai cinque semafori.

5, 4, 3, 2, 1…

Partiti!

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Le false partenze

Hakkinen di riflesso supera il tedesco rimasto immobile, nel mentre la Prost di Jarno Trulli in settima fila si spegne.

Bandiera gialla, partenza annullata.

Altro giro di ricognizione, il pilota Ferrari arriva ad andatura allegra. E qui accade l’impensabile, un errore che i tifosi non dimenticheranno mai: il Kaiser mette la prima, e spegne il motore della sua monoposto. Forse sfortuna, forse guasto tecnico, forse paura di sbagliare (cosa che purtroppo per i ferraristi ha fatto)… Cosa sia successo davvero rimarrà un mistero.

Procedura sospesa, Schumacher deve partire dal fondo: mondiale compromesso.

I tifosi della Rossa sono arrabbiati, delusi, amareggiati. Qualcuno, però, nutre ancora un briciolo di speranza. D’altronde può succedere ancora di tutto, anche se i giri sono stati ridotti come previsto dal regolamento.

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La gara ha inizio!

Terza partenza, quella definitiva. Finalmente inizia il gran premio!

Hakkinen davanti a tutti vola via, seguito dall’altro pilota Ferrari Eddie Irvine. Sono però le retrovie a rendere questa gara ancora più emozionante.

Schumacher commuove con la sua rimonta disperata all’inseguimento della testa della corsa. Vincere è l’unica cosa che conta, no? Ed ecco che il tedesco, con chicanes all’arrembaggio, staccate all’ultimo metro, mosse azzardate, avanza di posizioni. L’impresa agli occhi di tutti sembra impossibile, a meno 25″301 ci prova lo stesso: ormai è una questione d’onore.

Hakkinen continua in testa regolare, Schumacher sta logorando il treno delle gomme.

E così, complici i pit-stop degli avversari, il tedesco è terzo.

Dopo la sosta, l’agguerrito pilota Ferrari tira il collo alla sua vettura iniziando a registrare giri veloci. E rischiando, come si può vedere dai lunghi in frenata, dalle curve sbagliate, dalla macchina che sobbalza e finisce nel prato sporcando le gomme.

La tensione cresce, i giri mancanti diminuiscono.

Avviene un incidente. Il finlandese fa la sosta, il ferrarista no nonostante le gomme distrutte.

“2/3 giri e ti fermi”, la comunicazione dal muretto box.

Però Schumacher al box arriverà, sì… a piedi.

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Lo scoppio

La Ferrari e i ferraristi hanno un barlume di speranza, il Kaiser sta facendo una gara strepitosa. Tutto sembra filare liscio.

Mancano 20 giri al traguardo.

Sul rettilineo di partenza la gomma posteriore destra esplode dopo esser passato sui detriti di un incidente alla chicane del Triangolo.

Le speranze dei tifosi e del team si spengono, la gara di Schumacher finisce.

Mika Hakkinen vince così il titolo, aggiudicando matematicamente al team inglese anche il titolo costruttori.

La McLaren festeggia, sotto gli occhi amareggiati della Rossa e del suo forte pilota di punta, che rivive il finale dell’anno precedente.

“E’ un peccato, ma il mondo continua a girare”. Michael prende con filosofia la conclusione del mondiale di Formula 1. “Ad inizio stagione – spiega – non avrei mai detto di essere qui a sfidare la McLaren all’ultima gara”.

Della stessa filosofia numerosi tifosi della Rossa, perchè nonostante l’errore fatale…

ERA AD UN PASSO DAL MIRACOLO.

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