Latifi: non consideratelo solo “un meme”

Latifi: non consideratelo solo “un meme”

23 Settembre 2022 0 Di Francesco Gheza

Attraverso una serie di considerazioni e dati, analizziamo perché, Latifi avrebbe meritato una considerazione diversa.

Dopo un susseguirsi di voci sempre più incessanti, Williams e Nicholas Latifi, tramite un annuncio congiunto sui propri canali social, hanno comunicato che al termine della stagione, prenderanno strade diverse.

Anche a causa delle prestazioni sotto la media del pilota canadese, è parso probabile fin da subito che il team britannico stesse guardando altrove per il secondo sedile, pertanto, l’annuncio non ha destato particolare stupore.

Nonostante si tratti di un pilota che durante la sua carriera in F1 non ha raccolto quanto sperato, è il caso di analizzare le circostanze che hanno portato a questo apparente fallimento.

Attraverso una serie di considerazioni e dati, analizziamo perché, Latifi avrebbe meritato una considerazione diversa.

LE DIFFICOLTA’ DEL DEBUTTO E LA PRIMA STAGIONE

Latifi debutta in F1 nel 2020, alla guida della Williams, con una notevole quantità di test alle spalle, condotti sia privatamente che in sessioni ufficiali.

Nel 2019, grazie a quattro vittorie e otto podi conquistati in F2, riesce a piazzarsi secondo in campionato (alle spalle di Nyck De Vries), dimostrando di essere pronto al salto nella categoria maggiore.

Il primo problema che porta Latifi a disilludere le belle aspettative createsi intorno alla sua figura, è proprio la scuderia stessa con cui il pilota deve affrontare la stagione di debutto.

La Williams, infatti, proviene da un paio di stagioni molto al di sotto delle sue abitudini e il 2020 non fa eccezione.

Questo porta i piloti a trovarsi costantemente nelle retrovie, portandoli inevitabilmente lontano dai riflettori e impedendo che venga dato il giusto rilievo alle eventuali buone prestazioni ottenute.

A questa problematica, va ovviamente ad aggiungersi anche il ben noto problema della pandemia.

A causa del COVID, infatti, la stagione 2020 subisce un brusco arresto ed il debutto del pilota canadese slitta a luglio, portando così ad una ovvia flessione delle prestazioni.

Persino i piloti più esperti, infatti, riferiscono che uno stop così lungo prima dell’inizio della stagione, risulta deleterio per il ritmo e le conseguenti prestazioni, fatto che si rende ancora più evidente su di un rookie come Latifi.

IL RAPPORTO CON IL COMPAGNO DI TEAM

Ad una situazione già complessa, si deve associare anche il confronto che il pilota di Montréal ha avuto con il compagno di team George Russell.

Se è vero che il proprio compagno di squadra è il primo rivale da battere, è da considerare anche il fatto che il pilota inglese è notoriamente considerato un giovane fenomeno, a ragione anche di quanto mostrato prima con la stessa Williams e ora in Mercedes.

L’indelicato paragone fra un astro nascente e un rookie, è stato ovviamente nocivo per Latifi, capace di concludere davanti al compagno in sole due occasioni (Italia e Russia), al netto dei DNF.

Attraverso una serie di considerazioni e dati, analizziamo perché, Latifi avrebbe meritato una considerazione diversa.

IL 2021 DI LATIFI FRA ALTI E BASSI

I primi risultati all’altezza di quanto atteso, sono arrivati durante la scorsa stagione.

Grazie ad una vettura migliore, nel 2021, la Williams ha potuto lottare per i punti in più di un’occasione, riportando così, seppur in maniera marginale, l’attenzione sui propri piloti.

La svolta è arrivata durante il caotico Gran Premio di Ungheria, nel quale Latifi, precedendo il compagno di team George Russell (ottavo al traguardo), grazie a uno straordinario settimo posto, ha conquistato i primi punti per la Williams dopo più di due anni.

Al termine della pausa estiva, la pioggia del Belgio ha nuovamente donato una gioia al canadese.

Forte del nono posto conseguito al termine delle qualifiche bagnate del sabato, e di una pioggia torrenziale che, come noto, ha impedito che la gara si corresse (i punti sono in questo caso assegnati in base alla posizione di qualifica), Latifi è andato a punti per la seconda gara consecutiva.

Tuttavia, anche in questa occasione, la fortuna non ha girato dalla parte del canadese e la sua prestazione è finita in secondo piano.

Tutta l’attenzione dei media e dei tifosi è stata infatti canalizzata dal compagno di team, che sfoderando una prestazione ai limiti del surreale, si è qualificato al secondo posto, alle spalle del solo Max Verstappen.

Quella che sarà poi considerata da tutti la gara più falsata degli ultimi anni, regala quindi a Russell il primo podio, andando ad eclissare quella che comunque, ed è bene ricordarlo, è una brillante prova di Latifi.

Ad assestare però il colpo più duro, e a creare il più grande punto d’arresto nella carriera di Nicholas Latifi, ci penserà, però, solo poche settimane più tardi, la gara di Abu Dhabi.

Attraverso una serie di considerazioni e dati, analizziamo perché, Latifi avrebbe meritato una considerazione diversa.

ABU DHABI, L’INIZIO DELLA CADUTA

Può, il più banale degli incidenti, distruggere mentalmente un pilota?

L’impatto del finale della scorsa stagione sulla F1, non ha certo bisogno di essere raccontato, ma spesso ci si dimentica di citare, come un pilota che a conti fatti non ha alcuna colpa in quanto successo, sia stato trattato.

Quando il ben noto ultimo atto del campionato ha raggiunto il suo picco, infatti, moltissimi pseudo tifosi si sono scagliati, non verso chi aveva il compito di gestire la situazione creatasi, ma verso chi, incolpevole, aveva dato luogo alla stessa.

È in questo momento che Latifi viene gettato in un vortice di accuse ridicole, insulti, abusi e addirittura minacce di morte che lo portano a temere per la sua sicurezza e quella delle persone a lui care.

È deplorevole pensare che, un ragazzo di 26 anni che corre inseguendo il suo sogno, sia stato bersagliato da attacchi così feroci e da tanto odio gratuito solo per aver avuto un incidente come ce ne sono a decine in una stagione.

La sfortuna di Latifi? Aver causato quell’incidente nel  Gran Premio sbagliato e al momento sbagliato.

Quanto successo avrebbe avuto un enorme impatto mentale su chiunque, e nonostante il giovane canadese abbia lavorato a lungo per lasciarsi alle spalle l’avvenimento, le prestazioni negative della stagione corrente, sono probabilmente da ricercare anche in questo.

IL PARERE DEL TEAM

Secondo quanto testimoniato da Jost Capito, amministratore delegato e Team Principal di Williams, ai microfoni di “The High Performance Podcast”, l’accaduto dello scorso anno ha profondamente segnato Latifi.

“È stato estremamente difficile. Chiunque non abbia attraversato questo, non ha idea di come ci si senta” ha detto Capito, “Anche se spegni i social media, sei sempre in contatto con qualcuno che li ha e che li segue ancora. Sai che sta succedendo e non puoi scappare”.

“Sono sicuro che ciò abbia influenzato la sua guida dopo, ne sono convinto. Posso capirlo ed è per questo che gli abbiamo dato fiducia e lo abbiamo sostenuto per tutta la stagione” ha aggiunto il Team Principal di Williams”.

LA STAGIONE 2022 E IL MOTIVO DELLA ROTTURA

Il pessimo momento di forma del canadese, sta purtroppo continuando anche nella stagione 2022.

Nonostante George Russell sia passato in Mercedes, l’approdo di Alex Albon in Williams non ha comunque giovato a Latifi, sintomo che il problema risiede effettivamente molto più in profondità.

La sua frustrazione ha avuto la massima espressione al termine del Gran Premio di Canada, dove il pilota di casa si è animosamente lamentato dicendo che “non c’era nulla di piacevole” nella sua gara.

Il cambio di telaio operato a Silverstone, sembrava aver ridato a Latifi un pizzico di fiducia, migliorandone il comfort alla guida e portandolo a sperare in un miglior giudizio, da lì in avanti, da parte del team.

Purtroppo la recente storia di Monza, dove il debuttante per il team Williams, Nyck De Vries, è riuscito nell’impresa di andare a punti e far nuovamente sfigurare il canadese, ha tolto definitivamente ogni speranza di rinnovo.

Pochi momenti possono addolcire la storia amara di Latifi in F1, ma certamente il pilota meritava di meglio rispetto a quanto la critica gli ha offerto.

Attraverso una serie di considerazioni e dati, analizziamo perché, Latifi avrebbe meritato una considerazione diversa.

IL FUTURO DI LATIFI

Dalle battute relative all’incidente di Abu Dhabi, all’ormai ridondante soprannome “GOATifi”, i social media si sono divertiti a schernire il pilota al fine di raccogliere qualche consenso in più, non curandosi minimamente di quanto impattante possa essere tutto ciò sulla vita e sulla carriera di un giovane.

Al momento non è ancora chiaro quale sarà il futuro del pilota canadese, ma si spera che possa unirsi al roster di piloti che inseguono il successo nelle categorie Indycar, Formula E o Endurance.

L’augurio è che ora Latifi possa godersi le ultime gare della stagione alla guida della Williams, ma, soprattutto, che possa raggiungere la serenità, qualora ne fosse ancora alla ricerca, ricordando che nella vita, esistono cose ben più importanti dell’essere un campione.

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