Negli anni sono spesso circolate voci su un possibile passaggio di Hamilton in Ferrari. Quest’anno più insistenti, facciamo allora un gioco e immaginiamo due scenari. Rosso o argento.
Che vi sia o meno anche una minima possibilità che Lewis Hamilton scelga la Ferrari è qualcosa che innesca molteplici sensazioni diverse tra loro. La Ferrari, si sa, è forse la scuderia più prestigiosa in Formula 1; la più ambita e blasonata. Lo ha dichiarato anche Max Verstappen di recente, da sempre punta della Red Bull.
Effettivamente è così; quella di Maranello è la scuderia più conosciuta al mondo; quella che ogni pilota sogna fin dai tempi dei kart. Dopo tutto, un bambino disegnerà sempre una macchina rossa, no?
Non ci saranno notizie o dichiarazioni stavolta in questo articolo e, forse non è neanche corretto definirlo tale. È più un commento, una riflessione, magari in forma poetica di due possibili scenari; entrambi con lo stesso protagonista.
Lewis Hamilton, il pilota più vincente della storia di questo sport; paradossalmente anche uno dei meno amati, uno dei più chiacchierati. Come disse una volta Toto Wolff, “si renderanno conto della sua grandezza quando si ritirerà“.
Ma come sappiamo, ogni pilota ha un’alleata, magari non sempre affidabile, ma non potrebbe definirsi tale senza questa compagna; la monoposto. La macchina. La bestia.
Qui ce ne sono due: una rossa fiammante, l’altra di un argento glaciale. Che poi ora sia nera è solo un dettaglio; si percepiscono meglio la cattiveria, la grandezza e la fame di un team che, ne ha incassate parecchie negli ultimi due anni, ma ha ancora diverse frecce da scagliare.
Facciamo un gioco; sogniamo, immaginiamo e viaggiamo con la mente. Hamilton in rosso, Hamilton in argento.
Il fascino della Rossa
Il rosso è un colore forte, potente. Il rosso è un colore primario, è un colore vivace. È un colore maestoso. Allo stesso tempo il rosso è una colore caldo, da sempre associato alla passione.
Non a caso, rosso è il mantello regale. Rosso è il colore del fuoco, delle fiamme.
Da sempre disegniamo i cuori rossi; è il colore dell’amore. Da sempre, se chiedi ad un bambino di disegnare una macchina, la farà rossa. E, ce n’è una di macchina rossa, che ne ha fatta di strada, in tutti i sensi. C’è una macchina rossa che è diventata la più famosa di tutte. È La macchina.
È una macchina che riconosci in ogni parte del mondo. Se non ti basta il rombo del suo motore, puoi osservare un dettaglio, unico. Il cavallino rampante che la contraddistingue.
Era destino che questa macchina così affascinante facesse la storia della Formula 1; uno sport magico, nato in terra inglese; dove dieci differenti creature geniali fanno sentire la loro voce potente e rabbiosa. A guidarle ci sono i piloti migliori al mondo, che lottano con limiti estremi e sfidano la velocità, la vita, l’asfalto e sfoderano il loro talento.
Ferrari ne ha sfoggiati di talenti. Uno su tutti? Michael Schumacher, il Kaiser tedesco con sette titoli mondiali vinti. Un record che sembrava irraggiungibile, fino a quando è arrivato un Re inglese.
Schumacher ha amato la Scuderia, l’ha resa grande.
Altri ci hanno provato, come Fernando Alonso e Sebastian Vettel; entrambi campioni del mondo.
La Rossa però non è sempre facile da domare; ci sta provando ormai da anni Charles Leclerc.
Ma allora chi meglio di colui che ha riscritto la storia della Formula 1, colui che per anni l’ha battuta quella monoposto. Negli anni di sfida più accesa tra la Ferrari e Hamilton non sono bastati gli sforzi di Vettel, allora perché non tentare? Fa paura, un po’ sì. Sembra strano immaginare Hamilton vestito di rosso, ma chi meglio del più vincente per riportare alla gloria una scuderia che si è persa in abissi profondi.

E dal lato pilota? Beh, che dire; fa gola, eccome se lo fa. Per qualsiasi pilota è una tentazione, un miraggio. Per Hamilton correre in Ferrari sarebbe come chiudere un cerchio. Ha vinto più di chiunque altro; certo è in debito di un mondiale, ma non ha più niente da dimostrare a nessuno. Correndo per Ferrari entrerebbe probabilmente più nei cuori dei tifosi; anche in quelli che l’hanno detestato per la sua grandezza. Vorrebbe dire correre per la stessa squadra di Niki Lauda, al quale deve il suo passaggio in Mercedes. Un privilegio. Con la sua esperienza e talento unico porterebbe nuova linfa ad una creatura che sta annaspando ormai da anni. Sarebbe un duo di nomi altisonanti nel mondo del Motorsport; Ferrari e Sir Lewis Hamilton.
ll team di una vita
Certo la Rossa fa sognare, ma lascia un vago sentore di stranezza. Sembra quasi impossibile pensare ad una Mercedes senza Lewis Hamilton. Vi immaginate i team radio senza il mitico Bono?
Come in tutte le grandi storie sportive c’è sempre una vena di romanticismo. Perché in molti casi parliamo di una storia d’amore tra un atleta e la sua squadra. E quella tra Lewis e Mercedes va avanti da molti anni. Dobbiamo tornare al 2007, l’anno in cui un giovane ragazzo fa il suo debutto nella massima categoria. Ancora non sa a cosa è destinato; per lui è già un sogno essere lì. Dopo tutte le fatiche ed i sacrifici, ce l’ha fatta. È un pilota McLaren; ha mantenuto la promessa fatta da bambino a Ron Dennis. Certo è una McLaren, ma il motore ? Il cuore pulsante di quella vettura, che lo porta a quasi vincere subito il suo primo mondiale, è Mercedes. È Mercedes il motore del suo primo mondiale nel 2008, saranno sempre Mercedes gli altri sei che lo incoroneranno sette volte campione del mondo.
Il suo passaggio alla casa madre è la svolta. È “casa” non per caso. Qui viene accudito da Lauda, che riconosce il talento unico e, capisce anche che lui è diverso dagli altri. Lewis per concentrarsi al meglio ha bisogno di svagarsi, fare altre mille cose, ma lo lasciano fare. E come potrebbe essere altrimenti? Ogni weekend in pista demolisce tutti. Nessuno come lui contribuisce allo sviluppo della creatura di Brackley.
Mercedes e Hamilton sono sempre in simbiosi. Con il tp Toto Wolff sviluppa un rapporto di amicizia che va oltre la pista. Per Wolff c’è sempre stato e solo Lewis Hamilton.
Mercedes e Hamilton riscrivono per mano la storia dello sport; lo fanno ammaliando tutti. Una combinazione perfetta e letale di genio ingegnieristico e talento. Le altre scuderie li guardano attoniti, Ferrari compresa.

Come una vera famiglia raccolgono i cocci di un pilota, ma anche di un team a pezzi dopo quel fatidico Abu Dhabi 2021. La loro stella, che per poco non è diventata una stella senza pari nella storia, è disillusa. Sconfortata e arrabbiata. E, proprio quando la stella delle Frecce d’Argento ritrova se stessa, arriva la beffa. Quella che sarebbe dovuta essere la stagione del riscatto si rivela un incubo. La macchina non sembra neanche parente delle sorelle che hanno varcato la gloria. Semplicemente non va. Buio.

Ma come nelle vere famiglie ci si dà tutti da fare. Hamilton per primo non perde fiducia; lavora con il team di una vita; resta fin oltre la mezzanotte per cercare di comprendere quella creatura che sembra ribellarsi al suo padrone. Ma un vero campione e leader non si arrende mai. È nota la sua fame, Lewis vuole ancora lottare; vuole cercare di riprendersi quanto gli è stato tolto. In fondo, quello dell’ottavo titolo è un pensiero che lo tormenta sempre; è come una cicatrice; si è ripreso, ma non dimentica.
E quale luogo migliore se non “casa” per puntare al traguardo di una vita? Riuscire a vincerlo con il motore, il cuore pulsante di sempre. E poi? Poi arriverà il fatidico giorno, il giorno dei saluti. Non degli addii perché Lewis rimarrebbe sempre coinvolto nel mondo Mercedes, dopotutto è il suo. Ma arriverà il giorno in cui calerà il sipario e appenderà il casco al chiodo. La fine di un’era, la fine del regno del Re inglese. Perché un re resta sempre tale, non importa se la corona al momento è sulla testa di un altro.
Sarà un giorno denso di emozioni, lacrime e consapevolezza. E immaginate una giornata simile celebrata nel team di sempre; nel team che lui ha reso grande. Immaginate la commozione, il turbinio di sentimenti nell’assistere alla fine di un’era con il team che da sempre è casa sua. Insieme, dall’esordio alla fine, ma sempre uniti; il duo Mercedes-Hamilton. Perché, in fin dei conti, Hamilton è la Mercedes .
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