Gianni Morbidelli e l’esperienza in F1: Una promessa mancata?

Gianni Morbidelli e l’esperienza in F1: Una promessa mancata?

16 Dicembre 2022 0 Di Sebastiano Vanzetta

Ripercorriamo insieme la carriera di Gianni Morbidelli, una delle promesse italiane della F1 che non è mai sbocciata.

Negli ultimi decenni del secolo scorso, l’Italia è stata una fucina di piloti di F1, che però tranne rari casi non sono mai sbocciati pienamente. Tra questi anche Gianni Morbidelli, considerato uno dei piloti più promettenti degli anni ’90, nonché ottimo collaudatore, che però non è mai riuscito ad affermarsi pienamente.

Ripercorriamo insieme il suo percorso in Formula 1.

Gli inizi nelle formule minori

Gianni Morbidelli nasce a Pesaro il 13 gennaio 1968. Suo padre è Giancarlo Morbidelli, fondatore dell’azienda di motociclette Morbidelli che nella seconda metà degli anni ’70 vinse numerosi titoli di 125cc e 250cc del Motomondiale.

All’età di 12 anni, nel 1980, Gianni muove i primi passi sui kart. Col passare degli anni, Morbidelli ottiene ottimi risultati, vincendo anche il campionato EUR-AM nel 1986. Nel 1987, a 19 anni, approda nel campionato italiano di F3. Il team è l’Euroracing Junior Team di Giampaolo Pavanello. Gianni, al primo anno in categoria, si rivela miglior rookie e conclude 6° in classifica assoluta.

Nel 1988 passa alla piemontese Forti Corse, sempre restando nella F3 italiana, e riesce a vincere una gara terminando 5° a fine anno. L’anno successivo, il 1989, è quello decisivo per la sua carriera.

Morbidelli sulla Dallara F389 di Forti a Monaco nel 1989

Gianni infatti, sempre con Forti Corse, vince ben 7 gare su 12, mettendo a referto 4 pole position e 3 giri veloci, laureandosi così Campione Italiano ed Europeo di Formula 3. Un risultato di tutto rispetto che gli apre la porta per la F1. Morbidelli viene infatti ingaggiato da Ferrari come collaudatore per il 1990, pur rimanendo con Forti salendo in Formula 3000, dove nonostante i frequenti problemi al motore, riesce a vincere una gara a Pergusa terminando 5° a fine anno.

L’approdo in F1

Contemporaneamente alla stagione in F3000 e all’impegno di collaudatore in Ferrari, sempre nel 1990 Gianni debutta in F1. Il pesarese scende in pista con Scuderia Italia nei primi due gran premi della stagione, quello di Phoenix e quello del Brasile, in sostituzione di Emanuele Pirro.

In America Morbidelli non riesce a qualificarsi, mentre in terra carioca riesce ad agguantare il 16° posto in griglia e a terminare il gran premio in 14a posizione. Rientrato Pirro, Morbidelli si concentra sul suo programma in F3000 e sugli impegni come collaudatore a Maranello. Il suo 1990 in F1, però, non è finito. Gianni infatti viene chiamato da Minardi per sostituire Paolo Barilla per gli ultimi due gran premi, quello di Suzuka e quello di Adelaide, dove però è costretto al ritiro in entrambe le occasioni.

Morbidelli sulla Minardi M190 ad Adelaide

Nel 1991 Minardi conferma il pilota pesarese per un’intera stagione di F1. Morbidelli quindi diventa pilota titolare nella massima serie motoristica, grazie anche al fatto che il team di Giancarlo Minardi conclude un accordo con Ferrari per la fornitura dei motori. La stagione, però, è avara di soddisfazioni. La M191 soffre di costanti problemi alla frizione, a detta di Gianni perché il motore è ottimizzato per un cambio semiautomatico (non manuale come quello della Minardi) e i risultati tardano ad arrivare.

Morbidelli è costretto al ritiro in ben 8 occasioni, mentre nelle restanti non va oltre al 7° posto, ottenuto durante il GP del Messico.

Toccata e fuga in Ferrari

Il 1991 è anche l’anno che vede Alain Prost separarsi, con non poche polemiche, da Ferrari terminando anzitempo il suo contratto. Rimasta senza un pilota per l’ultimo GP dell’anno, quello australiano di Adelaide, la casa di Maranello chiama a rapporto proprio Morbidelli, che quindi si siede nell’abitacolo della 643 F1.

In qualifica Gianni si piazza 8°, 7 decimi più lento del compagno Jean Alesi. In gara la pioggia torrenziale complica non poco le cose, ma Morbidelli è bravo rimanere in pista e nel corso del 17° giro è terzo dietro ad Ayrton Senna e a Nelson Piquet. I commissari, però, proprio in quel giro decidono di sospendere la corsa e, stranamente, di ritornare al 14° giro per stilare la classifica finale, che vede l’assegnazione di punti dimezzati. Così Morbidelli termina solo 6°, portandosi a casa mezzo punto, il primo della sua carriera, e terminando con un anomalo acuto il suo 1991.

Morbidelli sotto la pioggia torrenziale di Adelaide nel 1991, quando subentrò a Prost

Nel 1992 Gianni ritorna in Minardi, sempre mantendendo il doppio ruolo di pilota e collaudatore Ferrari. La monoposto con motore Lamborghini, però, ha non pochi problemi e nei primi 6 gran premi i ritiri sono ben 5. Il prosieguo della stagione non è altrettanto migliore, e Morbidelli non raccoglie nessun punto. Il miglior risultato è un 7° posto in Brasile, mentre in Ungheria addirittura non si qualifica per la gara.

A fine anno rimane senza un sedile in F1, e visto che per garantirselo avrebbe dovuto versare somme di denaro troppo elevate, decide di correre per il 1993 in Alfa Romeo nel Campionato Italiano Turismo.

Biennio Footwork

Nel 1994 Morbidelli torna in pianta stabile nel Circus, trovando un accordo con Footwork Arrows pochi giorni prima dell’inizio del mondiale. Il pesarese affianca Christian Fittipaldi, già sua compagno in Minardi due anni prima. Dei primi 8 gran premi, Gianni non ne termina nemmeno uno, mentre al 9° round, ad Hockenheim, termina 5°. È 6° a Spa-Francorshamps, mentre negli ultimi 5 gran premi è costretto al ritiro per ben 3 volte. Morbidelli chiude quindi l’anno con ben 11 ritiri, ma 3 punti conquistati.

Morbidelli viene confermato in Footwork anche per il 1995. I primi 7 GP lo vedono ritirarsi due volte (i primi due) e agguantare un 6° posto in Canada. Dopo il GP di Magny-Cours, però, Gianni viene licenziato per mancanza di soldi, salvo poi essere richiamato per le ultime tre gare. Ad Aida e a Suzuka si ritira, mentre ad Adelaide coglie il miglior risultato della sua carriera.

Qualificatosi 13°, Morbidelli termina , sul podio, un gran premio abbastanza movimentato che vede ritirarsi ben 16 piloti. Nonostante l’insperato podio, la Footwork non riconferma il pilota italiano, preferendogli il pagante Ricardo Rosset. Gianni rimane fuori dalla F1 un’altra volta pur essendo diventato il miglior pilota della storia della Footwork totalizzando 8 punti in 2 anni. Nel 1996 diventa test driver per la Jordan.

Ultimo tentativo

Ad inizio 1997 torna in Ferrari di nuovo come collaudatore, ma a partire dal GP di Spagna subentra al posto di Nicola Larini in Sauber, a causa della volontà del pilota di interrompere l’impegno con il team svizzero per colpa di un feeling mai trovato con la vettura. Morbidelli disputa quindi i gran premi di Spagna e del Canada, ma a seguito di un incidente in un test privato in Francia si procura una frattura ad un braccio ed è costretto a saltare tre gare.

Gianni torna in Ungheria, dove si ritira. Non fa meglio nei successivi 4 GP, dove non va oltre il 9° posto. Al GP del Giappone non parte, mentre prima dell’ultimo round di Jerez lascia il team, terminando così la sua esperienza in F1.

Il dopo F1

Dopo l’esperienza in F1, Gianni Morbidelli continua con una prolifica carriera a ruote coperte, partecipando a campionati come il BTCC, l’ETCC, WTCC e campionati GT ed Endurance. Nel 2007 vince il Campionato Italiano Superstars replicandosi anche nel 2008, nel 2009 e nel 2013. Nel 2009 vince anche l’International Superstars Series, cogliendo un secondo titolo nel 2013.

Nel 2001 è in lizza per un ritorno in F1 con Minardi, ma il team italiano gli preferisce il brasiliano Tarso Marques. Nel 2022 è Team Principal della squadra Ten K Motorsport che corre nel monomarca M2 CS Racing Cup Italy.

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