F1 – Le prime vittorie mancate – la sfortuna del principiante

F1 – Le prime vittorie mancate – la sfortuna del principiante

30 Settembre 2021 0 Di Valentina Polcaro

Attenzione questo articolo contiene storie che spezzano il cuore!
La lettura è consigliata ad un pubblico con fazzoletti a portata di mano.

Avere il sogno di una vita a pochi chilometri e vederlo sfumare davanti agli occhi fa male, non si può negarlo.

Ogni volta che ci troviamo davanti ad una situazione come quella di domenica ci si stringe il cuore eppure, purtroppo, capita più spesso di quello che ricordiamo e ci ritroviamo a pensare a come sarebbe andata se quel motore non si fosse rotto, se quella gomma non si fosse forata o se quell’azione non fosse accaduta.

Vaghiamo con la mente nel tempo e facciamo i conti con le delusioni più profonde, pensando ad attimi che hanno cambiato la storia, a destini incrociati e proviamo a riscriverli : “e se Hamilton non avesse passato Glock?” “E se Alonso non fosse rimasto bloccato dietro Petrov ad Abu Dhabi 2010?”  “E se Senna avesse vinto a Montecarlo, nel ’84, Prost avrebbe vinto quel mondiale?”

Oggi non parliamo di se e di ma, di storie riscritte o di fantasie, ma di cocenti quanto reali delusioni, quelle vittorie sfiorate, assaporate e poi sfuggite in un istante, non di vittorie normali bensì di prime volte, quelle che bruciano ancor di più perché non sai se ti capiterà ancora un’opportunità così, non sai se in futuro sarà un rimpianto o solo un momento che ti ha fatto crescere e non sai se sarà quello per cui sarai ricordato.

La storia è piena di questi momenti, ripercorriamo i più importanti.

Monaco 1984 – Ayrton Senna

Ripartiamo proprio dall’ultimo “e se” citato: Montecarlo 1984.

Il principato è coperto da folte nuvole nere e un violento acquazzone si abbatte sul tracciato tanto da obbligare la direzione corsa a rimandare la partenza prima di 20 minuti e poi di 45, ma la gara parte.

Numerosi furono i ritiri tra tamponamenti, uscite di pista, testacoda e problemi vari rimasero solo 8 piloti in pista, tra i quali Ayrton Senna, salito in seconda posizione, e Stefan Bellof che, partito 20°, rimontò fino al gradino più basso del podio.

Mentre la pioggia aumentava Ayrton Senna accorciata in fretta e furia le distanze dal suo futuro rivale Prost.

Giro dopo giro si portò sotto e, mentre Prost di sbracciava per far esporre la bandiera rossa, Senna lo sorpassò, ma Jackie Ickx e la direzione gara ascoltarono il francese e la gara venne sospesa e mai più ripresa.

Applicando il regolamento, perciò, la classifica venne stilata al giro precedente all’esposizione della bandiera rossa e Ayrton Senna perse così la prima vittoria in carriera.

Il Gran Premio viene ricordato nella storia per essere stato il trampolino di lancio del brasiliano che fece innamorare milioni di tifosi.

Una vittoria mancata ricompensata con molte altre in seguito, ma non per tutti, in questa storia, la gioia di una vittoria è arrivata.

Monaco 1982 – Andrea De Cesaris

Lo sa bene Andrea De Cesaris, il protagonista di questa storia.

Restiamo sempre a Monaco, ma facciamo un passo indietro di 2 anni.

Era il 1982 e il circuito monegasco era sotto una coltre di nuvoloni che minacciavano pioggia.

Il Gran Premio partì e proseguì senza troppi colpi di scena fino al 70° giro quando la pioggia si abbattè sul circuito.

La classifica, che vedeva Prost davanti seguito da Patrese e Pironi, si stravolse immediatamente.

Il primo a farne le spese fu proprio il leader che, in un tentativo di doppiaggio, andò in testacoda alla chicane del porto e concluse la gara sbattendo sul guard rail.

A due giri dal termine, quindi, il leader era Patrese che perse la vettura al tornantino, facendo spegnere la macchina e favorendo il sorpasso di Pironi che si fermò poco dopo con la batteria scarica.

Neanche il tempo di annunciare Andrea De Cesaris come nuovo leader che rimase senza benzina a pochi chilometri dal traguardo, perdendo così una rocambolesca prima vittoria, ma ottenendo comunque il primo ed unico podio in quanto, nonostante il ritiro, completò 75 giri su 76 in un tempo minore rispetto ai doppiati.

Purtroppo l’italiano non vinse mai un Gran Premio, ma collezionò diversi podi.

San Marino 1985 – Stefan Johansson

Restiamo negli anni ’80, siamo al Gran Premio di San Marino.

A Imola c’è Senna davanti Rosberg in partenza con l’armata italiana appena dietro, ma per trovare il nostro protagonista dobbiamo scalare fino alla 15° posizione.

Di fatto non fu una gara così pazza come le precedenti: Senna prese comando e dietro di lui Rosberg, Alboreto e De Angelis si videro sopravanzare da Prost.

Rosberg e Alboreto furono, poi, costretti al ritiro favorendo la rimonta, comunque meravigliosa, di Johansson che salì in seconda posizione.

Il finale fu da capogiro: a 4 tornate dal termine Ayrton Senna finì la benzina e cedette il passo a Johansson, ma dopo solo un giro si svuotò anche il suo serbatoio e fu costretto al ritiro.

La nota positiva, se vogliamo, fu la vittoria di De Angelis dovuta alla squalifica di Prost che favorì, anche, Johansson che ottenne comunque un punticino.

Furono diversi i podi in seguito, ma mai arrivò la vittoria.

Germania 1993 – Damon Hill

Facciamo un balzo in avanti: Hockenheim 1993, il protagonista è Damon Hill e anche se sappiamo che ha avuto altre occasioni di vittoria, questa è una delusione difficile da scordare.

Hill, secondo in qualifica, sopravanzò Prost in partenza e rimase primo fino alla sosta.

Dopo il cambio gomme degli altri, Hill ritornò a guidare il gruppo e mise ben 22 secondi tra sè e Prost.

La corsa proseguì tranquilla e a una tornata e mezzo dal termine Hill, con 12 secondi di vantaggio, pregustava già la vittoria, ma il cedimento della sua gomma posteriore sinistra gli negò il primo posto.

Al contrario dei due precedenti, Hill vinse diverse gare e un campionato del Mondo ma quel giorno si vide portare via un primo posto che lo avrebbe visto salire sul gradino più alto al fianco di Prost.

Australia 1996 – Jacques Villeneuve

Il Gran Premio d’Australia fu la gara inaugurale del campionato, in pole, a sorpresa, c’era il debuttante Jacques Villeneuve che batte il più esperto Damon Hill.

Il canadese partì bene e mantenne la testa, ma venne esposta bandiera rossa per il violento incidente che coinvolse Blundle, la cui vettura si spezzò a metà.

Al secondo via Villeneuve scattò di nuovo bene e mantenne la testa fino al walzer dei pit stop dove venne sopravanzato dal compagno di scuderia, ma, sfruttando le coperture più calde, si riprese la testa.

A pochi giri dalla conclusione il motore del rookie iniziò a perdere olio costringendolo a cedere la vittoria a Hill e perdendo così quella che avrebbe potuto essere la sua prima vittoria, al debutto assoluto su una Formula 1.

Jacques Villeneuve si rifece solo qualche Gran Premio più tardi, ma la soddisfazione di vincere al debutto non ha eguali.

Gran Bretagna 1997 – Mika Hakkinen

Il 1997 fu un vero calvario per i piloti che provarono a cogliere il primo successo in carriera.

Partiamo dal Gran Premio di Gran Bretagna dove Villeneuve, autore delle pole, mantenne la prima posizione in entrambe le partenze, ripetuta a causa dello stallo in griglia di Frentzen.

Il nostro protagonista, Hakkinen, partito terzo si ritrovò in quinta posizione, ma, complice il lungo pit stop di Villeneuve e il sorpasso sul compagno di squadra Coulthard, verso metà corsa si portò in seconda posizione.

Ad una ventina di tornate dal termine, il leader, Schumacher, fu costretto al ritiro dopo la sosta e Hakkinen passò in testa, ma a sei giri dalla fine il suo motore Mercedes si ruppe e il finlandese vide sfumare la prima vittoria in carriera, lasciando il posto alla 100° vittoria del team Williams.

Purtroppo fu solo il primo dei tre piloti che, in quella stagione, persero la prima vittoria ad una manciata di giri dalla conclusione.

Hakkienen nel momento in cui fu costretto al ritiro

Germania 1997 – Giancarlo Fisichella

Il Gran Premio successivo si svolse in Germania e in pole si presentò Gerhard Berger seguito da Giancarlo Fisichella.

Il pilota romano, alla guida della Jordan, scattò bene mantenendo la seconda posizione, al pit stop di Berger il nostro pilota assaporò per la prima volta la testa di una corsa, ma dopo la sua sosta ritornò a seguire l’austriaco.

Dopo il secondo giro di pit stop il romano era davanti a Berger, ma, complice l’esplosione di uno pneumatico, fu costretto al ritiro, perdendo così una possibile prima vittoria.

Fisichella dovrà aspettare fino al pazzo Gran Premio del Brasile 2003 per vincere.

Austria 1997 – Jarno Trulli

Dopo Fisichella è un altro italiano a farne le spese: Jarno Trulli.

In qualifica Trulli portò la Prost al terzo posto, a soli due decimi dalla pole.

Il poleman Villeneuve scattò male in griglia e si fece passare da Hakkinen e Trulli, che poco dopo prese la testa della corsa a causa del ritiro del finlandese.

L’abruzzese accumulò un buon vantaggio sugli inseguitori, ma prima del pit stop Villeneuve si riportò sotto e lo passò grazie alla sosta, Trulli, però, riuscì a riprendersi la testa.

Al 58° passaggio, però, il motore Mugen – Honda della sua Prost si ruppe mandando in fumo i suoi sogni di vittoria.

Anche Trulli, come Fisichella, dovrà aspettare parecchi anni per cogliere il primo successo, che arriverà al Gran Premio di Monaco 2004.

Germania 1999 – Mika Salo

Finiamo l’annus horribilis 1997 e passiamo all’ultima stagione del millennio.

Il protagonista, Mika Salo, scattò molto bene al via e si portò dalla quarta alla seconda posizione, inseguendo il leader Hakkinen.

Mentre Hakkinen prese il largo, Salo era tampinato da Coulthard che, in un tentativo troppo ottimista, lo colpì al posteriore e fu costretto a rientrare a cambiare il musetto, lasciando Salo in seconda posizione.

Al walzer dei pit stop Hakkinen ebbe qualche problema con il sistema di rifornimento che gli costò qualche secondo in più, come se non bastasse al suo rientro in pista fu protagonista di un pericoloso incidente: la sua gomma posteriore sinistra si sgonfiò e la sua McLaren, lanciata sul rettilineo, ribaltandosi più volte, andò a sbattere violentemente contro le barriere.

Il pilota uscì illeso, ma molto scosso e la testa della corsa passò, così, a Salo che venne, però, chiamato dal box a cedere la posizione al compagno Irvine, in lotta per il titolo.

Salo salì sul podio come secondo, il risultato più alto in carriera, ma non ebbe mai modo di cogliere una vittoria.

Francia 2002 – Kimi Raikkonen

Entriamo nel nuovo millennio: Gran Premio di Francia 2002.

Alla guida della McLaren c’era Kimi Raikkonen che scattava dalla quarta posizione e al via si portò subito terzo a causa del ritiro di Barrichello.

Montoya, il leader, penalizzato da una strategia errata, si fece passare da Schumacher durante i pit stop, ma il tedesco oltrepassò la linea in uscita di box e venne penalizzato.

Tornò in testa Montoya che, durante il secondo giro di soste, commise lo stesso errore del tedesco, lasciando il comando a Raikkonen.

A quattro giri dal termine il motore della Toyota di McNish si ruppe spargendo olio lungo il tracciato.

Il finlandese, transitando appena dietro, non lo vide finendoci sopra e andando lungo in frenata.

Raikkonen perse così la sua prima vittoria in carriera, lasciandola a Schumacher che si laureò campione del Mondo per la quinta volta.

Bahrain 2019 – Charles Leclerc

Facciamo un balzo avanti di ben 17 anni, in una gara che a distanza di due anni fa ancora male.

Il primo del “Quartetto di Twich” ad incappare in questa sfortuna è Charles Leclerc.

Il moneagasco, dopo aver conquistato una meravigliosa pole alla sua seconda gara con la Ferrari, non partì benissimo facendosi passare da Vettel e Bottas.

Leclerc, però, dimostrò subito la sua grande velocità e infilò prima Bottas e poi Vettel, portandosi in testa.

Charles montò le gomme medie e, a suon di giri veloci, mise 9 secondi tra sè e Hamilton, ma a soli 11 giri da termine la sua Ferrari iniziò a perdere potenza.

Mentre il cuore dei tifosi si spezzò, Hamilton e Bottas passarono il monegasco, che riuscì comunque a tenere la terza posizione grazie ai ritiri delle due Renault che causarono l’entrata della safety car.

Si trattò del primo podio per Charles che dovrà aspettare solo qualche mese prima di tagliare il traguardo in testa per la prima volta.

Austria 2020 – Alexander Albon

L’anno dopo la maledizione colpisce Alex Albon, al primo Gran Premio stagionale.

Come ricorderete Hamilton, qualificato secondo, partì quinto per aver ignorato le bandiere gialle.

In pole c’era Bottas che scattò bene e mantenne la testa della corsa dietro di lui Verstappen provò diverse volte il sorpasso prima di ritirarsi per problemi al cambio.

Diversi anche i ritiri a centro gruppo tra cui quello di Magnussen che causò l’entrata della safety car.

Dopo il giro di pit stop la classifica vedeva Bottas, Hamilton e Albon, con i due Mercedes che si sfidavano a suon di giri veloci.

Dopo la safety car causata dalla gomma persa da Raikkonen, Albon, forte della velocità della Red Bull, attaccò Hamilton, ma il campione del Mondo lo spinse nella ghiaia.

Chissà se Albon, forte del sorpasso su Hamilton, avrebbe passato anche Bottas, ma questo rimane, comunque, il momento più vicino alla vittoria dell’anglo-thailandese.

Sakhir 2020 – George Russell

Non c’è due senza tre!

Alla vigilia del Gran Premio del Sakhir arrivò la notizia bomba: George Russell sostituirà Hamilton in Mercedes, causa positività Covid del campione del Mondo.

Russell si trovò subito a suo agio con la Mercedes e il sabato mise a punto una meravigliosa seconda posizione, alle spalle di Bottas di soli 26 millesimi.

La domenica scattò meglio del compagno e si portò subito al comando, neanche la ripartenza dopo la safety lo impensierì e riuscì ad accumulare un buon vantaggio.

Dopo il pit stop, Russell soffrì di un improvviso calo di potenza, ma il muretto risolse il tutto in pochi giri e l’inglese aumentò il suo vantaggio a otto secondi.

Il peggio arrivò al 63° giro, numero che quella volta non portò fortuna a Russell, quando Aitken andando in testacoda perse l’alettone e costrinse la direzione gara a mandare in pista la safety car.

Il muretto Mercedes, sicuro del buon vantaggio, richiamò entrambi i piloti, ma al box si scatenò l’inferno: mentre a Russell venivano montate le gomme apparentemente corrette, a Bottas inspiegabilmente mancava uno pneumatico e i meccanici rimontarono il vecchio set.

Russell saldamente al comando venne richiamato dall’ingegnere: aveva le gomme mischiate.

L’inglese fu costretto alla sosta uscendo quinto, ma in pochi giri era già in scia a Perez e credeva fortemente nella vittoria.

La gara magistrale di Russell venne, però, fermata da una foratura che lo costrinse ad un’ulteriore sosta che lo portò fuori dai punti.

Negli ultimi giri riuscì a rientrare fino alla nona piazza stabilendo, anche, il giro veloce.

La sfortuna di Russell lo colpì ancora e l’inglese perse, così, la sua prima vittoria.

Ricorderemo tutti le lacrime di George a fine gara, ma in fondo sappiamo che il suo momento non è lontano.

Come sappiamo il quattro vien da sè ed è Lando Norris.

I quattro hanno, comunque, dimostrato che il futuro è loro e il talento, di certo, non gli manca.

Le storie che vi ho raccontato oggi non solo raccontano che le variabili sono all’ordine del giorno nello sport che amiamo, ma che i protagonisti sono saliti alle luci della ribalta per il loro talento e per la loro costanza nel cercare un successo che li avrebbe inseriti nell’albo d’oro dei piloti vincenti.

Alcuni sono incappati in problemi tecnici, altri in errori personali, ma tutti hanno messo il cuore e l’anima per tagliare il traguardo prima dei colleghi.

Questo per ricordare che i piloti sono umani e, per quanto siano così pazzi da salire su vetture e sfidare il cronometro, vanno sempre rispettati per il coraggio che mettono in pista ogni weekend.

Domenica è toccato a Norris che, trovatosi di fronte ad un bivio, ha percorso la strada sbagliata, ma chi di noi non avrebbe rischiato pur di vincere?

Le sconfitte servono a diventare più forti per cogliere nuove vittorie e quasi tutti i piloti citati qua sopra hanno avuto l’opportunità di dimostrarlo.

La Formula 1 ci regala emozioni e delusioni ed è anche questo ciò che ci fa innamorare delle sue vetture, dei suoi eroi e del loro coraggio.

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