Piloti dell’Academy Ferrari: che fine hanno fatto?

Piloti dell’Academy Ferrari: che fine hanno fatto?

6 Febbraio 2021 1 Di Valentina Polcaro
Tempo di lettura: 5 Minuti

La Ferrari Driver Academy ha superato i dieci anni di attività, anni in cui si è affermata come una delle Academy più prolifiche riuscendo a portare in Formula 1 ben cinque piloti e, dati alla mano, ha presentato altrettanti piloti al via della stagione 2020 di Formula 2.

Nata nel 2009 per cercare di allevare nuovi talenti sulla scia del Red Bull Junior Team, all’epoca il migliore sulla piazza, negli ultimi anni ha fatto un notevole salto di qualità, complice anche l’ottima gestione di Laurent Mekies.

Il primo pilota ad essere ingaggiato fu il compianto Jules Bianchi, mentre il primo a fare il grande passo in Formula 1 fu Sergio Perez, seguito dallo stesso francese.

Oggi conta piloti dal talento cristallino, ma prima di avere questo ricco vivaio, la FDA ha ingaggiato diversi piloti che non hanno affatto fruttato, deludendo le aspettative per poi essere scaricati mettendo fine, in alcuni casi, ai loro sogni di gloria.

Gli inizi

Il primo di questi piloti fu Mirko Bortolotti che approdò a Maranello nel 2010, dopo un’ottima stagione nell’allora Formula 2 – da non confondere con la GP2 – ma nella stagione successiva, in GP3, non ottenne risultati di rilievo e venne subito lasciato andare.

Dopo di che la sua carriera ebbe un picco nel 2011, quando vinse la Formula 2 e poté salire su una Williams disputando i test per giovani piloti; da quel momento disputò una stagione nella Renault World Series per poi abbandonare le Formule e passare alle competizioni GT.

Sempre nella Renault World Series disputò la sua ultima stagione da professionista Daniel Zampieri, militante nell’Academy dal 2010 al 2012, dove venne scaricato dopo due deludenti stagioni nella serie della casa francese.

Brandon Maisano e Raffaele Marciello

Insomma dopo l’exploit di Bianchi e Perez, la Ferrari non riusciva a trovare un pilota da portare neanche in GP2, figuriamoci in Formula 1.

Lo spiraglio si vide con l’acquisto di Brandon Maisano e Raffaele Marciello.

Il primo arrivò terzo nella Formula 3 italiana nel 2012, ma uscì dall’Academy e passò agli Open di Formula 3.

Il secondo, invece, militò nell’Acedemy per ben 5 stagioni conquistando eccellenti risultati in Formula 3 italiana e Formula 3 Europea, andando a vincere quest’ultima nel 2013.

Nel 2014 riuscì a debuttare in GP2 arrivando ottavo e guadagnandosi il posto di collaudatore in Sauber per la stagione successiva; stagione nella quale si classificò settimo in GP2, ma i rapporti con Maranello si incrinarono e Raffaele decise di abbandonare il programma, restando comunque in GP2 per poi passare alle vetture GT.

C’è chi fa bene!

Questi erano i piloti che sono usciti dal programma FDA senza portare risultati di rilievo le cui carriere non sono state particolarmente prolifiche, ma non tutti gli ex hanno faticato così tanto, anzi molti di loro hanno vinto e stupito, alcuni hanno preso una strada diversa altri, invece, hanno proseguito in Formula 1 con team differenti.

Partiamo dal neo acquisto Red Bull: Sergio Perez.

Eh già, anche lui era un giovane cavallino!

Siamo nel 2011 e, come detto prima, il Checo fu il primo FDA a debuttare in F1 – con Sauber – con la promessa di un futuro rosso; ma al termine del 2012 arriva la chiamata di McLaren e, Checo, volendo ottenere risultati di rilievo e vedendo l’ascesa del giovane rampante Jules Bianchi decise di abbandonare il sogno rosso, prendendo la strada di Wooking.

A proposito di giovani rampanti, nel 2015 Ferrari annuncia Lance Stroll fresco vincitore della Formula 4 italiana.

Il pilota però, dopo aver vinto la Formula Toyota, scelse di abbandonare l’Academy Ferrari per diventare collaudatore Williams, squadra che lo farà debuttare in Formula 1 dopo la vittoria della Formula 3 Europea.

2018: anno di addii a Maranello

Arriviamo al 2018, con Guanyu Zhou, Antonio Fuoco e Sebastian Montoya che escono dal programma.

Riguardo al primo a posteriori possiamo dire che lasciarlo andare sia stata una scelta discutibile, insomma è un po’ discontinuo, però è un pilota che porta a casa risultati decisamente buoni ed è esperto e abile nella gestione gara; oggi è collaudatore Renault e corre in Formula 2.

Il secondo, invece, dopo diversi anni in Formula 2 con risultati discreti è rimasto nell’ambiente Ferrari diventandone pilota collaudatore.

Il terzo, figlio del pilota Juan Pablo, rimase in Academy solo nella stagione 2018 ed, oggi, è sempre nell’orbita Ferrari pur non essendone membro.

Il raggiungimento dell’obiettivo iniziale

Ultimi ma non per importanza Charles Leclerc e Giuliano Alesi.

Il primo è il raggiungimento dell’obiettivo primario della FDA: portare un pilota in Formula 1 alla guida della Ferrari.

Charles è si uscito dall’Academy, ma è diventato il fulcro della Scuderia Ferrari, un pilota performante in qualifica, valido e capace in gara, caratteristiche migliorate nel suo percorso con la FDA che forma i piloti mentalmente, fisicamente e umanamente.

Giuliano Alesi, invece, non è riuscito a ripercorrere le orme del padre concludendo due stagioni di Formula 2 deludenti.

Ora dopo aver avuto l’emozionante e commovente occasione di provare la SF71-H a Fiorano, ha detto addio alla squadra di Maranello direzione Giappone.

Oggi la Ferrari Driver Academy è diventata una delle più fiorenti e performanti scuole del Circus, conta talentini del calibro di Mick Schumacher, Robert Shwartzman, Marcus Armstrong e Callum Ilott, oltre che i giovanissimi Arthur Leclerc, Enzo Fittipaldi e Dino Beganovic.

Il vivaio rosso è un bacino di piloti che stanno maturando e che con la formazione di Maranello prospettano un futuro roseo.

Purtroppo non tutti ce l’hanno fatta, ma hanno aiutato l’Academy a crescere ed adottare metodi di lavoro sempre più simili alla Formula 1. Essa offre tutti i mezzi per diventare piloti professionisti, ma è anche molto ligia nel volere in cambio concretezza e solidità.

Fondamenti necessari per coltivare il sogno di guidare, un giorno, una Ferrari.

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