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La Ferrari SF-23 è veramente stato un progetto fallimentare?

La vettura che Ferrari ha portato in pista quest‘anno non ha certo rispettato le aspettative, ma si può davvero definire un fallimento?

Per via delle premesse con cui è stata presentata la monoposto 2023 di Ferrari le aspettative erano quasi alle stelle. Il 14 febbraio di quest’anno infatti, alla presentazione ufficiale della SF-23, la vettura era stata presentata come un prodigio di innovazione. Addirittura Benedetto Vigna aveva speso parole al miele per la nuova monoposto, sostenendo che non avrebbe avuto precedenti in termini di velocità. Riassumendo, insomma, la SF-23 era stata presentata come una macchina che sarebbe dovuta diventare regina. I problemi sono però insorti già dai primi giri sia nei test pre-stagionali in Bahrain che nel week-end del Bahrain stesso. Passano le gare ma la situazione non sembra migliorare particolarmente. Dopo le prime tre gare, Leclerc ha collezionato solo 6 punti.

L’amarezza fino a Zandvoort

In Bahrain si è arresto per un guasto alla stessa vettura e per questo motivo ha dovuto prendere svariate posizioni di penalità in griglia di partenza in Arabia Saudita, dovendo poi fare una gara di rimonta e chiudendo settimo. In Australia invece, per colpa di uno sfortunato contatto con Stroll, si è ritirato senza neanche concludere il primo giro. Anche Sainz ha avuto le sue gatte da pelare: in Bahrain è sempre stato dietro ad Alonso e non sembrava avere particolare feeling con la macchina. Infatti in Arabia Saudita ha chiuso sesto, una sola posizione davanti a Leclerc che partiva dodicesimo. Insomma: un inizio di stagione horror. La stagione prosegue, la SF-23 grazie a svariati pacchetti di aggiornamento si riprende e lentamente conquista qualche podio ma non basta, serve un segnale.

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Da Monza in poi

Il segnale arriva proprio a casa, come se fosse un film. Immaginate essere Carlos Sainz e aver vinto una sola gara. Una vittoria rovinata dall’amarezza nella bocca degli altri, con qualcuno che diceva di non essersela meritata. E poi arriva il GP di Monza. Lo spagnolo tira fuori un giro magistrale dal suo cappello da torero e segna la pole… è un bel segnale, ma ora bisogna vincerla. Ma come in ogni film, è più difficile del previsto. In gara la Red Bull numero 1, nonostante una buona difesa dello spagnolo, è inarrestabile e vince. Questa brucia e fa ribollire il sangue nelle vene di Carlos, che con tutta la rabbia che ha si presenta a Singapore, prende la pole, fa un ottima gara e si improvvisa stratega negli ultimi giri pur di aiutare se stesso e Norris. Sainz vince a Singapore e interrompe il dominio Red Bull. Da lì fino alla fine della stagione Verstappen vincerà comunque tutte le gare, ma per Carlos rimarrà una gran soddisfazione.

Le statistiche e la riflessione

Ferrari infatti è stato l’unico team a vincere in un anno dove la squadra di Milton Keynes le ha letteralmente vinte tutte, a parte appunto Singapore (21 su 22). Inoltre, durante il corso della stagione, la macchina ha racimolato 6 pole position, con Leclerc che ne ha prese 4 oltre alle due di Sainz. Inoltre ha conquistato 9 podi, che però sono meno della metà di quelli conquistati lo scorso anno, ovvero 20. Infine, Ferrari è l’unica scuderia che ha messo entrambe le macchine in prima fila per due volte in questa stagione.

Concludendo dunque, vista la sorella maggiore (la F1-75 del 2022) e le premesse iniziali, si potrebbe definire un fallimento. Ciò che però è sbagliato nel definirlo un fallimento è la nuova gestione, con Vasseur che ha voluto continuare sulla macchina attuale con molti aggiornamenti per mettere una base “solida” per il 2024 e soprattutto 2025. Insomma, ci sono stati svariati aspetti negativi, però anche qualche spiraglio positivo. Dunque è una Ferrari rimandata a giudizio nel 2024, con la speranza di poter concorrere per più di qualche pole o podio, ma per qualche vittoria.

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