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Charles Leclerc e la soddisfazione inarrivabile.

Il weekend di Montecarlo è alle porte e Charles Leclerc ha sempre sofferto nella sua gara casalinga, forse proprio per la sua ossessiva ricerca della perfezione.

Se andassimo da un avvocato a chiedergli quale fosse un suo grande rimpianto, magari risponderebbe che si è pentito di aver studiato legge invece di architettura. Se andassimo da un funzionario statale invece, magari risponderebbe che si è pentito di non aver mai fondato una propria impresa. Nonostante Charles Leclerc non abbia più bisogno di una presentazione, c’è ancora una cosa che deve fare per poter raggiungere la sua definitiva consacrazione. Vincere a Monaco. E nonostante il titolo possa sembrare l’inizio di una fiaba che avrà un lieto fine, in realtà parliamo più di un tormento. Se oggi infatti andassimo dal monegasco siamo abbastanza sicuri che un suo grande rimpianto sarebbe non essere ancora mai riuscito a performare veramente bene “a casa sua”. Parafrasando queste parole pronunciate da un noto telecronista si può comprendere quanto esse pesino.

Il peso che Monaco porta con se per un “qualunque” pilota è già enorme. Nelson Piquet infatti comparò il tracciato monegasco con il proprio salotto e alla fine non aveva tutti i torti. Oltre le evidenti difficoltà fisico-tecniche con le quali i piloti devono misurarsi, immaginate quante possano essere quelle psicologiche per un ragazzo cresciuto a pane e Sainte-Dévote. Leclerc inoltre “ce ne mette del suo”; chiede sempre molto da se stesso ed è anche molto scaramantico. Proprio per questa ragione ogni anno, prima del weekend di gara, si taglia i capelli nel salone della madre.

Charles però non è ancora riuscito nell’intento di portarsi a casa una vittoria sul circuito di Montecarlo, nonostante abbia conquistato la pole position molteplici volte. Conosciamo il rapporto che il 16 ha con questo tracciato: amore, perché ci è cresciuto, ma anche odio, perché sembra stregato.

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Il clamoroso errore dei box Ferrari durante la gara del 2022 che costò la gara a Leclerc

Incidenti in qualifica, errori strategici e condizioni meteo avverse: in tutti i casi Leclerc si è visto sfavorito. Che il 2024 possa essere l’anno buono per sfatare questa maledizione? Si, ma a due condizioni.

La prima è ovviamente a livello di macchina: la macchina deve essere competitiva perché il numero 16 possa anche solo pensare alla vittoria. La seconda invece è psicologica e più complessa.

Qualche mese affermammo con certezza che, anche visto il fatto che il monegasco sia riuscito a guidare il Cavallino fuori da una situazione alquanto spigolosa, Charles Leclerc è (ancora) “Essere Ferrari”. Leclerc incarna perfettamente ciò che il tifoso della rossa dovrebbe essere. Un ragazzo, che nonostante tutto, difende Ferrari a spada tratta cercando costantemente di portarla in avanti.

Leclerc è ancora “Essere Ferrari”

Sebbene negli anni della permanenza del 16 in Ferrari le bordate prese siano state moltissime, il ragazzo è sempre stato in prima linea a proteggere la Scuderia. Ogni tanto però abbiamo l’impressione che per Leclerc Ferrari venga prima di Charles stesso e forse, almeno a Monaco, questa cosa non va bene. La storia è fatta di grandi eroi che si sono immolati per la patria e che hanno saputo scansarsi al momento opportuno, ma in Formula 1 la musica è diversa. In F1 ti giudicano solo dalla tua ultima prestazione”. Questa frase l’avremo sentita tutti e, purtroppo o per fortuna, il concetto non è troppo lontano dalla realtà. Se si viene dunque giudicati solamente dall’ultima gara, figuriamoci se verrà ricordato al pari dei “grandi” un pilota che ha messo le proprie priorità dietro a quelle della squadra.

A Leclerc dunque manca un po’ l’istinto di cui parla Hobbes, l’homo homini lupus. “Gli manca l‘abilità di saper distinguere quando deve essere Charles e quando deve essere il pilota Ferrari.” “È troppo gentile e ha un cuore troppo grande per poter guidare una Ferrari; non ha la spocchia necessaria” direbbero alcuni. Per “loro” è così. E forse ha bisogno di sentirlo, nonostante noi non crediamo sia vero.

Con questo non stiamo quindi incitando Leclerc ad abbandonare drasticamente la “nave” Ferrari pur di vincere a Monaco. Vogliamo piuttosto incitarlo a, forse per la prima volta da quando veste di rosso, pensare più al suo bene che a quello degli altri per 72 ore pur di togliersi un sassolino nella scarpa e poter correre con una mente più libera. Questa cosa gioverebbe anche a Ferrari e dunque è nel loro interesse fornire a Leclerc tutto ciò che è necessario per poter vincere.

Parliamo di vittoria perché è l’unica cosa che porterebbe a Charles finalmente un’enorme soddisfazione, e questo lo possiamo dire con certezza. Per quanto gli intenti del 16 siano nobili, la pressione che Leclerc pone sulle proprie spalle a Montecarlo vanno contro i nobili intenti stessi. Quindi, per una volta, ci auguriamo che Leclerc a Monaco usi il suo lato “Charles” per poter festeggiare poi con Ferrari. E soprattutto per poi poter protrarre questo grande amore verso orizzonti e obiettivi ancora più grandi.

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