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Verstappen, non basta essere campioni per essere signori

Durante il Gran Premio d’Ungheria abbiamo, nostro malgrado, assistito nuovamente a ciò che Max Verstappen ha veramente da offrire a questa Formula 1.

“Ah amico, non dirmi queste c*zzate! Voi mi avete rifilato questa strategia del c*zzo, adesso fatemi recuperare il recuperabile, m*rda!” Questa è solo una delle tante uscite che un Max Verstappen cieco dalla rabbia ci ha regalato durante il gran premio d’Ungheria. Un Max Verstappen che ha forse perso il lume della ragione non essendo più dominante come lo è stato nelle passate stagioni. Un Max Verstappen che però, sicuramente, ha nuovamente dimostrato che non basta essere iscritti all’albo d’oro per essere dei signori in Formula 1. Per carità, non c’è bisogno di fare i moralisti e non saremo noi ad esserlo.

Tuttavia, se l’aria che tira fuori dalla pista è pesante come quella percepita in pista ieri, allora qualcuno dovrebbe iniziare a farsi qualche domanda, a partire forse proprio dal campione in carica. Eh si, perché per lo spettacolo che Verstappen ci ha regalato durante la gara sembrava di essere tornati indietro nel tempo. Alla fine dello scorso decennio per la precisione, quando Hamilton ancora dominava e Verstappen era poco più di un ragazzo che perdeva la testa molto, anzi troppo, facilmente.

Mancanza di maturità

Quel tempo però è passato e Verstappen a settembre compirà 27 anni. I tre titoli iridati vinti con Red Bull avrebbero dovuto portalo a una maturazione caratteriale che, però, non sembra essere arrivata. Sembra solo che per gli ultimi anni Max abbia trattenuto dentro di se il suo vero “io” per poi sputarlo fuori alla prima occasione che gli sembrava adeguata. L’incidente con Hamilton ci ricorda, per l’ennesima volta, di quanto facilmente il talento del numero 1 svanisca durante un duello fianco a fianco. Il suo eccessivo cannibalismo e l’esagerata ricerca del limite mischiate alla rabbia verstappeniana formano una coppia deleteria e l’unico risultato possibile è quello visto oggi: il contatto.

Concludendo, ieri Max ha trattato male anche l’unica persona oltre al padre a cui, probabilmente, non si è mai permesso di rispondere male. Gianpiero Lambiase, per gli amici GP, è il suo ingegnere e durante il corso delle stagioni passate assieme non si è mai fatto problemi a riprenderlo. Oggi, però, qualche cosa sembrava cambiata. A seguito di un ammonimento dell’anglo-italiano via radio, l’olandese non ha risposto con accondiscendenza come di solito accade, ma lo ha invece invitato a dirigersi a quel (noto) paese.

“Voglio che le cose vengano fatte meglio.”, ha inoltre affermato Verstappen a fine gara. A voi i commenti.

Impossibile lottare equamente

È un peccato che, con l’aumento della concorrenza, Verstappen torni ad essere ciò che lo contraddistinse nelle passate annate. Un pilota estremamente talentuoso ma caratterialmente, nonostante l’età, estremamente acerbo. Un’individualista. Sembra quasi che stia cercando di litigare appositamente per trovare un buon pretesto per abbandonare la nave Red Bull, al momento priva di una posizione forte come quella in cui si trovarono successivamente ad Abu Dhabi 2021.

E qui si chiude il cerchio di questa riflessione. Se Verstappen negli anni ha solamente imparato a trattenere se stesso e le proprie emozioni, forse per la mancanza di una lotta costante (2021 escluso), allora dovremo accettarlo per com’è e accettare il fatto di non potersi aspettare una “bagarre a lungo termine” per l’incapacità di lottare equamente anche solo nel breve periodo.

Se invece si trattasse di un’escamotage per lentamente distaccarsi da Red Bull per guardarsi attorno e cercare altre opportunità, allora sarebbe una grave mancanza di rispetto nei confronti di chi lo ha cresciuto e ha fermamente creduto in lui quando era poco più di un adolescente.

In entrambi i casi appare evidente come la cattiveria non porti lontano. Di lotte dure ma eque ne abbiamo viste a bizzeffe in Formula 1. Un esempio? Senna e Prost; incredibilmente legati fuori dalla pista, lottatori duri ma rispettosi del prossimo in pista. Non basta essere campioni per essere signori.

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