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Jules, per sempre sorridente e pieno di vita

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Nove anni sono un’eternità per chi non ci ha mai voluto credere. Il 17 luglio 2015 sembra così lontano, eppure Jules continua a vivere nel ricordo delle persone, per la sua grandezza come pilota ma soprattutto per la sua umanità.

In Giappone piove. Piove fortissimo. Sul circuito di Suzuka aleggia un’aria strana, pesante, quasi spettrale. Nessuno ama correre in quelle condizioni, la paura prende il sopravvento, ma quando si spengono i semafori le emozioni non esistono più. La pioggia però non concede spazio per sbagliare, così come la poca visibilità, il buio che sopraggiunge sulla pista, il boato e poi, il silenzio. Un silenzio tanto rumoroso da spaccare i timpani.
Il sogno di una vita, i sacrifici di una famiglia, la passione di un ragazzo. Una curva si prende tutto. Jules resta lì, inerme, forse ripensa a quella che è stata la sua vita, cosi breve, ma così emozionante, piena di adrenalina, sogni e speranze. Doveva essere una domenica come tante, ma invece destinata a portarsi nel tempo il ricordo di un ragazzo che, nove anni fa, si è visto i sogni e le promesse accartocciare e gettare via per sempre, alla curva Dunlop, accanto a quella maledetta gru.

Poi un’attesa straziante, nove mesi di preghiere e speranze. Il tempo diventa magicamente il tuo nemico, si prende tutto, i ricordi, le emozioni, le persone. È un conto alla rovescia che poi ti sbatte contro la realtà. Quando poi muori a 25 anni con il sogno di un bambino ancora da realizzare, capisci che quell’attesa non è valsa la pena. Jules Bianchi è morto il 17 luglio 2015, dopo un coma durato 9 mesi. Quel maledetto incidente a Suzuka, il 5 ottobre 2014, porterà per sempre con sé la pioggia che quel giorno batteva sull’asfalto, insieme all’anima pura di un ragazzo dal futuro già scritto, colorato di infinite sfumature di rosso.

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Il primo pilota della Ferrari Driver Academy, un punto di riferimento per molti, gentile e pronto ad aiutare il prossimo. Aveva gli occhi di un sognatore, si poteva notare dal suo sguardo sempre sorridente e pieno di vita. Non ha mai potuto realizzarlo il suo sogno, guidare la Ferrari era tutto ciò che desiderava, ma evidentemente il suo destino era già stato scritto. Era amato da tutti e tutti continuano, a distanza di nove anni, a parlare di lui. “Jules sarà sempre ricordato per quello che era, ovviamente come pilota, ma anche come essere umano. Era estremamente gentile. È stato un esempio per molti piloti”.

Il mondo ha assistito ad una perdita che fa male al cuore, perché quando sei così giovane, così pieno di vita, il tempo dovrebbe esserti amico, e dovresti averne di più, molto di più. Volato via troppo presto per dirgli addio e troppo tardi per dirgli resta. Era una persona buona, pura, questo è quello che va ricordato. Tutto quello che ha fatto per gli altri e per godere di una vita vissuta inseguendo la sua passione. Quella poca vita che gli è stata data, ma che sicuramente ha vissuto con il piede premuto sull’acceleratore.

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Dal 17 luglio 2015 Jules non c’è più, eppure è rimasto nei ricordi di chi non poteva dimenticarlo. Nei pensieri di chi oggi ha la fortuna di raccontare di un brutto incidente grazie all’introduzione dell’Halo dopo quel maledetto 5 ottobre. Nei lineamenti e nello sguardo di Charles Leclerc, l’eredità di Jules, che ha realizzato il suo sogno guidando per la Ferrari. Ormai da nove anni a Suzuka piove e non smetterà mai. Ancora oggi resta il ricordo immortale di un ragazzo destinato ad essere uno dei grandi campioni.

Per sempre nei nostri cuori Jules, ti ricorderemo con quel meraviglioso sorriso sul volto.

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