Kalle Rovanperä non lascia scampo a nessuno e in Kenya afferma a voce alta che sì, è ancora al top. Hyundai lascia tanti punti per strada.
Si è concluso un Safari Rally Kenya coi fiocchi. L’edizione del 2024, come anche le precedenti, è stata un vero e proprio Safari, con i piloti che hanno dovuto lottare contro animali, fesh-fesh, acqua, rocce e tutto quello che un tradizionale rally Safari può offrire. A farlo suo è stato un grande Kalle Rovanperä che ha cercato e ottenuto il risultato che voleva, per spazzare il brutto ricordo della Svezia.
Bando alle ciance, ne parliamo nel Post-Rally!
Rally1
Toyota: Back to being best

Back to being best, tornati ad essere i migliori. Sì, perché in Kenya Toyota è tornata a fare la Toyota. La GR Yaris Rally1 è stata la miglior alleata dei piloti (forature a parte) ed ha permesso ai nipponici di riprendersi la testa del mondiale costruttori. Ma non è stata ovviamente solo una questione di macchina.
Anche perché all’equipaggiamento va abbinato il talento. E volte passa sottotraccia, ma quello di Kalle Rovanperä è puro e cristallino. Il finlandese, che quest’anno ha deciso di correre Part-Time, ha deciso di salire in cattedra e, come da specialità della casa, ha tirato fuori una prestazione da leggenda con una scioltezza disarmante.
Kalle si è costruito tutto al venerdì, vincendo tutte le prove e accumulando un vantaggio sufficiente da permettergli di giostrarlo a piacimento. Un po’ come quando Verstappen si costruisce il gap a inizio gara e poi gioca. I campioni fanno così, e così lui ha fatto. Si è preso pure il lusso di “perculare”, indirettamente, chi non è riuscito ad aggirare le rocce in strada (frecciatina a Tänak?). Se qualcuno ha ancora dubbi sul suo talento, è meglio che si faccia l’abbonamento a RallyTV e si riguardi tutto il Kenya, perché questa è stata pura Masterclass.

Grande gara anche per Takamoto Katsuta, che torna sul podio del Kenya. Il giapponese non disdegna il Safari, e si è visto. Taka non ha commesso errori e ha guidato un rally pulitissimo e pressoché perfetto. Ha trovato davanti a lui soltanto il grande talento e la velocità supersonica di Rovanperä e qualche problemino alla Yaris. Sì, perché pur non essendo stato velocissimo, anzi, Katsuta ha condotto una gara molto intelligente. Ha spinto dove si sentiva di poter spingere e si è tirato indietro dove non è riuscito a fare la differenza. E in rally così questo approccio paga. Molto molto bene!
4° Elfyn Evans. L’inglese non è riuscito a trovare il giusto feeling e soprattutto al venerdì è apparso più opaco delle altre Toyota. Unito a ciò, ben tre forature nel corso del weekend hanno rallentato il numero 33, che pur avendo salvato il salvabile, non è riuscito a fare meglio di Neuville in termini di punti, perdendone nei confronti del belga. Va bene così, è il terzo round, ma considerati il problemi delle Hyundai è un peccato non averne approfittato a pieno.
Hyundai: Salvato il salvabile…ma che fatica!

Brutto il weekend per Hyundai. Ok, forse in termini di punti non appare così un disastro, ma per quello che si è visto e per come erano andati i primi due round, il Kenya è stato un completo fallimento. La i20 N Rally1 non è stata al passo con i rivali di Toyota, e in più ha mostrato una fragilità che non fa ben sperare per i prossimi rally sullo sterrato. La trasmissione si è rotta ben due volte, ed è un problema che forse non è possibile risolvere.
A fare meglio di tutti è stato Thierry Neuville. Non è facile analizzare il suo weekend, perché il belga è stato sin da subito autore di episodi che hanno condizionato il suo weekend, pur portando a casa un Super Sunday quasi perfetto. Al venerdì è andato largo toccando con il posteriore, forando e sradicando parte della carrozzeria, mentre al sabato perde l’ibrido e poi ha problemi con la pompa della benzina che gli fa perdere un enormità di tempo. Da una parte c’è un probabile errore, dall’altra la sfortuna. Alla domenica fa tutto bene pur rompendo una sospensione e porta a casa anche la Power Stage, allungando in classifica su Evans grazie al nuovo sistema di punteggio che lo premia.
Com’è stato dunque il weekend di Thierry? Un classico weekend da campione. No, non nel senso che ha performato come un campione, ma quando fai errori, hai problemi tecnici e comunque allunghi in classifica aiutato da una grande domenica significa che è il tuo anno. Gufata? Speriamo di no.

Chi invece in classifica perde tanto terreno è Ott Tänak. E sull’estone bisogna iniziare a farsi qualche domanda. Sì, perché è il terzo weekend di fila che Tänak esce di strada al venerdì, e sta iniziando ad essere un fatto che si ripete con troppa costanza per essere solo sfortuna. Ok, non può essere stato solo un errore quello della SS6, eppure anche altri piloti sono passati di lì senza problemi e, come dice Rovanperä, hanno “Dovuto schivare le pietre“.
Poco importa se Ott è stato il migliore della domenica e se comunque si è dimostrato veloce. Ora la classifica dice -34 da Neuville, dopo sole 3 gare. Un po’ troppo se consideriamo le aspirazioni di titolo di Tänak, che è tornato in Hyundai proprio per inseguire il secondo titolo. Esso rischia di sfuggirgli dalle mani già prima dell’estate.
È stata un’odissea, invece, la corsa di Esapekka Lappi, che esasperato da ben due problemi alla trasmissione, impatti con uccelli e zebre e forature varie, ha dichiarato di non voler più correre il Safari. Il Kenya ha messo a dura prova la pazienza del vincitore della Svezia, che infatti è venuta meno portandolo a dichiarazioni tutt’altro che felici sulla gara, sulla vettura e chi più ne ha più ne metta. D’altronde come biasimarlo? La velocità c’era, ma è mancata (e alla grande) l’affidabilità. Ironia della sorte, anche l’anno scorso incappò in problemi alla trasmissione e ai differenziali. Weekend nero, e lui non ha grosse colpe.
M-Sport Ford: la costanza premia sempre

Proprio in Kenya, 25 anni fa, Colin McRae colse la prima vittoria dell’allora neonata Ford Focus WRC, primo vero progetto del team di Malcolm Wilson. Da lì ebbe veramente inizio la storia di M-Sport. E oggi, con il podio di Adrien Fourmaux, il sentore di rinascita c’è.
La scorsa stagione è stata un piccolo disastro e solo i miracoli di Tänak hanno nascosto le lacune della Puma. Ora però la situazione è cambiata, perché non c’è più un fenomeno alla guida ma la Puma va ed è anche affidabile. Il team di Dovenby Hall centra il secondo podio consecutivo e conferma Fourmaux al terzo posto nel mondiale piloti. Chi l’avrebbe mai detto prima di Monte-Carlo? Nessuno, eppure eccoci qua.
Il transalpino ha guidato come doveva guidare. Non si è preso rischi inutili ed ha fatto della costanza l’arma vincente per centrare il secondo podio stagionale. Grande gara da parte sua, sintomo di quanto sia maturato tra 2022 e quest’anno. In tre gare ha già più punti di quanti ne abbia fatti Loubet in tutto il 2023, e uno in meno di quanti ne ha fatti Tänak nei primi 3 round dell’anno scorso.

A punti anche Grégoire Munster. Il lussemburghese non ha avuto la stessa velocità del compagno di squadra, ma avrebbe potuto racimolare qualche punto in più non fosse stato per la rottura della sospensione al sabato. Cose che possono succedere, soprattutto al Safari, e che non devono minare la sua fiducia. Anche perché torna comunque a casa con due punti e la consapevolezza che pian piano può giocarsi le sue carte.
Menzione d’onore per Jourdan Serderidis che si porta a casa due punti anche lui, fatti segnare con il nuovo sistema di punteggio. In una gara in cui non serve la velocità, il businessman greco si tiene fuori dai guai ed è bravo a non incappare in qualche trabocchetto del Safari. Non sarà un fulmine di guerra ma bisogna fargli comunque i complimenti.
Rally2

Gus Greensmith comincia in modo perfetto la sua campagna 2024, vincendo il Safari Rally Kenya per la categoria WRC-2 e proiettandosi già nella lotta al titolo. L’inglese fa tutto perfettamente, e soprattutto il venerdì riesce a passare indenne la giornata con tanta velocità e soprattutto con tanta forza di volontà, che lo vede combattere contro l’influenza in un rally durissimo. I problemi di Solberg gli levano un po’ di pressione di dosso, ma comunque il rally bisogna finirlo e lui l’ha fatto alla grande.
La maggior parte delle prove speciali, però, le ha vinte Oliver Solberg, 2° al traguardo dopo una rimonta che l’ha visto prendersi rischi e dare il 100%. Lo svedese avrebbe potuto lottare con Greensmith per la vittoria, ma le forature del venerdì gli hanno impedito di poterlo fare. Con determinazione (e velocità) è riuscito ad agguantare il secondo posto, dimostrando che ha la maturità giusta per capire che, dopotutto, andarsene a casa con 18 punti non è malaccio. Ha guidato da campione e questa volta non si è fatto trascinare a fondo dai problemi.

3° Kajetan Kajetanowicz, mai veramente in gara quest’anno e che si è limitato a fare il compitino, visto che dietro di lui non c’erano grandi pericoli. Dal polacco due volte vincitore del Safari ci si aspettava sicuramente qualcosa in più, anche perché va bene finire dietro a piloti come Greensmith e Solberg, meno bene pagare un distacco di 8 minuti dal primo.
Bene Nicolas Ciamin e Charles Munster. I due, alla prima apparizione al Safari, non hanno fatto grossi danni e hanno centrato una Top-5 che può aiutarli in campionato. Bravo soprattutto il secondo, fratello del pilota M-Sport Grégoire, alla prima apparizione su una vettura Rally2 nel mondiale rally.
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