Guy Ligier: l’uomo partito dal rugby che arrivò in Formula 1.

Guy Ligier: l’uomo partito dal rugby che arrivò in Formula 1.

14 Febbraio 2021 0 Di Ivan Mancini

Dal rugby ai motori: l‘incredibile storia di Guy Ligier e della sua avventura pluridecennale nella massima serie automobilistica. Una storia di sport a 360°.
 

Pochi sono i piloti di Formula 1 che, una volta terminata la loro carriera, hanno fondato una scuderia. Di questi pochi piloti, ancora meno sono quelli che hanno presenziato in altre categorie del motorsport, passando dalle due alle quattro ruote. L’unico che però può vantare una vasta esperienza in Formula 1 (come pilota e costruttore), nel motomondiale e al di fuori dall’ambito motoristico è proprio Guy Ligier, un sognatore francese che ha fatto dello sport una scelta di vita.

 

I primi anni tra canottaggio e rugby

Guy Ligier nacque a Vichy nel 1930 e, dopo soli 7 anni, rimase orfano di entrambi i genitori. Durate l’adolescenza abbandonò gli studi e per mantenersi diventò garzone presso una macelleria; contemporaneamente si tuffò a capofitto nel mondo dello sport conseguendo risultati brillanti. Dopo una breve parentesi nel canottaggio – dove divenne campione francese nel 1947 – Guy Ligier si dedicò al rugby a 15, giocando per l’R.C. Vichy. Il francese, tuttavia, fu costretto a rinunciare all’ovale in seguito ad una serie di infortuni di grave entità.

  • Guy Ligier canottaggio
  • Guy Ligier rugby

 

La carriera da pilota

Sul finire degli anni ’50, in seguito al ritiro dal rugby, Guy Ligier approdò al mondo dei motori, rimanendone subito affascinato. In questa prima fase il giovane francese si approccia al motociclismo: prima nella classe 350 (dal 1957 al 1958), poi nella classe 500 (dal 1957 al 1959). L’unico risultato di rilievo in questi anni è la vittoria del Campionato francese classe 500, avvenuta proprio nel 1959.

Guy Ligier vincitore del Campionato francese 500 (1959)
Guy Ligier vincitore del Campionato francese 500 del 1959

Esaurita l’esperienza sulle due ruote, negli anni ’60 Ligier passò alla Formula 1, correndo due sole stagioni da privato (1966 e 1967). Anche in questo caso si riveleranno due anni avari di soddisfazioni: l’unico traguardo degno di nota è un sesto posto nel Gran Premio di Germania 1967, con relativo punto iridato.

Al termine di questa breve parentesi, Guy Ligier si ritirò definitivamente dal mondo dell’agonismo, preferendo a quest’ultimo la carriera da imprenditore. Una scelta foraggiata soprattutto dalla tragica morte di Joseph “Jo” Schlesser, avvenuta nel 1968 sul circuito di Rouen, in Francia, pilota al quale Ligier era legato da una forte amicizia.

Jo Schlesser (a sinistra) e Guy Ligier (a destra) vincitori della 12 ore di Remis (1967)

 

La carriera da costruttore: il progetto Ligier e i fruttuosi anni ’70

Grazie ai proventi dell’attività imprenditoriale, nel 1976 Guy Ligier riuscì a rientrare nel mondo della Formula 1, questa volta in qualità di costruttore. Il legame con il defunto Jo Schlesser è più forte della morte: a controprova del forte sentimento di amicizia, tutte le monoposto della scuderia francese furono ribattezzate con una sigla alfanumerica progressiva che iniziava con JS.

Sin dal debutto, avvenuto nel mondiale del 1976, la nuova scuderia si rivelò competitiva, a testimonianza della buona qualità del progetto. I primi punti iridati arrivano negli Stati Uniti, a Long Beach, terzo appuntamento del mondiale, grazie ad un quarto posto conquistato dal francese Laffite, unico pilota assoldato per la stagione 1976. Per il primo podio bisognerà poi attendere appena due gare, in Belgio, dove Laffite taglierà il traguardo dietro solo Lauda e Regazzoni.

La prima stagione si concluse con un bottino di 20 punti, grazie ad altri due podi e svariati piazzamenti utli, che garantirono alla scuderia francese il quinto posto nella classifica costruttori. Un risultato di rilievo, considerando che al primo anno di attività i francesi riuscirono ad imporsi su scuderie che operavano già da anni in Formula 1, come Brabham e March.

Non passò molto tempo prima che la giovane scuderia francese conquistò la prima vittoria; questa avvenne nel 1977, quando Laffite vinse il Gran Premio di Svezia. Si tratta di un traguardo importante: la Ligier JS7 è stata la prima vettura francese con motore francese e guidata da un pilota francese ad aver tagliato il traguardo in prima posizione.

Laffite vincitore del GP di Svezia 1977  di Formula 1 con la sua Ligier
Laffite vincitore del Gran Premio di Svezia 1977

Il definitivo salto di qualità avvenne nel 1979, quando Ligier strinse un accordo con Cosworth per la fornitura dei motori. Grazie ai nuovi propulsori, più performanti dei precedenti, la scuderia francese riuscì a vincere 3 gare e a conquistare altri 4 podi. Con 61 punti totali, la JS11 concluse la stagione al terzo posto, dietro le sole Williams e Ferrari.

Ligier JS11 (1979) Formula 1
Ligier JS11 (1979) motorizzata Cosworth

 

Gli altalenanti anni ’80

I primi anni ’80 rappresentano l’apice del successo per la scuderia francese. Grazie ai motori più performanti, e grazie ad una coppia piloti di qualità (Laffite e Pironi), per Ligier si prospettano gli anni migliori della sua esperienza in Formula 1. Nel 1980 Ligier migliorò le proprie performance e, grazie a diverse vittorie e podi, riuscì addirittura ad inserirsi nella lotta al campionato; non potendo però competere contro il dominio inglese Williams-Brabham, i francesi terminarono la stagione in seconda posizione nel campionato costruttori.

Ben più altalenante è il 1981, quando il grave incidente di Jabouille, combinato all’incostanza dei piloti di riserva, costrinse Ligier a correre praticamente con un solo pilota. Ciononostante Laffite condusse una buona stagione, ottenendo 2 vittorie e svariati podi, che gli consentirono di rimanere in lotta per il mondiale fino all’ultimo GP. Alla fine Laffite concluse la stagione al quarto posto nel campionato piloti, con 44 punti; a posteriori potremmo dire l’acuto più alto della scuderia francese, cui farà seguito un periodo avaro di soddisfazioni.

Ligier JS17 (1981) Formula 1
Ligier JS17 (1981), motorizzata Matra

Nel 1982, infatti, iniziò il periodo di declino della Ligier. Complici un nuovo progettista (il precedente passò in Alfa Romeo) e l’uscita dei piloti di punta, la scuderia francese subì una vistosa battuta d’arresto. La crisi è più che mai evidente: nel 1983, per la prima volta dall’entrata nel circus, la scuderia di Guy Ligier non raccolse punti.

Nel tentativo di migliorare la situazione, i vertici della scuderia francese provarono il tutto per tutto cambiando fornitore di motori. I propulsori Renault, adottati per il triennio 1984-1986, diedero nuova linfa alla scuderia francese. Quest’ultima, pur senza ottenere vittorie, fu in grado di tornare sistematicamente a punti, dando la parvenza di una ritrovata competitività.

Si trattò, tuttavia, di una parentesi isolata: dal 1986 in poi, fino alla fine del decennio, i francesi ebbero problemi con i motori (cambiarono fornitore ogni anno) e fecero dei gravi errori di progettazione. Le vetture di questo periodo delusero ampiamente le aspettative e ormai anche la zona punti era un lontano miraggio. Neanche l’assunzione di piloti di valore del calibro di Johansson ed Aronux riuscì a colmare le gravi carenze della scuderia. Gli anni ’80 si conclusero, dunque, in maniera ben diversa rispetto a come erano iniziati.

Ligier JS25 (1985) Formula 1
L’elegante Ligier JS25 (1985): alla guida il romano Andrea de Cesaris

 

Gli anni ’90: l’ultima vittoria e il passaggio alla Prost GP

La situazione critica si protrasse fino agli inizi degli anni ’90, con la scuderia che non riuscì più a trovare la competitività che l’aveva caratterizzata in passato. Dopo altri due anni di risultati deludenti, in cui si inserisce la breve parentesi con i propulsori Lamborghini, nel 1992 Guy Ligier decise di vendere la scuderia al connazionale Cyril de Rouvre. I miglioramenti furono subito evidenti: nel 1993 Ligier concluse quinta nel campionato costruttori, con un bottino di 23 punti, collezionando anche tre podi – in Sudafrica, ad Imola e in Germania.

I risultati positivi sembravano garantire un futuro roseo alla scuderia francese, ma purtoppo il 1993 fu un fuoco di paglia. Il successivo arresto di de Rouvre fece ripiombare il team in uno stato di crisi economica, che si risolse solamente con l’acquisto del team da parte di Flavio Briatore. In realtà i piani del ricco imprenditore italiano erano decisamente diversi

Briatore, gia presente nel mondo delle corse poiché proprietario della Benetton, era intenzionato a “sfruttare” la Ligier per portare in Benetton i motori Renault, che in Williams riuscivano ad esprimere al meglio il loro potenziale. Questo passaggio avvenne nel 1995, quando la scuderia Ligier interruppe i rapporti con il fornitore francese e fu costretta a ripiegare sui meno potenti propulsori Mugen-Honda. La nuova Ligier JS41, nonostante non nascesse la sotto una buona stella considerando le premesse, si dimostrò tuttavia competitiva, conquistando svariati punti e anche due podi.

JS41 (1995)
Ligier JS41 (1995)

Per il campionato 1996 la Ligier schierò in pista la JS43 che, eccezion fatta per il motore, era di fatto la Benetton B195 che l’anno precedente aveva vinto il mondiale con Michael Schumacher. Nonostante la competitività della vettura, le soddisfazioni per il team Ligier saranno ben poche: l’unico risultato di rilievo è la vittoria del rocambolesco Gran Premio di Monaco 1996 grazie alla straordinaria guida di Oliver Pains. È l’ultimo ruggito di un leone ormai ferito e prossimo al collasso: al termine della stagione l’intera scuderia venne venduta all’ex pilota Alain Prost, che la ribattezzò in Prost GP.

JS43 (1996)
Oliver Pains conquista l’ultima vittoria della Ligier (Gran Premio di Monaco 1996)

Finisce in questa maniera la storia della Ligier in Formula 1. Una scuderia che non ha di certo vinto titoli mondiali, ma che ha comunque saputo dire la sua in un periodo dove bastavano un sogno e un modesto capitale per poter tentare la fortuna. E allora grazie anche a Guy Ligier, oggi non più fisicamente presente tra noi, per questo suo sogno e per questa bella pagina di sport.

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