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La Formula 1 ricatta Monaco. Le trattative tiranniche per il GP

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FOM versus Automobile Club de Monaco. Ovvero Golia contro Davide. Gli organizzatori del Mondiale hanno de facto ricattato quelli del GP per ottenere condizioni oltremodo vantaggiose.

Gli organizzatori del Gran Premio di Monaco hanno dovuto lottare strenuamente per tenere in calendario la tappa monegasca. L’accordo è stato raggiunto con un’intesa tra il presidente dell’Automobile Club de Monaco e FOM. Le condizioni dell’intesa, però, sono un capestro per gli organizzatori del GP, specialmente rispetto a quelle del passato.

È stata la rivista francese AutoHebdo ad aprire il vaso di Pandora e rivelare alcuni dettagli dell’accordo tra organizzatori e FOM. E il medesimo periodico ha rivelato anche che il Principe di Monaco in persona, Alberto, ha avuto un importante ruolo nelle trattative e nel limitare le pretese dell’Automobile Club locale. Per l’economia del piccolo principato il maestoso evento del Gran Premio di Formula 1 è fondamentale. Si stima che ogni anno la gara porti un gettito di oltre 200 milioni di euro nelle casse del Principato. E in questo senso il Principe ha fatto da mediatore perchè gli organizzatori della corsa abbassassero le richieste.

Primo nodo: quota di iscrizione

Il primo punto nodale è stato quello del canone che l’organizzatore dovrebbe pagare alla FOM. Ogni circuito infatti, per figurare nel calendario del Mondiale F1, deve pagare una quota di iscrizione. Una cifra che spesso risulta ampiamente inferiore rispetto al ritorno economico che un evento come un GP di F1 è in grado di restituire al territorio. E in questo senso è facile intuire come questo punto sia terreno di ampie contese. In passato gli organizzatori della gara monegasca erano stati addirittura esenti dalla tassa di iscrizione, per poi comunque venire tassati. Al 2022, la quota di iscrizione per il GP di Monaco ammontava a 13 milioni di euro. Per le prossime tre edizioni, però, Automobile Club de Monaco e Liberty Media hanno trovato un accordo per una cifra di 20 milioni di euro. Ovviamente non senza malumori da parte degli organizzatori del Principato.

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Le quote di iscrizione di alcuni circuiti di F1 nel 2022, espresse in dollari. Credits: racingnews365.com

Secondo nodo: diritti TV e contorno glamour

La FOM, però, ha rincarato la dose anche per tutta la gestione del contorno del GP. Nell’accordo di rinnovo infatti gli organizzatori del Mondiale hanno anche preteso di prendere per sè tutta la quota dei diritti TV della gara. E non solo. FOM, in modo da acquisire tutti i lauti introiti degli eventi glamour che accompagnano il GP, si è arrogata la gestione dello spazio portuale e la gestione del sistema di hotellerie per il tempo della durata del gran premio, e persino la gestione delle famose terrazze che danno sulle strade del cirtuito. Da ultimo, FOM ha anche acquisito i diritti sul marchio Gran Prix de Monaco, in modo da ottenere anche gli introiti del merchandise.

Un ricatto in piena regola

A leggerla così, la storia della trattativa tra FOM e Automobile Club de Monaco appare come un vero e proprio ricatto. Gli organizzatori del Mondiale hanno spinto molto sui malumori che da qualche anno circolano circa il GP di Monaco. Pochi sorpassi, gare lente e noiose che danno l’impressione (solo ai meno avvezzi al motorsport, evidentemente) che il vero spettacolo sia fuori la pista. FOM, inoltre, sapeva bene di avere dalla sua l’influenza del Principe Alberto, che non può vedersi sfumare 200 milioni sotto gli occhi senza fare nulla.

E su tutti, FOM poteva contare sull’aspetto sportivo. Che piaccia o no, un Mondiale di F1 senza Monaco non sarebbe un Mondiale di F1. E questo ha sicuramente influito sulle coercizioni che FOM ha usato contro gli organizzatori del GP. Se i monegaschi avessero stracciato l’accordo, ne sarebbero usciti come gli unici colpevoli della decurtazione di una delle gare fondanti dell’intera storia del motorsport. E intanto, forse, FOM avrebbe potuto rimpiazzare il GP del Principato con un’altra gara, magari nel fiorente mercato asiatico. Per di più senza probabilmente rimetterci nulla, e forse addirittura guadagnandoci.

La F1 al bivio: spettacolo (e soldi) o sport?

FOM sapeva di trovarsi in una posizione di netto vantaggio. Aveva il coltello dalla parte del manico, e non si è fatta problemi ad utilizzarlo per imporre le sue condizioni agli organizzatori del GP. Una scena come quella biblica del gigante Golia contro il piccolo Davide.

Ora però ci si manifesta una riflessione: è questa la F1 che vogliamo? Una F1 che di fatto subordina lo sport allo spettacolo? Che propone le sprint race perchè più “emozionanti”? Che mette in discussione la propria identità sportiva per aprire nuovi mercati? Domenicali è il primo a parlare di equilibrio tra spettacolo (e soldi) e sport. Ma giacchè mondo è mondo, la coercizione, l’uso della forza è quando di più distante dall’equilibrio ci possa essere. La questione di Monaco è solo l’ultima che vede l’integrità sportiva della Formula 1 sacrificata sull’altare del profitto. La nuova gestione americana di sicuro ha giovato allo sport in termini di diffusione mondiale. Ma se questa è la linea, il rischio che lo sport più bello del mondo venga sempre più snaturato è sempre più alto.

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