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Un giro di pista: Circuito di Suzuka (GP del Giappone)

Assieme a Singapore, torna in calendario anche lo storico GP di Suzuka. Scopriamone insieme la storia e i segreti per un giro perfetto.

Torna, dopo gli anni della Pandemia, anche il Circuito di Suzuka, in Giappone. Il paese del Sol Levante, quindi, ospiterà nuovamente il Gran Premio del Giappone dopo ben tre anni dall’ultima edizione, quella del 2019, vinta da Valtteri Bottas. Il finlandese infatti conquistò la vittoria dopo essere partito in terza posizione sulla griglia, mentre il poleman fu Sebastian Vettel, alla sua ultima pole position in carriera fino ad oggi.

Quello di Suzuka è uno dei circuiti più iconici della F1, teatro di tanti momenti che hanno segnato la storia di questo sport, come i contatti tra Senna e Prost nel 1989 e nel 1990 e la vittoria del primo mondiale in Ferrari per Michael Schumacher, nel 2000. Vediamo dunque la sua storia.

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Vettel a Suzuka nel 2019

Un po’ di storia

Il Suzuka International Racing Course, questo è il suo nome ufficiale, sorge appunto nella località di Suzuka, nella Prefettura di Mie e non distante dalla città di Nagoya, in Giappone. L’idea di costruire un circuito permanente in questa zona viene al fondatore della Honda Motor Company, Soichiro Honda, che vorrebbe un tracciato su cui provare le vetture del suo marchio. Il circuito di Suzuka viene dunque completato nel 1962, sulla base del disegno dell’olandese John “Hans” Hugenholtz, ex direttore di Zandvoort e disegnatore di altri circuiti di F1 come quello di Zolder, Jarama e parte dell’Hockenheimring. Suzuka è l’unico circuito di Grado 1 FIA ad avere un layout ad’ “8” assieme a quello di Fiorano.

Il tracciato entra nel calendario di F1, però, solo nel 1987, dopo l’assenza di un decennio della gara giapponese, che in precedenza aveva come sede il Fuji Speedway. Nel 1989 Ayrton Senna e Alain Prost collidono alla chicane prima del traguardo, in uno degli episodi più famosi e controversi della F1. I due verranno al contatto anche l’anno successivo, stavolta al via della gara, con Senna che “vendicandosi” dell’anno precedente toglierà a Prost la possibilità di vincere il mondiale e portarlo a Maranello. Poco male, perché un decennio più tardi, proprio a Suzuka, Michael Schumacher riporterà il titolo piloti in terra italiana in quello che sarà il primo dei suoi cinque titoli consecutivi con la Rossa.

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  • 50 anni di schumacher l alba della marea rossa ricordi e memorie dell inizio di un era irripetibile e quella volta che ruppi il tavolino di marmo fhqc

Suzuka ospita anche il Motomondiale, e nel 2003 è teatro del brutto incidente che costerà la vita a Daijiro Kato, pilota del Team Gresini in MotoGP. Da quel momento in poi la gara giapponese uscirà dal calendario della massima categoria motociclistica. Non da quello della F1, però, che terrà Suzuka come sede del GP del Giappone fino al 2006. Nel biennio 2007-2008 il Circus si sposta brevemente al Circuito del Fuji, per poi ritornare a Suzuka nel 2009 e fino al 2019, ultima edizione.

L’edizione del 2014, bagnata dalla pioggia, è purtroppo teatro dell’ultimo incidente mortale in F1, quello di Jules Bianchi. Un incidente che segnerà un altro punto di svolta fondamentale per la sicurezza di questo sport, così come fece quello di Senna a Imola. È grazie Jules se ora abbiamo l’Halo, dispositivo che più e più volte si è dimostrato determinante in termini di sicurezza.

In termini di layout, il Circuito di Suzuka vede negli anni modifiche minori che cambiano di poco quello originario. Nel 1983 viene inserita la Chicane prima del traguardo, mentre nel 1987 la Curva Degner viene divisa in due curve. Nel 2002 vengono riprofilate la Chicane e la 130R così come la Curva Dunlop. Ultima modifica degna di nota nel 2003, con la Chicane che viene modificata per essere più veloce e più vicina alla 130R.

I numeri di Suzuka

Come sempre, un po’ di numeri.

  • Lunghezza: 5,807 km
  • Numero di curve: 18
  • Numero di Layout: 3 (Grand Prix Circuit, East Circuit, West Circuit)
  • Numero di edizioni disputate: 31
  • Giro veloce in gara: Lewis Hamilton su Mercedes nel 2019 – 1’30.983

I vincitori a Suzuka

6 vittorieMichael Schumacher
4 vittorieSebastian Vettel , Lewis Hamilton
2 vittorieGerhard Berger, Ayrton Senna, Damon Hill, Mika Hakkinen
1 vittoriaAlessandro Nannini, Nelson Piquet, Riccardo Patrese, Rubens Barrichello, Kimi Raikkonen, Fernando Alonso, Jenson Button, Nico Rosberg (2016), Valtteri Bottas (2019)

I poleman a Suzuka

8 pole positionMichael Schumacher
5 pole positionSebastian Vettel
3 pole positionAyrton Senna, Nico Rosberg
2 pole positionGerhard Berger, Jacques Villeneuve, Lewis Hamilton
1 pole positionNigel Mansell, Alain Prost, Rubens Barrichello, Ralf Schumacher, Felipe Massa, Mark Webber

Analisi e disclaimer

Japan Circuit

Fatta la storia e ripassati i numeri, ci buttiamo nell’analisi del giro. Come sempre è un’analisi amatoriale e non professionale, dal momento che non vengono usati dati telemetrici. Ci facciamo aiutare dal giro di qualifica di Sebastian Vettel nell’ultima edizione del gran premio. I crediti del video vanno al canale ufficiale della F1.

Primo settore

Il primo settore, assieme alla curva 130R dell’ultimo, è forse il tratto più iconico del circuito. Il rettilineo è l’unica zonza DRS del tracciato, e si arriva in Curva 1 a circa 330 km/h. Essa va affrontata senza frenare, e infatti si frena solo prima di curva 2. Si scalando 4 marce e si percorre la curva a circa 170 km/h. Ci si butta poi verso la sezione a S, che comprende curve 3-4-5-6.

Curva 3 si affronta in pieno a quasi 260 km/h mentre per curva 4 si frena leggermente percorrendo la curva a circa 225 km/h. Anche curva 5 non è da affrontare in pieno, infatti la sfida è quella di dosare il gas per avere la miglior velocità possibile senza andare lunghi e compromettere il giro. Anch’essa viene affrontata a circa 225 km/h. L’ultima curva della sezione è la 6, la più lenta. Si tocca leggermente il freno e la si percorre poco sotto i 200 km/h. Il lungo curvone che segue dopo, la Curva Dunlop (curva 7) è l’ultimo del primo settore e va percore in pieno.

Secondo settore

Il secondo settore va da curva 8 a poco prima di curva 15. Si arriva in curva 8, anche detta Curva Degner, a circa 300 km/h dopo aver percorso la Curva Dunlop e si frena al cartello dei 50m scalando due marce per affrontare la curva a 240 km/h. Si scalano altre due marce e si affronta curva 9 a circa 150 km/h. Acceleratore a tavoletta per andare verso curva 10 e curva 11, il tornantino. Si frena molto forte poco dopo aver percorso curva 10, cercando di non finire troppo lunghi, e si affronta il tornantino ad una velocità di 75 km/h.

Curva 12 è una lunga piega verso destra da affrontare in pieno che porta poi a curve 13 e 14, la Curva Spoon (cucchiaio). Si frena al cartello dei 50m e si scalano due marce, passando così da 305 km/h a quasi 220 km/h per il primo apex (curva 13). Si scalando altre due marce e si affronta il secondo apex ad una velocità tra i 160 e i 170 km/h, lanciandosi poi per il terzo settore.

Terzo settore

Il terzo settore comprende curve 15, 16, 17 e 18. Curva 15 è la famosa 130R, una velocissima piega a sinistra che va affrontata in pieno a quasi 310 km/h combattendo contro grandi forze G. Il tratto successivo porta alla Chicane (curve 16 e 17). Si frena forte al cartello dei 100m e si scala fino in 3a marcia per affrontare le due curve ad una velocità di circa 100 km/h. Curva 18 è il curvone che riporta poi sul rettilineo principale, da affrontare in pieno.

Scelta difficile

Suzuka non è certamente semplice da interpretare, né in termini di guida che in termini di set-up. I team in genere prediligono un set-up aerodinamico da medio carico, per avere un buon compromesso tra il grip in curva e la velocità massima. Molto importante azzeccare la taratura delle sospensioni: si preferisce avere una macchina morbida, anche se bisogna fare attenzione a non esagerare. Sospensioni troppo morbide potrebbero portare il fondo della vettura a toccare l’asfalto nelle S del primo settore. Ciò potrebbe portare ad una perdita di carico improvvisa e ad un conseguente testacoda.

Bisognerà anche avere una grande efficienza in termini di Power Unit, visto che essa lavorerà a pieno regime per circa il 71% del tempo sul giro. Ciò significa che l’affidabilità, così come l’efficienza della parte ibrida, giocheranno un ruolo fondamentale. Poco stress, invece, per i freni, su cui i piloti agiranno solamente per il 15% del tempo sul giro.

Visto l’asfalto particolarmente abrasivo, Pirelli si presenterà con il trio di gomme più dure a disposizione: C1, C2 e C3, rispettivamente Hard,Medie e Soft.

Pirelli Giappone F1 2022

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