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5 spunti di riflessione che ci lascia il GP di Singapore

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La scorsa domenica si è svolta la 17° gara del mondiale 2022 che ormai si avvicina sempre di più al termine. Vediamo, quindi, quali sono i principali oggetti di discussione in vista del GP del Giappone.

1. La Red Bull è nei guai per la questione Budget Cap 2021?

Nell’avvicinamento al weekend asiatico sono circolate diverse voci che sostenevano un’irregolarità, commessa da due scuderie, nella gestione del tetto costi dello scorso anno.

Difatti Red Bull e Aston Martin sono state accusate di aver speso una cifra maggiore rispetto a quella consentita. Per il team austriaco si ipotizza un eccesso di circa 10 milioni, mentre per quello inglese intorno ai 5.

Non sono di certo mancate delle dichiarazioni piene di accuse, alcune davvero pesantissime, da parte degli altri Team Principal in particolare, alle quali Horner ha risposto prontamente.

La scorsa domenica si è svolta la 17° gara del mondiale 2022 che ormai si avvicina sempre di più al termine. Vediamo, quindi, quali sono i principali oggetti di discussione in vista del GP del Giappone.
Christian Horner, Team Principal Red Bull, si difende sulla questione budget cap in conferenza stampa

Ma realisticamente, cosa rischia la Red Bull? Le penalità per una cosiddetta “major breach”, ovvero un’irregolarità oltre il 10%, variano dalla squalifica, alla riduzione dei punti piloti e costruttori, fino a una multa salata, meno budget per il prossimo anno e meno tempo in galleria del vento.

Insomma, se le voci dovessero essere confermate, il rischio è di una penalità davvero pesante, che andrebbe potenzialmente a influire sulle stagioni a venire e soprattutto creerebbe un precedente.

2. Le lotte nel mondiale costruttori si decideranno punto su punto

Dopo un grandissimo risultato per Mclaren e Aston Martin, i rispettivi migliori stagionali, le battaglie per il quarto e settimo posto nel campionato dei team entrano sempre più nel vivo.

Il team di Woking riesce infatti a scavalcare Alpine dopo il doppio ritiro per la scuderia francese, e adesso è davanti di 4 punti.

Più indietro invece, dopo un’Alfa Romeo relativamente tranquilla a 52, troviamo Aston Martin a quota 37, inseguita per la prima volta quest’anno da Haas e AlphaTauri, entrambe a 34.

Chi riuscirà a spuntarla? Probabilmente lo scopriremo solo ad Abu Dhabi.

3. Pérez non si dà mai per vinto

Dopo mesi estremamente complicati, il messicano torna, proprio su un circuito cittadino, quello che aveva dato del filo da torcere a Verstappen a inizio anno.

Anche questo weekend era lontanissimo dall’olandese, ma riesce a capitalizzare un errore molto ingenuo da parte di Red Bull sulla vettura numero 1 in qualifica.

A quel punto, mentre Max fatica in mezzo al gruppo, conduce una gara perfetta dalla partenza alla bandiera a scacchi, portando a casa una meritata vittoria, la più dominante della sua carriera.

4. Anche i migliori sbagliano

Quelli che probabilmente vengono ritenuti, giustamente, i piloti migliori in griglia, Max Verstappen e Lewis Hamilton, hanno avuto un weekend difficile.

Il primo si fa prendere dalla foga in una gara di rimonta condizionata dal sabato, il secondo commette un errore abbastanza banale all’inseguimento di Carlos Sainz.

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L’errore di Lewis Hamilton nello scorso GP

Anche i loro team, Red Bull e Mercedes, sono stati ben lontani dalla perfezione in quel di Singapore.

Per la scuderia austriaca, come anticipato in precedenza, l’errore di calcolo del quantitativo di benzina costa a Verstappen la possibilità di portare a casa la pole; sprecando, di fatto, il primo match point per il campionato.

Il team capitanato da Toto Wolff sbaglia, invece, la strategia a George Russell, compromettendo quella che era una gara in cui c’era poco da perdere, ma di meglio si poteva fare.

5. La FIA è sempre più inadeguata

Carlo Vanzini ha utilizzato diverse volte una frase che descrive perfettamente lo stato attuale delle cose: “La Formula 1 si muove troppo velocemente mentre la FIA resta ferma”. Tutti i torti non li ha.

Ancora da comprendere la procedura di partenza in caso di pista bagnata, qui rimandata a differenza di Monaco dove si partì dietro Safety Car, nonostante un quantitativo di acqua in pista maggiore nel principato.

Per poi non parlare della penalità data a Sergio Pérez nel post gara. Perché aspettare la fine del GP? Perché è necessario ascoltare il pilota in una situazione oggettiva?

Infine, perché altre volte in cui il parere del pilota potrebbe essere determinante (si pensi all’unsafe release di Sainz in Olanda, che rallentò per non investire un meccanico McLaren) si decide sul momento?

Insomma, servono chiarezza e un metro di giudizio costante, una volta e per tutte.

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