Lettera alle donne nel motorsport: alle tifose e a chi sogna il paddock

Lettera alle donne nel motorsport: alle tifose e a chi sogna il paddock

8 Marzo 2021 1 Di priscamanzoni

Chiudi gli occhi. Senti il rumore della folla, l’odore di gomme bruciate sull’asfalto, il rombo del motore che entra nelle ossa e si sincronizza col cuore. Suoni che ti accompagnano sin da piccola, quando guardavi quelle freccette colorate girare il mondo, magari accanto al nonno o al papà, e crescendo sono diventate una parte di te.

Ti sei appassionata di statistiche, di numeri, di motori, di aerodinamica, di strategie. Quando ne parli, ti brillano gli occhi, eppure certe persone attorno a te ti guardano stranite, non comprendendo come una ragazza possa interessarsi ai motori o come possa tenere una conversazione seria e pertinente sulla questione; se sai tutti i dati o le informazioni dei piloti, non hai passione, ma “Un’ossessione da ragazzina”. Il tuo tifo è mal visto, eppure sulle tribune, con la maglietta della tua squadra attorno al petto, con quel colore attorno al cuore, ti sentirai a casa, e non importa gli sguardi che ti vengono rivolti, non importa che attorno a te ci siano solo uomini. Quei weekend a Monza con la sveglia presto, il fango sotto i piedi, un panino veloce come pranzo, ti scalderanno il cuore mentre la gente ti guarderà come una folle. E nel frattempo, accanto a te ci saranno tuo papà e tuo nonno, che hai trascinato di tua iniziativa al circuito.

Di donne nel motorsport ce ne sono poche, ma forse qualcosa sta cambiando. Guardando attentamente, ci sono più ingegneri dietro le quinte, dietro un computer e sotto un paio di cuffie, o su un pit wall a fare la strategia. Ci sono più donne in fabbrica, che hanno le stesse opportunità dei colleghi maschi, anche se in numero ridotto. Ci sono più giornaliste, pronte a mostrare la loro passione e a far sentire la loro voce.

Ci sono sempre più donne sul podio, che sanno stare a testa alta di fianco ai loro colleghi e ai vincitori. Donne che fanno la storia, da Ginny Williams a Stephanie Travers. Donne in posti di comando, come Claire Williams. E solo tu sai cosa significa vedere delle donne lì, quanto significa vedere chi ha affrontato molte sfide ed è uscita vincitrice, quanta importanza ha una figura femminile ti guarda e ti dice che puoi farlo anche tu, che guarda il mondo e lo sfida a fermarla.

Così finalmente si capirà che il posto di una donna nel paddock è dove vuole essere.

E a tutte le ragazze che sognano di lavorare nel motorsport, la strada sarà ancora lunga, ma promettetemi che non vi arrenderete, non smetterete di sognare. Perchè ci sarà sempre chi ti chiederà perchè ti piace lo sport, perchè fai ingegneria, perchè vuoi lavorare in un ambiente maschile. Starai sveglia la notte a mandare curriculum per il lavoro perfetto, sarai rifiutata, non sarai abbastanza, ti diranno che la matematica non fa per te, che non puoi girare il mondo e avere una famiglia. Poi finalmente un giorno sarai accettata, entrerei in una scuderia, entrerai in un paddock, e ti sembrerà di camminare lungo la navata. Farai quello per cui hai faticato, per cui hai sudato e pianto, ma nulla sarà più dolce del sapore dello champagne sulla maglietta della tua squadra, la tua divisa del lavoro. E tutti i codici che non ti sono venuti, tutti gli articoli che non hai scritto, gli esami che non hai passato ti faranno piangere ancora, perchè ce l’hai fatta, il momento è tuo. E anche lì chiuderai gli occhi, e sentirai il rumore della folla, l’odore di gomme bruciate sull’asfalto, il rombo del motore che entra nelle ossa.

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