Lewis Hamilton Kart 44 1

Corre Lewis, conquistatore di mondi

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La fredda Stevenage

Il vento soffia forte, in un borgo dell’Hertfordshire, il 7 Gennaio del 1985. In una umile abitazione di Stevenage, papà Anthony ammira, estasiato, una culla. Il tempo è come fisso, attimo eterno. La culla emette un gemito, la cristallizzazione di quel tempo si frantuma ed Anthony, istintivamente, afferra e dondola tra le sue braccia quel Miracolo, il piccolo Lewis.

Il vento soffia forte, in un borgo dell'Hertfordshire, il 7 Gennaio del 1985. In una umile abitazione di Stevenage, papà Anthony ammira, estasiato, una culla. Il tempo è come fisso, attimo eterno. La culla emette un gemito, la cristallizzazione di quel tempo si frantuma ed Anthony, istintivamente, afferra e dondola tra le sue braccia quel Miracolo, il piccolo Lewis.

Nella morsa di Stevenage, al piccolo Lewis vengono impartite dure lezioni. La separazione dei suoi genitori, gli atti di bullismo nei suoi confronti sono duri colpi da sopportare per qualsiasi individuo, figurarsi per un bambino. Arriva l’anno 1991 e ad un Lewis tramortito dal suo vissuto viene regalata un’opportunità di vita. Il primo impatto con quella che sarà la sua ragione d’essere. Papà Anthony, presente nonostante la separazione, regala, al suo Miracolo, un sogno. Una macchinina telecomandata, l’adrenalina della velocità. L’ebbrezza di poter finalmente competere ad armi pari con tutti, e magari vincere, dona a Lewis un sentimento di rivalsa, spiegato da quel motto, “Still I rise”, che tutt’ora lo accompagna.

Lewis vede sfrecciare il suo futuro, ma ancora non lo sa. Osserva confuso gli altri bambini. Non hanno la sua stessa foga della vittoria. Loro lo fanno per divertirsi. Lewis, invece, è ossessionato dalla bellezza di vincere e fa di tutto, nei limiti consentiti, per raggiungere il suo scopo. Ancora una volta, come un angelo custode, Anthony comprende ciò che è giusto in anticipo. Lewis ha la necessità di evadere, liberarsi dei suoi cattivi pensieri e sfogare la sua rabbia, renderla emozione e gioia pura su una pista.

Il vento soffia forte, in un borgo dell'Hertfordshire, il 7 Gennaio del 1985. In una umile abitazione di Stevenage, papà Anthony ammira, estasiato, una culla. Il tempo è come fisso, attimo eterno. La culla emette un gemito, la cristallizzazione di quel tempo si frantuma ed Anthony, istintivamente, afferra e dondola tra le sue braccia quel Miracolo, il piccolo Lewis.

Che corsa sia, caro Lewis. Con un grosso sforzo di papà sfrecci nell’aria, figlio del vento. E vinci, vinci, vinci fin quando sul tuo cammino fa la sua comparsa Ron Dennis. Da lì in poi, il tuo destino cambia.

Emozioni e record del “Miracolo”

Corre Lewis, e domina nelle formule minori. Nel 2006 compete nella GP2 Series e conquista una strabiliante vittoria del campionato dopo il primo tentativo. Il ragazzo è una perla rara, e la McLaren, annusandone le qualità, rimpiazza un campione del mondo come Kimi Raikkonen con lui, il rookie Hamilton. Una follia, secondo alcuni. Con compagno di scuderia Alonso, il pilota più difficile da affrontare, Hamilton ha firmato il primo record della sua ormai lunghissima carriera motoristica. Il rookie con il maggior punteggio della storia, accarezzando la vittoria del mondiale e concludendo la stagione a pari punti con lo spagnolo compagno di scuderia.

Da qui ha inizio la spettacolare carriera di uno dei piloti più iconici della storia della Formula 1. Una vita in Mercedes poi, al servizio del team in primis e con il team al suo servizio. Il miracolo ad Interlagos, la vittoria in Turchia sono solo alcune delle imprese da lui svolte. Da quel momento, il palmares del Miracolo di Stevenage, diventato Sir, conta 7 titoli mondiali, 103 vittorie e 104 pole position.

f1 2020 gp turchia lewis hamilton world champion 7

Arriva anche il momento della solitudine, della pausa e della riflessione, come quel disgraziato finale del 2021. Un signore, i saluti sul podio e le congratulazioni dopo un mondiale discutibilmente strappato all’ultima tornata. Poi il silenzio, la solitudine, che è “sorte degli spiriti grandi” come afferma il filosofo Schopenhauer. Ma Lewis corre, ce l’ha nelle vene. Non molla e affronta gironi infernali e purgatori per tornare lì in alto.

Niki e Ayrton, per sempre

Due figure di riferimento hanno plasmato The Hammer. Ayrton e Niki, velocità e controllo. Dal primo viene tutta la foga brasiliana che scorre nelle vene del 7 volte campione del mondo. Lewis non ha mai nascosto la sua ammirazione per Magic e il casco a lui donato dalla famiglia Senna è emblema della riconoscenza e del rispetto reciproco. Niki, l’austriaco, è stato l’elemento base della versatilità di Lewis. La costanza e la dedizione il britannico le ha imparate da lui.

Il vento soffia forte, in un borgo dell'Hertfordshire, il 7 Gennaio del 1985. In una umile abitazione di Stevenage, papà Anthony ammira, estasiato, una culla. Il tempo è come fisso, attimo eterno. La culla emette un gemito, la cristallizzazione di quel tempo si frantuma ed Anthony, istintivamente, afferra e dondola tra le sue braccia quel Miracolo, il piccolo Lewis.

Tanti auguri, Sir Lewis

Adesso quell’eroe, conquistatore di mondi, nativo di Stevenage, compie 39 anni, e affronta la parte più dura della sua carriera. Corre sempre, veloce con una macchina non alla sua altezza. “Still I rise” si è trasformato in “Still we rise” perché Sir Lewis non corre più solo per sé. Il team radio dopo la sua settima vittoria mondiale è la realizzazione della sua maturazione.

“Per tutti i bambini che lì fuori sognano l’impossibile”, come lui all’inizio, con in mano una macchinina telecomandata. Ce l’ha fatta per tutti coloro i quali non hanno voce in capitolo, per tutti quelli che versano il sangue per raggiungere i loro sogni e non riescono. Ce l’ha fatta per chi gli ha sempre voluto bene. Corre veloce Sir Lewis, e correrà ancora per un po’.

Il Miracolo di Stevenage è diventato Re, evviva evviva.

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