Ospite al Festival dello Sport di Trento, Gerhard Berger si è aperto sulla sua carriera nel corso di un’intervista a lui dedicata.
“Una vita a 300 all’ora”, questo il nome dell’evento che ha visto Gerhard Berger ospite nella cornice del Festival dello Sport di Trento organizzato dalla Gazzetta dello Sport. L’ex pilota austriaco di F1, nel corso di un intervista con Federica Masolin di Sky Sport e Andrea Fanì della Gazzetta dello Sport, ha ripercorso la sua carriera tra curiosi aneddoti e riflessioni sui suoi trascorsi nel paddock.
Il legame con l’Italia e il kartodromo di Riccione
Già dalle prime parole, emerge il forte legame tra Berger e l’Italia. “Ho veramente un forte legame con l’Italia, è uno dei miei paesi preferiti” esordisce Gerhard. “Sono molto felice di essere qui, soprattutto perché la Gazzetta (organizzatrice dell’evento, ndr) mi ha sempre dato grande supporto durante la mia permanenza nel paese”.
L’austriaco poi inizia a ripercorrere la sua carriera partendo dagli inizi e dalla scintilla che ha acceso in lui la passione per le corse. “Mio padre aveva una compagnia di logistica in Austria. Quindi sin da piccolo mi sono avvicinato al mondo dei motori, ma non a quello delle corse”.
“L’estate andavamo sempre a Riccione in vacanza, e lì c’era un kartodromo. Spesso salivo su un kart e giravo, ma quando scendevo poi rimanevo tutto il giorno a vedere gli altri girare in pista. Mio padre purtroppo non mi supportava molto in questa cosa”.
Berger ha poi raccontato un curioso aneddoto sul kartodromo di Riccione risalente al suo secondo periodo in Ferrari. “Durante il mio secondo periodo in Ferrari un giorno tornai al kartodromo di Riccione e ritrovai il proprietario, ancora vivo. All’inizio non mi riconobbe, poi mentre parlavamo si ricordò di me, rammentando che ogni tanto distruggevo tutto. Mi chiese poi se avessi a che fare qualcosa con la Ferrari. Non potete immaginare la sua felicità quando gli dissi che ero uno dei piloti”.
I primi passi in Alfa, F3 e quella prima volta ad Imola

“L’inzio della mia carriera è stata un po’ atipica. Ho inziato tardi, a 21 anni ma poi ho recuperato terreno e a 24 sono approdato in F1 dopo una quarantina di gare. Ho iniziato a correre nel trofeo Alfasud e poi poco dopo sono passato in F3 con il team Trivellato di Venezia, continuando il mio legame con l’Italia”.
Berger ha poi proseguito il suo racconto svelando il nome della persona che l’ha aiutato ad arrivare in F1, personaggio che nel bene e nel male conosciamo molto bene. “Per me Helmut Marko è stato importantissimo. Mi ha insegnato chi dovevo essere e mi ha aiutato dandomi consigli e avvicinandomi ai suoi contatti nel paddock. È anche grazie a lui e ai suoi contatti con BMW se nel 1984 sono arrivato in F1 in ATS”.
Prima di passare al capitolo F1, è stato chiesto all’ex Ferrari quale fosse stata la prima volta a contatto con il mondo della F1. “La prima volta che ho visto la F1 dal vivo è stato, continuando il filo conduttore con l’Italia, ad Imola. Mi ricordo che tentavo in tutti i modi di scavalcare i muri per vedere le monoposto. La primissima vettura che ho visto è stata quella di Michele Alboreto. Ero vicino ad un punto di frenata, e lì si vedeva chiaramente quanto fossero bravi quei piloti. Tra me e me mi son detto che non sarei mai arrivato a quel livello. Non avrei mai immaginato che pochi anni dopo sarei diventato il compagno di squadra dello stesso Alboreto”.
Prima vittoria e passaggio in Ferrari
Berger è poi passato a raccontare la prima vittoria in F1 e il suo passaggio in Ferrari. “Ho cominciato in F1 con l’ATS e poi ho fatto una stagione alla Arrows. La prima grande stagione, però, l’ho corsa con Benetton nel 1986. Sempre in quell’anno ho colto la prima vittoria sia per me che per il team in Messico. Quella vittoria, in un certo senso, è stata un po’ un sollievo dal momento che sapevo già di avere un contratto firmato con Ferrari per il 1987. Non volevo arrivare in un team del genere senza aver conquistato qualcosa di importante”.

Interessante poi il racconto del suo passaggio a Maranello. “È una storia molto interessante. L’interesse di Enzo Ferrari nei miei confronti nasce ad Imola nell’86, quando durante la gara sorpasso una delle sue vetture. Dopo quel weekend ricevo una telefonata da Marco Piccinini, suo braccio destro, che mi chiede se volessi incontrare il sig. Ferrari. Ancora però non sapevo a che cosa fosse dovuta la visita. Arrivo a Maranello e Piccinini viene a prendermi ad una stazione di servizio. Salgo sull’auto e mi mette una coperta sulla testa affinché nessuno mi vedesse”.
“Arrivato nell’ufficio di Enzo Ferrari cominciamo a discutere, assieme a Piccinini e al figlio di Enzo, Piero. La prima cosa che mi chiede è se ho un manager. Non avevo un manager, quindi Ferrari mi risponde ‘Bene, quindi significa che se troviamo un accordo possiamo già firmare il contratto oggi?’. Mi preparò un contratto abbastanza generoso, non ci fu bisogno di aggiungere o togliere alcunché”.
“Non ho mai avuto dubbi sulla scelta di correre per Ferrari. Prima di firmare avevo ricevuto anche una chiamata da Williams ma avevo già deciso che avrei corso per il team di Maranello, a qualunque condizione. Era sempre bello lavorare con Ferrari, spesso pranzavamo insieme. La prima domanda era sempre su come andava la monoposto, la seconda su com’erano le ragazze nel paddock. Essere un pilota Ferrari è diverso dal resto, sei sempre trattato con un occhio di riguardo. È sempre la scelta migliore, non per vincere gare o campionati, ma per l’ambiente. Allora come oggi è il team in cui tutti vorrebbero essere”.
Monza 1988, il passaggio in McLaren e il ritorno
Alla domanda sulle sensazioni che ha provato Gerhard durante la storica vittoria a Monza nel 1988, l’austriaco ha risposto così. “Avevo tanti pensieri in testa. Enzo era morto qualche settimana prima, e il campionato non stava andando molto bene perché McLaren stava dominando. Mi ricordo che prima di quel weekend avevo parlato con Piccinini mentre eravamo in fabbrica a Maranello. Mi chiese quali fossero le mie sensazioni per Monza, e io risposi ‘Sono sicuro di vincere’. Piccinini si mise a ridere e mi disse che se avessi vinto a Monza avrei potuto avere in regalo una Ferrari. Quando poi vinsi, appena passato il traguardo, tra i mille pensieri, pensai ‘Bene, ora ho ottenuto una Ferrari’. Vedere i Tifosi felici spingere per venire vicini al podio e festeggiare con me ed Alboreto fu una cosa fantastica”.

Continuando a parlare di Ferrari, Berger ha poi raccontato il perché del suo ritorno nel 1993. “Quando ho deciso di lasciare Ferrari per andare in McLaren l’ho fatto perché volevo provare un’esperienza nuova. Dopo qualche anno però ho cominciato a sentire la mancanza dei miei amici italiani e dell’Italia, quindi quando mi hanno chiamato di nuovo non ho esitato. Anche perché avevano provato in tutti i modi a trattenermi prima che passassi in McLaren. Ho sempre avuto la sensazione di essere il benvenuto a Maranello. Tendenzialmente in Ferrari sono loro a dirti quando è il momento per te di lasciare il team, ma le volte che me ne sono andato la decisione è sempre stata mia, perché loro mi avrebbero tenuto. Questo per me è motivo di orgoglio”.
Ayrton Senna e gli scherzi di Berger
Non si poteva, poi, non parlare della grande amicizia tra Berger e l’asso brasiliano Ayrton Senna. “Eravamo grandi amici” ha detto l’austriaco. “Abbiamo cominciato a conoscerci ai tempi della F3 e sin da subito tra noi c’è stata chimica. In pista le battaglie con lui erano dure, ma fuori dal circuito non c’era rivalità. Quando sono arrivato in McLaren ho capito veramente quanto fosse forte e che lo era più di me. Ma ciò non ha influito sulla nostra amicizia che è continuata fino alla sua morte”.
“Quando ho avuto il grave incidente di Imola nell’89, Ayrton è stato il primo a chiamarmi. Ci siamo detti che era necessario modificare o spostare il muro all’esterno del Tamburello. Tempo dopo, durante dei test, siamo andati insieme in pista per verificare la fattibilità di questa cosa, ma ci siamo accorti che c’era un fiumiciattolo all’esterno del circuito, e che non sarebbe stato possibile spostare il muro. Abbiamo preso in considerazione l’idea di una chicane, ma non si è fatto più nulla. Alla morte di Ayrton ho preso in considerazione il ritiro ma ho deciso di continuare perché era ciò che amavo fare. Dopo l’incidente di Imola la FIA ha accelerato il processo verso una F1 più sicura”.

E alla richiesta di raccontare il migliore dei tanti scherzi fatti in carriera, Gerhard ha risposto dicendo: “I migliori non li posso raccontare (ridendo), ma posso raccontarvi i secondi migliori. Una volta eravamo ad Imola con Ayrton e lui stava negoziando un nuovo contratto. Dormivamo a Villa d’Este sul Lago di Como, e per raggiungere la pista abbiamo preso l’elicottero, pilotato da Senna. Ayrton aveva una valigetta con il contratto all’interno, che aveva messo sul retro dell’elicottero. Mentre eravamo in volo a circa 200 metri sopra al circuito, siccome mi annoiavo, ho preso la valigetta, ho aperto la porta e l’ho buttata giù. Ayrton non se n’era accorto, ma dopo l’atterraggio ci è corso incontro un marshall con la valigetta, che era caduta proprio vicino a lui. Solo così se n’è accorto”.
Il momento attuale di Ferrari
Non poteva mancare la domanda sulla stagione che Ferrari sta vivendo. “So che tutti sono delusi” ha detto Berger. “Ma bisogna ricordare che Ferrari tra 2021 e 2022 ha fatto passi da gigante. Binotto e tutto il team hanno fatto un grande lavoro, ma ancora non sono pronti per vincere il campionato e per questo commettono errori. Fa male ma è normale, in Red Bull sono più preparati. È solo una questione di dettagli perché Leclerc è pronto per lottare per il mondiale, così come lo è anche Sainz. Spero che imparino dagli errori e che l’anno prossimo possano combattere per il campionato”.
Berger al giorno d’oggi: tra DTM e figli
Ora Berger, dopo un’intensa carriera post F1 come manager e dirigente, è presidente dell’ITR, società organizzatrice del DTM. “Ho avuto una fantastica carriera molto attiva nel motorsport. Molti degli sportivi che si ritirano poi hanno come una sorta di buco nella loro vita e non sanno cosa fare. Io invece dopo il ritiro non mi sono fermato. Sono stato in BMW Motorsport dove ho curato anche il ritorno della casa come motorista in F1 e poi nel 2005 ho acquisito metà delle quote della Toro Rosso, vincendo anche a Monza nel 2008 con Vettel. Poi ho venduto le quote con l’intento di prendermi una pausa ma non mi sono fermato. Ora mi occupo del DTM e devo dire che al momento abbiamo veramente un buon prodotto”.

A Berger poi è stato chiesto anche di un possibile approdo di Valentino Rossi nella categoria e un parere sul futuro del motorsport. “Ho parlato un paio di volte con Valentino e sono sicuro che un’esperienza nel DTM non gli dispiacerebbe. Penso però che sia meglio per lui al momento acquisire esperienza nelle gare di endurance. Non deve avere fretta. Riguardo al futuro del motorsport è vero che la F1, che di recente ha lanciato la serie Netflix, è in buona salute, ma a parte questo stiamo tutti vivendo un momento difficile. Soprattutto perché nessuno sa che direzione prenderà il mercato delle auto stradali. Stiamo un remando controvento ma ce la faremo”.
Un altro Berger in F1?
“Ho 5 figli, di cui due piccoli” ha poi detto in conclusione l’austriaco. “Uno dei quali ha appena cominciato a correre sui kart. Giriamo a Lonato (sul Garda, ndr) e quindi prosegue il mio legame con l’Italia. Amo veramente tanto il tempo che spendo con lui. Ora mi toccherà decidere se dedicarmi a questa cosa o proseguire con il mio incarico nel DTM”. All’ultima domanda della Masolin sul suo Momento di Gloria, filo conduttore di questa edizione del Festival dello Sport, Berger ha risposto sorridendo: “La nascita dei miei figli”.
Seguici sui social!
Sei un grande appassionato della Formula 1? Vuoi seguire tutte le news sulla Formula 1? Bene! Seguici sui nostri canali Instagram e Telegram! Nessun costo, tutto gratis. Mi raccomando, se ritieni interessanti i nostri articoli, condividili con chi vuoi. Buon proseguimento di lettura sul nostro sito!

