Indycar | Bocciati i motori da 2.4 litri: la griglia resta fedele ai 2.2 litri

Indycar | Bocciati i motori da 2.4 litri: la griglia resta fedele ai 2.2 litri

7 Dicembre 2022 0 Di Ivan Mancini

Il varo dei motori termici da 2.4 litri, previsto per il 2024, è stato definitivamente rimandato a data da destinarsi. La massima serie automobilistica statunitense proseguirà dunque con i motori V6 biturbo da 2.2 litri, abbinati ad un’unità di recupero energia.
 

L’IndyCar ha deciso: strada spianata verso l’ibrido, ma senza i motori endotermici da 2.4 litri. La notizia era nell’aria da tempo, date le continue procrastinazioni nel corso degli anni, ma l’ufficialità è arrivata solamente nelle ultime ore. A partire dal 2024, le nuove vetture della massima serie automobilistica statunitense continueranno ad essere motorizzate dai propulsori V6 biturbo da 2.2 litri, con l’aggiunta di oportune unità per il recupero energia. Momentaneamente accantonati, dunque, i motori endotermici da 2.4 litri, al fine di dare maggiore spazio allo sviluppo delle componenti ibride, considerata una priorità inderogabile.

Forte l’entusiasmo di Jay Frye, presidente IndyCar, emerso dal comunicato stampa. “I motori IndyCar da 2.2 litri forniti da Honda e Chevrolet ci hanno regalato le gare più competitive al mondo. I motori ibridi del 2024 garantiranno ancora più entusiasmo aumentando la potenza rispetto al motore attuale [da 700 a 900 CV, ndr]”.  

 

La storia dei V6 da 2.4 litri

Quella dei motori V6 da 2.4 litri è una storia piuttosto travagliata. L’idea di introdurre in IndyCar motori endotermici più grandi, in grado di aumentare la potenza complessiva dei propulsori, risale ad oltre quattro anni fa, nel lontano 2018. Originariamente, il piano d’azione formulato dai due motoristi (e reso pubblico in occasione della 102esima corsa della 500 Miglia di Indianapolis) prevedeva una serie di test durante l’estate del 2021, il debutto ufficiale nel corso del 2022 e lo sviluppo di tale Power Unit fino al 2026.

Un progetto decisamente ambizioso, ma non per questo motivo privo di inconvenienti. Nonostante il clima di ottimismo che si poteva respirare attorno al progetto, infatti, la proposta avanzata nel 2018 presentava diverse problematiche e motoristi dovettero ben presto fronteggiare i primi ostacoli lungo il loro percorso. La diffusione dell’epidemia ed i relativi ritardi nelle catene di produzione e spedizione hanno poi contribuito a peggiorare tale situazione, costringendo gli organizzatori della serie a rimandare prima al 2023, poi al 2024, il varo dei nuovi termici da 2.4 litri. Oggi, invece, la sentenza definitiva: le monoposto IndyCar continueranno ad essere animate dai motori biturbo da 2.2 litri. Anche nel 2024, quando l’avvento della tecnologia ibrida contribuirà ad aumentare le prestazioni dei già collaudati motori termici.

V6 biturbo Chevrolet da 2.2 litri, in fornitura alle monoposto indyCar

Nel marasma dei continui rinvii, i tecnici Honda e Chevrolet hanno comunque continuato a lavorare sui relativi prototipi, ottenendo risultati interessanti al termine dei loro test. I motoristi statunitensi sono stati i primi ad a dare vita ad un termico da 2.4 litri (privo di componente ibrida) in un test condotto sul circuito di Indianapolis. All’epoca Rob Buckner, responsabile del programma Chevrolet, dichiarò il test “riuscito”, “produttivo” e in alcuni casi “impeccabile”. Dal canto suo, invece, Honda può vantare di aver assemblato per prima un propulsore completo di tecnologia ibrida e termica, il cui collaudo è avvenuto lo scorso ottobre in occasione di un test privato svolto sul medesimo circuito di Indianapolis.

A fronte del recente comunicato, d’ora in avanti i due motoristi della griglia concentreranno le loro forze sullo sviluppo della componente ibrida. Importanti in tal senso le parole di David Salters, presidente dell’HPD (Honda Performance Development). “Concentrarsi sull’elettrificazione e la sostenibilità è certamente uno dei nostri obiettivi chiave, e i nostri ingegneri e tecnici sono molto motivati ​​nello sviluppare il sistema ibrido ad una fase successiva. Tutti abbiamo tutti molto da imparare, ma è proprio per questo che corriamo: cerchiamo attivamente la prossima sfida”.

 

Qualche considerazione finale

Negli ultimi mesi la principale sfida tra i due motoristi della griglia è stata la ricerca delle migliori performance sul piano dell’ibrido. Honda e Chevrolet hanno investito molto sull’elettrico, e ciò ha sicuramente contribuito ad alimentare un pericoloso circolo vizioso, con pesanti conseguenze dal punto di vista economico. A maggior ragione, in uno scenario simile, passare dai motori termici da 2.4 litri a quelli da 2.2 litri è stata una scelta oltremodo sensata.

Con i costi di sviluppo relativamente alti per gli standard dell’IndyCar (noleggiare un motore per un’intera stagione può costare aìoltre un milione di dollari), e con le energie sempre più focalizzate sullo sviluppo dell’ibrido, c’era il concreto rischio che Honda e Chevrolet potessero non riuscire a fornire le 27 monoposto che prendono parte al campionato IndyCar del 2023. Ora, invece, i motoristi americani e giapponesi potranno svolgere il loro compito di ricerca in maniera più semplice ed “economica”, concentrandosi più da vicino sullo sviluppo della componente ibrida e sul modo per adattarla ai decennali V6 biturbo da 2.2 litri.

 

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