Boicottaggio dei social, cosa sta succedendo?

1 Maggio 2021 0 Di Prisca Manzoni

Nelle ultime ore, molti piloti hanno postato sui loro account online la notizia che rimarranno inattivi per questo weekend. L’iniziativa del boicottaggio dei social segue un’idea lanciata da alcuni club di calcio inglesi, i quali hanno deciso di sospendere le notizie e le foto dei match dalla notte del 30 Aprile fino a Lunedì 3 Maggio con lo slogan #Enoughisenough.

Lo scopo è evidenziare la frequente presenza di odio razzista su internet e chiedere ai gestori dei principali social media una maggiore attenzione nel segnalare ed eliminare questi contenuti. Lo scopo, dunque, non è solo quello di fare una campagna di sensibilizzazione verso il razzismo (Perchè di certo non sarà un weekend senza Instagram che cancellerà questo problema), ma specialmente chiedere che le linee guida di una community e i suoi limiti siano più severi e che vengano messi controlli più serrati per i contenuti razzisti (E gli insulti in generale).

Come sempre, è stato Lewis Hamilton il primo a promuovere questa iniziativa nel motorsport, data anche la sua esperienza diretta con il continuo odio per il colore della pelle. Dopo di lui, ha deciso di aderire la maggior parte dei piloti, mentre le squadre e la Formula Uno continuano a postare regolarmente, nonostante i loro messaggi nei quali affermano che si impegnano a combattere il razzismo dentro e fuori la pista.

E ora, la domanda fondamentale: è una mosse di semplice PR o aiuto vero? Purtroppo, per come alcuni piloti hanno posto la questione sembra la prima ipotesi. Molti, infatti, non hanno nemmeno menzionato il fatto che la matrice dell’iniziativa fosse attaccare il razzismo e non l’odio online in generale. Questi, dunque, non sono dei giorni di pausa per fare il detox dai social media e invitare a essere più gentili, ma un’inziativa seria per chi subisce discriminazioni per il colore della propria pelle. Molti piloti, invece, sembrano non averlo fatto di loro iniziativa, forse spinti dalla Federazione che cerca chi chiudere nell’armadio lo scheletro di un disastroso #Weraceasone. Basta vedere che tra i partecipanti c’è anche Mazepin, il più famoso paladino dei diritti umani, e diversi account pubblici che hanno pubblicamente insultato certi piloti.

Per avere l’ultima parola, si vedrà chi prima della gara si inginocchierà, chi nei prossimi mesi posterà qualcosa quando ci saranno abusi razzisti, mettendo il problema in luce sulla sua piattaforma. Perchè non c’e spazio per l’odio online, ma nemmeno per l’ipocrisia.

Mi permetto di concludere con una piccola postilla: Ricordatevi che dietro un account ci sono esseri umani con dei sentimenti, non dei robot. Dunque, prima di commentare con qualche critica sterile giusto per sentirvi più forte, sappiate che fate solo la figura dei codardi. Buon sabato.

Il post di Lewis Hamilton sull’iniziativa del boicottaggio dei social
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