C’era una volta Ayrton Senna

C’era una volta Ayrton Senna

1 Maggio 2022 0 Di Samantha

Imola, primo maggio 1994: un normale giorno di festa, poi il vuoto; in un secondo tutto il Motorsport tace.

C’era una volta Ayrton Senna, un ragazzo brasiliano a cui piaceva correre in pista ed essere il più veloce. Quel ragazzo ci sapeva fare e il volante divenne presto il suo migliore amico, compagno fedele di mille avventure, fino a quando quel tragico incidente spense la fame di velocità e la passione sempre viva di colui che con i motori aveva realizzato la sua vita.
A volte descrivere gli eventi di cui siamo partecipi è più difficile che mai; proviamo a ripercorrere i pensieri in cerca di un qualcosa che possa dar loro una forma, un colore. Tutto ciò che ci passa per la testa sembra d’un tratto trasportarsi su un piano diverso, quasi irraggiungibile, che ci fa sentire come se fossimo astri lontani di un universo infinito.
Quello del 1994 si prospettava uno dei weekend più tetri e dolorosi per la Formula 1, l’umore della cittadina emiliana già cominciava a sfumare lontano, trascinato dalla forza degli eventi. Dall’inizio si percepiva un’aria diversa, quasi come un presentimento improvviso, fulmineo, tuttavia apparentemente impensabile da vedere realizzato, eppure…
Già dal venerdì le prime qualifiche del GP di San Marino si aprirono con l’incidente di Rubens Barrichello, catapultato ad oltre 200 km/h sulle barriere di protezione. Per Barrichello si trattò “fortunatamente” solo di contusioni e una frattura al naso.
Sabato, durante la seconda sessione di qualifiche, il terribile incidente di Ratzenberger lo vide schiantarsi a più di trecento all’ora contro alla curva Villeneuve. Bastò poco per capire che Roland non c’era più, che non c’era più niente da fare per lui. Questo lo aveva capito anche Ayrton, che guardava da lontano la scena in replay con una nuvola in volto e un peso nel cuore. È incredibile come tutto può cambiare in meno di un secondo, come il confine che separa un sogno dall’oblio sia così sottile. Quel giorno Roland terminò per sempre la sua corsa, varcando quel confine invisibile che mise un punto alla sua storia.

Imola, primo maggio 1994: un normale giorno di festa, poi il vuoto; in un secondo tutto il Motorsport tace.
Roland Ratzenberger (1960-1994).


Il giorno della gara Senna si recò sul luogo in cui Roland lasciò tutto, la sua passione, il suo sogno, la sua vita.
Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo da lì a poche ore, forse l’unico era proprio Ayrton; tutttavia la passione per quello sport che lo aveva reso grande, per quelle emozioni che solo la pista riusciva a dargli vinsero: nonostante il brutto presentimento che si portava dentro dopo quanto accaduto durante il weekend, Senna era lì, pronto ancora una volta ad inseguire il suo sogno.
Al settimo giro del GP, alla curva Tamburello si realizzò quello che forse fu l’incubo più brutto dal quale non ci si poteva più svegliare. Proprio lì al Tamburello la vettura di Ayrton Senna non riuscì a sterzare, avviandosi quindi verso il muro ad una velocità impressionante.
In un attimo tutto tacque: c’era silenzio nel paddock, nelle tribune, ovunque regnava il buio dell’incredulità davanti ad una delle scene più nere della F1. Tutto il mondo assisteva con triste stupore all’incidente di Ayrton, portato in elicottero a compiere lo stesso percorso fatto da Ratzenberger il giorno prima.

Imola, primo maggio 1994: un normale giorno di festa, poi il vuoto; in un secondo tutto il Motorsport tace.
Monumento dedicato ad Ayrton Senna (1960-1994).

Alle 18:40 di quel brutto primo maggio venne dichiarata la morte di Ayrton Senna; il brasiliano lasciava la sua casa, la Formula 1, per sempre.
Quella triste domenica del ’94 perdeva la vita una leggenda, che dei motori aveva fatto la sua essenza; Ayrton e la sua macchina vivevano in simbiosi, completandosi, sorprendendosi, riscoprendosi ogni giorno.
Sono passati oggi 28 anni dalla morte di un campione, un uomo che inseguiva le emozioni e che sapeva gestire l’adrenalina che solo la Formula 1 era in grado di regalargli.
Lo spirito di Ayrton però è ancora lì, eterno, che ispira tutt’oggi molti piloti a rincorrere il proprio sogno e a non arrendersi mai, ad inseguire quelle emozioni che a lui avevano regalato tanto.
C’era una volta Ayrton, un ragazzo semplice che, fino all’ultimo respiro, inseguì la sua passione facendo ciò che più amava.

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