Ospite assieme ad Antonio Giovinazzi al Festival dello Sport di Trento, Mattia Binotto ha fatto le sue considerazioni sulla stagione della Ferrari e sui suoi due piloti.
Prima di volare a Singapore per il GP del prossimo weekend, Mattia Binotto è stato ospite nella giornata di ieri, così come Gerhard Berger nella giornata di giovedì, al Festival dello Sport di Trento organizzato dalla Gazzetta dello Sport. Il team principal di Ferrari, assieme all’ex Alfa Romeo e ora terzo pilota della scuderia Antonio Giovinazzi, ha risposto alle domande di Federica Masolin e Gianluca Gasparini della Gazzetta, tra considerazioni sui suoi piloti e sulla stagione che sta vivendo il team di Maranello.
Binotto su Giovinazzi e sui due piloti titolari
“Che tipo di pilota è Antonio? Innanzitutto un pilota italiano e un pilota Ferrari” ha esordito Binotto alla domanda postagli. “È colui che è sempre pronto semmai dovesse essercene il bisogno. Sta facendo un gran lavoro di supporto e di sviluppo anche al simulatore. È un pilota molto versatile e che si sa adattare alle varie categorie. Lo ritengo veloce e di esperienza”. Parole al miele, dunque da parte del team principal Ferrari nei confronti di Giovinazzi, che come confermato da Binotto stesso sta facendo un gran lavoro assieme ai due piloti titolari per migliorare la vettura anche in vista dell’anno prossimo.
L’ingegnere italo-svizzero si è poi spostato proprio sulla sua coppia di piloti. “Che rapporto ho con loro? È una generazione diversa dalla mia. Sono due ragazzi giovani e il rapporto con loro è come un rapporto tra padre e figlio. Ricordo che quando Charles ha iniziato il suo percorso in Ferrari nel 2019 gli ho detto ‘Sei nato nell’ottobre del 1997, mio figlio a novembre del 1997. Avete la stessa età quindi non provare a prendermi in giro perché so come funziona’. Scherzi a parte, passo più tempo con loro che con la mia famiglia quindi è un rapporto molto stretto e di fiducia reciproca. Credo che questo clima si respiri anche da fuori. Certo, ogni tanto si discute, ma come in tutte le famiglie”.

Anche Giovinazzi poi ha parlato del suo ruolo di terzo pilota e del suo rapporto con Charles Leclerc e Carlos Sainz. “È già il terzo anno che faccio il terzo pilota. L’ho fatto anche nel 2016 e nel 2017 sempre in Ferrari. Sono stato pilota di riserva di Seb (Vettel, ndr) e di Kimi (Raikkonen, ndr) e ho imparato tantissimo. Tra l’altro nel 2017 sono subito salito in macchina in Sauber (per sostituire l’infortunato Wehrlein, ndr), quindi non me lo scorderò mai. Cerco sempre di dare il massimo e cercare di capire come lavorano Charles e Carlos per imparare qualcosa anche da loro. Li conosco entrambi da prima che entrassero in F1, e ci vediamo spesso anche in palestra. Condividiamo i meeting e i dati quindi il rapporto è buono”.
Sull’argomento, Binotto ha poi chiosato così: “Cosa vorrei di più da Charles e Carlos? Vorrei più vittorie (ridendo)”.
La monoposto c’è, il team…
Ci si è poi spostati sul momento che sta vivendo il team, che è partito bene ma che ha poi dovuto cedere il passo ai rivali della Red Bull. “Se mi aspettavo di essere competitivi quest’anno? Un po’ sì, parlando con Charles e Carlos dopo i primi test di Barcellona” ha esordito Giovinazzi, al quale Binotto ha poi risposto: “Menomale che lui se l’aspettava, io un po’ meno. Sapevamo comunque di poter contare su una squadra che già nel cambio regolamentare del 2017 aveva tirato fuori un buon progetto. Per il 2022 le aspettative erano alte, ma eravamo tranquilli perché sapevamo che stavamo lavorando bene nei vari reparti”.
“Ho avuto la fortuna di aver vissuto in prima persona l’epoca d’oro della Ferrari con Schumacher, e di quel periodo ho tanti ricordi, ma soprattutto ricordo la mentalità vincente che c’era anche quando le cose andavano bene e che ancora noi non abbiamo. Ricordo però anche gli anni precedenti, dove la monoposto era competitiva ma sono mancate altre cose, vedasi i problemi al pitstop al Nürburgring nel ’99. Quindi serve sì la monoposto ma anche affinare altri meccanismi. Poi, quest’anno abbiamo pagato molto lato affidabilità” ha proseguito il boss del Cavallino.
“Per il finale di stagione sappiamo che Red Bull ha un leggero vantaggio su di noi, ribaltare i pronostici diventa difficile. Quello che dobbiamo fare è migliorarci e dimostrare cosa possiamo fare” ha detto Binotto chiudendo l’argomento.
Una F1 competitiva, Kimi e Seb
Al team principal è stato poi chiesto che cosa si prova a condividere le battaglie in pista con così tanti piloti forti in griglia. “Avere così tanti piloti forti in pista è veramente un privilegio. Max (Verstappen, ndr) è un pilota straordinario, così come i nostri. Di Lewis (Hamilton, ndr) non c’è nulla da dire penso. E poi abbiamo anche i nostri piloti FDA come Mick (Schumacher, ndr) che è in Haas e come Shwartzmann che è molto veloce. Poi in F3 abbiamo Arthur, fratello di Charles e Oliver Bearman che ha fatto un salto di due categorie e ha disputato una grande stagione sfiorando il titolo”.

Giovinazzi ha poi risposto alla domanda sul pilota più simpatico del paddock. “Mah, il più simpatico sicuramente è colui che è stato mio compagno di squadra per tre anni, Kimi (Raikkonen, ndr). Davanti a voi giornalisti non è il Kimi che conosco io. Non ho mai avuto il piacere di partecipare ad una festa con lui, ma di aneddoti ne ho tanti, alcuni dei quali li avete visti anche voi come l’onboard sul Nordschleife. Sono stati tre anni bellissimi con lui, ho imparato tantissimo. È stata una persona che mi ha fatto crescere molto. In più è stato anche un compagno di squadra leale, e non è facile in questo mondo”.
Spazio anche per una riflessione su Sebastian Vettel. “Sebastian ha lasciato un ricordo a tutti i ferraristi, sia ai tifosi che a chi lavora a Maranello. La scelta di separarci è stata sofferta ma avevamo il bisogno, come Scuderia Ferrari, di rinnovarci e penso che sia stata la scelta giusta. Ricordo che nei box c’era sempre musica italiana come Toto Cutugno. Non si limitava a farla passare ma cantava anche” ha detto Binotto.
“Sul lavoro Seb era maniacale, diceva veramente tutto agli ingegneri. Un pilota molto diverso da Kimi. Nei briefing il primo parlava per un’ora, il secondo per 10 minuti” ha ricordato poi Giovinazzi.
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