Con l’addio di Hamilton, Russell diventerà il leader della Mercedes. Ma l’inglese ha davvero le qualità necessarie? La risposta non è così scontata.
Quando la Mercedes ingaggiò George Russell al posto di Valtteri Bottas per la stagione 2022, era chiaro che il britannico avrebbe trascorso qualche stagione a fianco del connazionale Lewis Hamilton come secondo pilota, in modo da imparare il più possibile dal sette volte campione del mondo prima di diventare il leader della squadra a sua volta.
La decisione di Hamilton di lasciare la Mercedes con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del suo contratto ha reso il processo di maturazione di Russell necessariamente più veloce. Il 2025 non è ancora dietro l’angolo, ma il numero 63 è davvero pronto per essere il leader di una squadra che ha vinto 8 degli ultimi 10 titoli costruttori? Secondo un’analisi da parte della testata The Race, così non sembra.

Qualifiche impeccabili, ma le gare…
Ottimo in qualifica, tanto da guadagnarsi fin da subito il soprannome di “Mister Saturday”, sul giro secco Russell ha spesso portato macchine poco prestazionali in posizioni più alte di quanto il mezzo gli consentisse. Alla domenica, però, il britannico si è reso protagonista di non pochi errori, anche e soprattutto quando la posta in gioco era alta.
Il contatto con Mick Schumacher a Singapore nel 2022 mentre cercava di rimontare, l’incidente con Max Verstappen nella sprint di Baku nel 2023, l’errore in Canada un anno fa arrivato cercando di tenere lo stesso ritmo di Hamilton e Alonso. Soprattutto, poi, il GP di Singapore 2023 concluso a muro a mezzo giro dal termine, quando Russell non solo era praticamente certo di un arrivo a podio, ma stava lottando per la vittoria.

Con la scomparsa della Mercedes dai piani alti, questa situazione è passata sotto traccia, ma il recente GP del Canada ha riportato in auge questo discorso. Dopo un’ottima pole position al sabato, Russell non è riuscito a mantenere la prima posizione in gara, commettendo diversi errori nel corpo a corpo con altri piloti. Certo, ci sono state anche ottime gare, come la sua prima (e finora unica) vittoria in Brasile nel 2022 e il GP di Sakhir del 2020, il debutto in Mercedes alla 37esima presenza in carriera.
Russell e le similitudini con i campioni
Forse, semplicemente, Russell è uno di quei piloti che preferisce partire davanti e restarci, senza ingaggiare troppi duelli con i rivali. Questo non significa che non diventerà un campione: Michael Schumacher e Sebastian Vettel vantano 11 mondiali in due e sono noti più per le loro abilità in qualifica che in gara (dove spesso faticavano quando dovevano rimontare).

Un’altra ipotesi potrebbe essere la seguente. Russell spinge la sua Mercedes oltre i limiti e, di conseguenza, può incappare in errori. In anni in cui non ha avuto una monoposto competitiva (pensiamo al biennio 2020-2021 o al 2023), lo stesso ragionamento si può applicare anche a Leclerc.
Un altro esempio che rientra in questo ragionamento è il primo Verstappen visto in Red Bull dal 2016 al 2018, che cercava di portare la sua Red Bull-Renault in posizioni che non le competevano e spesso finiva a muro o contro altri piloti.

Dopo vari incontri ravvicinati con le barriere, Verstappen ha capito che era meglio rimanere nei limiti imposti dalla vettura e portare a casa il massimo risultato. La sua maturazione nel 2019-2020 ha poi portato al mondiale del 2021; vedremo se sarà lo stesso anche per Russell (ora alla sesta stagione in Formula 1, come Verstappen nel 2020).
La seconda metà di 2024 e il 2025 saranno mesi cruciali per Russell. Con l’addio di Hamilton e l’arrivo quasi certo di Kimi Antonelli, il nativo di King’s Lynn deve fare quel salto di qualità che ci si aspetta da lui per non finire dietro nelle gerarchie interne.

