Ci possono essere pochi momenti più iconici per un pilota che mettere nero su bianco un contratto Ferrari di Formula 1. Ma – per il modo in cui è stato firmato – siamo sicuri che Carlos Sainz non dimenticherà mai quel giorno.
Non c’è stata nessuna grande cerimonia a Maranello seguita da un pranzo celebrativo con i suoi nuovi capi. Sainz è diventato un pilota ufficiale della Ferrari in quella che sembrava essere una mattina come tante altre.
“In realtà è una storia un po’ divertente perché è stato un lungo periodo di trattativa”, ha detto Sainz, parlando in un’intervista esclusiva con Motorsport.

“È stato durante il lockdown, quindi i colloqui sono stati tutti fatti su Zoom e tramite telefonate, il che ha reso tutto un po’ più complicato. Ci siamo dovuti adattare alla situazione e l’ho firmato sullo stesso identico tavolo su cui sto facendo questa intervista ora qui a Madrid, nel piccolo ufficio che abbiamo in casa.”
“Abbiamo passato tutto il lockdown insieme alla famiglia, e poi improvvisamente un giorno mi sono svegliato intorno alle 8 del mattino e sono ancora in pigiama. Entro in questa stanza, e vedo che mio padre è pronto con una penna. Dice: ‘Devi firmare qui: è il contratto con la Ferrari. E se firmi è fatto.’
“Così l’ho firmato in pigiama alle 8 del mattino, subito dopo essermi svegliato! Ho pensato ‘Okay, buongiorno anche a te’.”
Dal suo primo test a Fiorano di quest’anno, quando l’affluenza dei tifosi per salutarlo si è rivelata una vera e propria scoperta, alle diverse esperienze che ha affrontato nel team, Sainz si è inserito bene.

Certo, come ogni stagione di F1, ci sono stati alcuni alti e bassi e aspetti della vettura di cui non è stato del tutto soddisfatto, ma l’esperienza come pilota della Ferrari è stata ottima.
È stato un viaggio e, per uno con i piedi per terra come lo spagnolo, è stato un po’ una rivelazione su come gli altri lo percepiscono, soprattutto quando incontra i tifosi.
“È vero che i fan in Italia sono super appassionati e super rispettosi, in un modo che non mi aspettavo”, spiega.
“Intendo anche toccarti o stringerti la mano, per loro è qualcosa di super speciale. Ti rispettano davvero e ti tengono davvero su un piedistallo per qualche motivo, ed è piuttosto di impatto. Diventano super nervosi quando sei vicino a loro, e questa è una sensazione che non ho mai avuto prima come pilota. Li tocco sulla schiena e dico, ‘dai, sono un 27enne, come te, rilassati e scatta le foto’. Ma spesso prendo il telefono da loro per scattare io stesso.”

