Charles Leclerc ha portato a termine un capolavoro che gli è valso ben 4 posizioni nel primo stint del GP di Suzuka. Ecco come è riuscito a fare la differenza.
Il GP del Giappone è stato decisamente appannaggio della Red Bull, ma non si può certo dire che la Ferrari abbia deluso. Sia Leclerc che Sainz, infatti, hanno dimostrato che la SF24 può avere un buon passo gara e che è forse la miglior vettura in termini di gestione della gomma. Questo ultimo aspetto è stato particolarmente evidente con Leclerc, l’unico capace di concludere la gara effettuando una sola sosta (utiliazzando un treno di medie e uno di hard). L’alfiere della Rossa ha mantenuto un gran ritmo per l’intera durata dello stint, costruendo in questo modo la rimonta che lo ha portato a chiudere in quarta posizione. Ma come è riuscito a fare la differenza? Andiamo a scoprirlo analizzando attentamente la sua gara e confrontandola con quella degli altri piloti che hanno optato per una strategia ad una sosta.
Ferrari vs Mercedes
Ad eccezione di Leclerc, l’unica squadra che aveva pianificato una strategia ad una sosta dopo la bandiera rossa è stata la Mercedes. La scuderia di Brackley ha montato un set di hard per la ripartenza, con l’obiettivo di terminare la gara con un secondo set di hard (cosa possibile solamente perché alla prima partenza le due W15 avevano optato per le medie, e quindi non avrebbero più avuto nessun obbligo da questo punto di vista). Ma nonostante tutto, sia Hamilton che Russell sono stati costretti ad una seconda sosta prima della fine della gara: questo rende ancora più merito al lavoro fatto da Charles Leclerc.
Considerando solamente il primo stint, è soprendente notare come Leclerc guadagni sempre di più con il passare dei giri rispetto alla coppia di inglesi. La tabella di seguito mostra i tempi fatti registrare tra il giro 13 e il giro 22, quando i piloti in questione si sono trovati con pista libera.
| Giro | Leclerc | Russell | Hamilton |
| 13 | 1:38.4 | 1:38.9 | 1:40.2 |
| 14 | 1:38.5 | 1:38.4 | 1:39.0 |
| 15 | 1:38.1 | 1:38.5 | 1:38.9 |
| 16 | 1:37.8 | 1:38.6 | 1:38.6 |
| 17 | 1:37.8 | 1:39.4 | 1:40.5 |
| 18 | 1:37.7 | 1:40.3 | 1:39.3 |
| 19 | 1:37.5 | 1:38.3 | 1:39.3 |
| 20 | 1:37.4 | 1:38.4 | 1:38.6 |
| 21 | 1:38.2 | 1:39.4 | 1:38.6 |
| 22 | 1:37.7 | 1:40.8 | 1:39.8 |
La sequenza dei tempi evidenzia chiaramente come entrambe le Mercedes, specialmente dal giro 16 in poi, abbiano accusato un crollo della propria gomma hard, arrivando a girare addirittura oltre il muro del 40. Al contrario Leclerc (in pista con gomma più morbida e quindi sulla carta meno performante a fine stint) è riuscito a mantenersi costante sul piede dell’1:37 medio/alto. Nel corso dei 10 giri riportati in tabella il pilota della Ferrari ha guadagnato oltre 11.8 secondi a Russell e 13.5 ad Hamilton. Stando alle parole di Toto Wolff, la Mercedes ha sofferto talmente tanto in questa fase iniziale che il muretto ha deciso di tornare sulla strategia a due soste.
Di fatto, la scuderia tedesca si è accorta di non poter percorrere più di una quindicina di giri (nonostante le hard) senza subire cali importanti.
Analizzando la telemetria (giri 14-18) si può notare come i problemi della Mercedes siano legati alla maggior parte delle curve. Nel grafico sottostante, infatti, la linea rossa (che rappresenta Leclerc) si trova quasi sempre al di sopra di quella grigia (che rappresenta Hamilton). La differenza diventa ancora più evidente quando il grafico dell’acceleratore si avvicina allo zero (in frenata e quindi in curva). Gli unici casi in cui la Mercedes è più veloce rispetto alla Rossa sono gli allunghi, in cui però l’inglese ha potuto sfruttare la scia di Russell, guadagnando così del tempo.

Non troppo diverso è il discorso riguardante il secondo stint, in cui Hamilton e Russell non sono riuscite a mantenere il ritmo della Ferrari prima del secondo pit stop nonostante fosse in gestione per arrivare fino a fine gara. In sostanza, la SF24 è stata decisamente più veloce e dolce sulle gomme rispetto alla Mercedes nel corso dell’intera gara.
A tutto questo va aggiunta una grande gestione degli pneumatici da parte di Charles Leclerc. Sì, proprio quello che molti indicavano come uno dei suoi punti deboli, ieri si è trasformato nel segreto che ha permesso al mongasco di completare una strategia ad una sosta. Per l’ennesima volta, il pilota della Rossa ha dimostrato di essere pronto ad imparare dagli errori del passato, a migliorare e a non abbattersi di fronte alle difficoltà (come quella di scattare dall’ottava casella dopo una brutta qualifica). In un tracciato in cui superare a parità di condizioni è molto complicato, Leclerc e la sua squadra si sono fatti trovare pronti adottando una strategia alternativa, che non sarebbe stata possibile se il binomio pilota-macchina non avesse funzionato alla perfezione. E il discorso, ovviamente, vale anche per Sainz.
Come dice lo stesso Charles, un terzo e un quarto posto non possono essere sufficienti per nessuno a Maranello. Ma dire che la Ferrari esce a testa alta dal Giappone è tutt’altro che azzardato: l’anno scorso, una gestione delle gomme simile non sarebbe stata neanche ipotizzabile viste le caratteristiche della SF23. Per il Cavallino, le premesse per togliersi diverse soddisfazioni sembrano esserci, adesso non resta che concentrarsi nella corsa allo sviluppo per tentare di chiudere il gap con la Red Bull.

