“Maximum Attack”: Markku Alén, storia di un atipico finlandese

“Maximum Attack”: Markku Alén, storia di un atipico finlandese

4 Gennaio 2023 0 Di Sebastiano Vanzetta

Tra i tanti piloti finlandesi della storia dei rally, ce n’è uno in particolare che, soprattutto gli italiani, ricordano con piacere: Markku Alén.

Se si pensa ai rally, non si può non pensare a Lancia. E se si pensa a Lancia non si può non pensare, tra tutti, a Markku Alén. Il finlandese ha legato indissolubilmente la sua carriera all’Italia, guidando per quasi 15 anni prima in Fiat e poi in Lancia. In tanti lo ricordano per le perle in un divertentissimo italiano regalate negli anni. Ma Markku Alén è stato qualcosa in più del suo personaggio.

Ecco la storia di un atipico finlandese che, a dispetto di tanti suoi connazionali, aveva sempre il sorriso e la battuta pronta.

Gli inizi

Markku Allan Alén nasce il 15 febbraio 1951 a Helsinki, la capitale della Finlandia. Si appassiona al mondo dei motori grazie al padre, campione finlandese di corse sul ghiaccio nel 1963. La carriera di Alén inizia nel 1969 quando a bordo di una Renault 8 Gordini esordisce al rally di casa, il 1000 Laghi di Finlandia, terminando 9°.

Nel 1971 riesce a strappare un contratto con un importatore finlandese di Volvo e a bordo di una Volvo 142 terminà 3° al rally di casa, risultato che ripete anche nel 1972. Nel 1973 il rally 1000 Laghi entra nel calendario del neonato campionato mondiale di rally, evento nel quale Alén si piazza 2°. A fine anno sale su una Ford Escort RS 1600 per il Rally RAC Lombard in Gran Bretagna, che definirà la sua carriera.

Alén nel 1973 al Rally dei 1000 Laghi

Sulle strade britanniche, infatti, Alén termina 3° dopo un ribaltamento fuori strada che nel corso del primo giorno lo aveva relegato al 178° posto. Questa straordinaria dimostrazione di tenacia unità a velocità gli vale il “contratto dei sogni”. Markku viene infatti ingaggiato da Fiat e con un lauto stipendio. In più, è il primo pilota a cui viene assegnato un fitness trainer professionale.

Già dai primi anni si capisce dunque il perché del soprannome che gli verrà poi affibbiato, “Maximum Attack”. Un atteggiamento che poi spiegherà così, nel suo divertentissimo italiano.

“L’importante è non fare il 99%, ma il 110%. Meglio in testa a rally e poi fai incidente o capottare: se tu fare 99% solo decimo o undicesimo, tu mai vince e nessuno conosce per te. Se tu fare maximum attack tu vince oppure fare incidente e questo per me piede giusto per un giovane in prime gare. Oggi difficile perché macchina costa molto e molti dicono piano, piano. Ma se accetti questo meglio restare national rally e no gare internazionale. Tu tira, o resta a casa!”

Gli anni in Fiat

Nel 1974 passa quindi alla Fiat 124 Abarth Spider e conquista ben tre podi. L’anno successivo, nel 1975, vince il suo primo rally in Portogallo, sempre sulla 124, andando a podio anche a Monte-Carlo.

Nel 1976, al Rally dei 1000 Laghi passa alla nuova Fiat 131 Abarth che si dimostra subito competitiva, vincendo il rally di casa. Per il 1977 Alén viene riconfermato da Fiat e aiuta la casa torinese a vincere il mondiale costruttori vincendo nuovamente in Portogallo e andando a podio in Nuova Zelanda. Sono gli anni in cui non esiste ancora il mondiale piloti, quindi l’attenzione è tutta sulle competizione tra le varie case costruttrici, eccezion fatta per il contentino della Coppa Piloti FIA, introdotta proprio nel ’77.

Alén nel 1978 sulla 131 Abarth

Nel 1978 Markku corre sia con la 131 Abarth che con la Lancia Stratos HF sempre sotto il team Alitalia Fiat. Il finlandese va sempre a podio, al netto del rally di Gran Bretagna, vincendo ben tre rally: Portogallo, Finlandia e Sanremo. Questo risultato gli vale la vittoria della Coppa Piloti FIA, l’ultima perché dall’anno successivo verrà istituito un mondiale piloti vero e proprio.

Nel 1979, sempre in Fiat, non fa mai peggio del 6° posto e vince nuovamente in Finlandia. È 3° a fine campionato, a ben 44 punti, però, dal campione Björn Waldegård. Il 1980, nonostante un’altra vittoria in Finlandia e ulteriori due podi, non è brillantissimo e Alén è solo 6°, mentre il compagno Walter Röhrl è campione del mondo.

Meglio va il 1981, l’ultimo anno in Fiat e l’ultimo anno prima dell’avvento delle Gruppo B. Markku vince un altro Rally del Portogallo e termina il campionato in 4a posizione.

Durante gli anni in Fiat, Alén si fa apprezzare per il suo umorismo sempre sul pezzo e per il suo fare scherzoso, ben distante dal carattere introverso della maggior parte dei piloti scandinavi. Ciò, ovviamente, scioglie il cuore dei tifosi che imparano ad apprezzarlo fin da subito.

Passaggio in Lancia

A fine 1981 Fiat decide di ritirarsi dai rally, passando quindi il testimone unicamente a Lancia, che si tiene anche Alén. Il 1982 è un anno di transizione. Sono appena stati approvati i regolamenti Gruppo B, e tutte le case costruttrici devono riassestarsi con nuove vetture. Audi è la più avanti, la rivoluzionaria Quattro a quattro ruote motrici ha già debuttato l’anno prima ed è già pronta per vincere con Hannu Mikkola e Michéle Mouton. A sfidarla ci sono Opel con la Ascona a trazione posteriore di Walter Röhrl mentre anche Lancia decide di non sviluppare un sistema di trazione integrale, facendo debuttare la nuova 037 a trazione posteriore in Francia.

L’idea non piace moltissimo a Markku, che negli anni ricorderà così la presentazione della nuova vettura.

“Quando presentata 037 io ricordo molto preoccupato. Pensato ‘Povero Markku, tu non potere fare niente contro Audi Quattro e sua trazione integrale’. Io sognato una 037 a motore centrale e trazione integrale con cui fare maximum attack e poi quando visto solo due ruote motrici pensato ‘Disaster’. Invece quando provato macchine e cominciato a correre io pensato ‘Arrivato grande Natale per me!”

Il 1982, come detto, è un anno di transizione e la 037 non porta a casa risultati di rilievo. Ben diverso è invece il 1983. La prima evoluzione della 037 si rivela essere molto veloce e grazie ad Alén e a Walter Röhrl, Lancia riesce nell’impresa di vincere il campionato costruttori contro ogni pronostico, che dava per favorita Audi. L’anno, uno di quelli che resterà nella storia di questo sport, per l’intensità della battaglia tra tedeschi e italiani, vede Markku vincere il Tour de Corse e il Rally di Sanremo, sfruttando l’enorme potenzialità della vettura su asfalto. Il finlandese chiude 3° nel mondiale, andando anche a podio a Monte-Carlo, in Grecia e in Finlandia.

L’anno successivo, pur con la 037 EVO2, Lancia non riesce a replicare la straordinaria annata precedente e non riesce a fermare la corazzata Audi. Nonostante ciò, Alén termina ugualmente il campionato in 3a posizione vincendo in Corsica e Portandosi a casa altri 4 podi.

Nel 1985 Lancia riduce il programma per concentrarsi sulla prossima vettura da rally a 4 ruote motrici, la Delta S4, e Alén prende parte a soli 4 rally, ritirandosi in Kenya e in Corsica e finendo 3° in Finlandia e 4° a Sanremo. A completamento delle parole di stima sulla 037 sopra riportate, Alén integrerà il suo pensiero.

Io ricordo prima serie 037 problemi cambio, poi modificato e tutto ok. Cruscotto fantastic, tutto chiaro per me, tante spie dicono me quando problem. Spia verde, maximum attack; spia rossa andare piano e Kikki dovere chiamare assistenza”

Nel 1985 Alén rischia addirittura di finire in Peugeot. Lancia ancora non ha una vettura per restare al passo con Audi e Peugeot, e Markku non la prende bene. A settembre tenta di chiamare l’allora boss di Lancia Cesare Fiorio, che però non gli risponde mai. Stizzito, Alén decide di prendersi del tempo per se stesso e chiama Jean Todt, team principal di Peugeot. I due vanno a cena insieme a Siena e il finlandese tira fuori un foglio da far firmare dicendo “Jean, ora lavoro per te“. È il contratto, che viene firmato da entrambi. Uno o due giorni prima del trasferimento in Francia, però, Fiorio va in Finlandia e lo conferma in Lancia.

Delta S4, il mondiale sfumato e Delta 4WD/Integrale

Come detto, nel 1985 Lancia si concentra sullo sviluppo della nuovissima Delta S4 dotata di doppia sovralimentazione, nonché di trazione integrale. Gli ingegneri Lancia, capeggiati da Claudio Lombardi, svolgono un lavoro egregio e i frutti si vedono già alla prima uscita mondiale della nuova vettura, l’ultimo rally dell’anno, il RAC Lombard. La S4 vince con Henri Toivonen e Alén è 2°.

La striscia vincente per Lancia prosegue anche nel 1986, primo vero anno di corse della S4 con la vittoria di Toivonen a Monte-Carlo mentre Alén è costretto al ritiro. Markku è 2° in Svezia e 3° al Safari in Kenya, corso per con la 037, mentre in Portogallo deve nuovamente ritirarsi. In Corsica ecco la tragedia: Toivonen va fuori pista in prova speciale e precipita per un pendio, schiantandosi contro un albero e rimanendo intrappolato dentro la sua S4, che nel mentre aveva preso fuoco, senza poter fare nulla.

Con la tragica morte di Toivonen, Alén diventa de facto il primo pilota della squadra, ma si ritira anche in Grecia. In Nuova Zelanda, però, si riprende e termina 2°, così come in Argentina, dove vince Biasion. È 3° in Finlandia e, a Sanremo, complice la squalifica delle Peugeot, rivali in campionato, vince facilmente. Un 2° posto in Gran Bretagna e la vittoria dell’ultimo rally dell’anno negli Stati Uniti gli consegnano il titolo, ma l’inghippo è dietro l’angolo.

Peugeot presenta ricorso alla FIA, a quel tempo guidata da Jean-Marie Balestre per la squalifica a Sanremo, e questo viene accolto. Si decide quindi di annullare la corsa e Alén, perdendo i punti del rally italiano, è costretto a consegnare il titolo a Juha Kankkunen. Alén dirà poi della S4 che era una macchina che faceva paura.

A volte avevo paura della S4. Ricordo che a Ouninpohja nel 1986 andammo di traverso e ci girammo ad altissima velocità. Quella volta ho avuto paura. Mi sono chiesto ‘Cosa sta succedendo?’. Sono sceso e mancava l’ala posteriore, non c’era deportanza. È stato molto spaventoso. La S4 non era facile da guidare. Il volumex arrivava fino a 4000 giri. Poi c’era un buco prima che il turbo colpisse con più potenza.

Per il 1987, a seguito della tragedia di Toivonen, viene deciso di abolire il Gruppo B, creando così il nuovo Gruppo A per le vetture del WRC, auto di produzione di serie limitate a 300 CV. Lancia si presenta con la Delta HF 4WD e non trova rivali. Li trova però Alén, che è costretto a giocarsela con gli altri due piloti del team: Kankkunen, passato alla squadra italiana e un Miki Biasion sempre più in rampa di lancio.

Alén vince comunque 3 rally (Portogallo, Grecia e Finlandia) e a fine anno è 3°, dietro però ai suoi compagni. Il finlandese subisce un po’ la concorrenza interna, seppur si adatti benissimo alla nuova vettura . Nel 1988 rimane in Lancia e vince il Rally di Svezia con la 4WD prima di passare alle nuova Delta Integrale. Vince anche in Finlandia e, dopo 15 di tentativi, in Gran Bretagna, terminando 2° nel mondiale dietro il compagno Biasion.

Subaru e Toyota

Nel 1989, nonostante il buonissimo 1988, il finlandese trova poco spazio e corre solo 3 rally, finendo comunque a podio in due eventi, Portogallo e Finlandia. Alén decide dunque per il 1990 di accasarsi in Subaru, che gli propone un lauto contratto. E infatti dirà appena dopo la firma: “Io ora come Agnelli!”

La Legacy RS, però, non è così competitiva e Alén non ha più lo smalto di un tempo. Il primo anno è costellato di ritiri, salvo il 4° posto della Finlandia. Va meglio il 1991, dove Markku sale sul podio in Svezia e conclude 8° con 40 punti, 30 in più dell’anno precedente.

Nel 1992 si sposta in Toyota, dove con la Celica Turbo va a podio in Finlandia e termina in top 5 diversi rally. Gli impegni, nel 1993, si diradano e Alén ne corre solo 3. In Portogallo è 4° con una Subaru Legacy, mentre in Kenya è 2° (ultimo podio in carriera) con Toyota. Infine corre in Finlandia con la nuova Subaru Impreza 555, ritirandosi. Alén appende poi il casco al chiodo, scegliendo di supportare il figlio Anton. Fa un’ultima apparizione nel 2001 in Finlandia alla guida di una Focus WRC del Blue Rose Team, terminando 16°.

Markku Alén al Safari Rally nel 1993

Dopo i rally

Finita la carriera di pilota, come detto Markku segue il figlio Anton, anche lui desideroso di correre nei rally. Quest’ultimo corre inizialmente in Finlandia e in Italia, forte dell’esperienza del padre. Corre dal 2005 al 2009, prendendo parte anche all’IRC, International Rally Cup, e a qualche round del WRC.

Di questo periodo ci sono tante perle regalate ai giornalisti. La prima volta di Anton sull’asfalto, Markku la commenta così: “Per lui prima volta su asfalto, lui piano e impara”. Guardando il cielo, aggiunge poi: “Se piove, meglio noi va a kasa!”

O ancora, dopo un incidente del figlio in Sardegna: “Sardegna no alberi…Anton preso uniko!”

In ultimo, riguardo al passaggio del figlio in Abarth, risponderà così alla domanda sul perché sia rimasto con Subaru. “Perché lui abituato a mangiare pasta, no riso!”

Altre perle

Sotto la pioggia battente, la 037, non molto stagna, comincia a imbarcare acqua. Rivolgendosi a Ninni Russo, ingegnere Lancia, Markku commenta così: “Ninni, no possibile…macchina come piscina!”

Ad un Rally di Gran Bretagna corso con la Delta Integrale, Alén esce di strada e torna in assistenza con la vettura “malconcia”. Ai microfoni di Claudia Peroni di Italia 1, Markku scopre che la fortuna è dalla sua parte. “Markku, hai rotto solo il semiasse” gli dice il meccanico. “Rotto solo semiasse?” chiede Alén, alché a risposta affermativa risponde “Tu kanbia solo semiasse” e rivolgendosi alla Peroni “Ah! Rotto solo semiasse, io kulo ankora!”

A Monte-Carlo, una volta rimase senza luci in prova speciale. “Due kilometro e resta senza luce…meglio se aveva candela”.

Ancora, a Ninni, lamentando problemi alla vettura: “Ninni…macchina molto fumo, cavalli tutti via!”

E poi, forse una delle più belle di Alén: “Se gommo tiene, io vince gara! Se gommo non tiene, io come bomba dentro montagna”.

Pilota dimenticato?

Markku Alén è stato sicuramente un pilota velocissimo. Però, gli incidenti e la sfortuna lo hanno costretto a raccogliere forse meno di ciò che meritava veramente. Con i se e con i ma non si va da nessuna parte, certo è che oggi sentiamo poco parlare di lui. Pilota dimenticato? Forse, ma non dagli appassionati, bisogna riconoscerlo.

A volte però è vero che ci si ricorda solo dei risultati, e spesso non si rende giustizia al valore di un pilota o di uno sportivo in generale. D’altronde, lo ha detto anche Alén stesso: “Se tu fare 99% solo decimo o undicesimo, tu mai vince e nessuno conosce per te“.

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