Martin Brundle si è espresso sulla guida “pericolosa” di Max Verstappen e non condivide il suo atteggiamento in pista. È convinto che l’eredità di Max alla F1 sarà “contaminata” da questo approccio.
In Messico, infatti, Max ha ricevuto due penalità da dieci secondi. La prima per aver forzato Lando Norris fuori pista in curva 4, la seconda per aver tratto vantaggio uscendo dalla pista in curva 7. Ma non solo, perché a Verstappen sono stati tolti anche due punti dalla Superlicenza.
Nonostante Verstappen abbia pagato la dura difesa su Norris, l’olandese ha rivelato di non voler cambiare il suo modo di guidare. Dopotutto, Max ha ancora sei punti a disposizione sulla licenza ed sa che per tenere il mondiale piloti deve sfruttare tutte le carte a sua disposizione.

Verstappen è sicuramente consapevole che anche il minimo contatto può rovinare la gara a Norris. Anche se questo in Messico non è successo, probabilmente Max è comunque riuscito ad impedire a Norris di vincere la gara tenendolo alle sue spalle per tutto il primo stint.
Max vuole vincere a tutti i costi, è chiaro, ma non tutti approvano questo approccio in pista. Martin Brundle, ex pilota di Formula 1 e attuale commentatore per Sky Sport F1, è intervenuto sull’argomento criticando duramente l’atteggiamento di Max.
“So che a Max non importa di ciò che pensano gli altri, ma mi rattrista quando guida così. È un più volte campione del mondo, ha più talento lui nel mignolo della mano di quanto molti di noi ne abbiano mai avuto, ma la sua eredità sarà macchiata da questo atteggiamento ed è un peccato”.

Effettivamente, già dagli anni della rivalità con Hamilton, Verstappen ha conquistato la fama di pilota molto deciso e aggressivo in pista. A causa del domino degli ultimi anni alcuni potrebbero aver ingenuamente pensato che Max fosse cambiato ma i recenti eventi dimostrano il contrario.
Chi ci guida contro da una vita, come Charles Leclerc, o chi si è giocato un mondiale contro di lui, come Lewis Hamilton, sa che Max ama guidare al limite del regolamento. È chiaro che queste rivalità possono diventare un fattore di intrattenimento per i fan della Formula 1 e forse anche per questo la FIA è stata un po’ restia nel punire certi atteggiamenti. Tuttavia, è sempre importante che il regolamento non venga violato e che il limite non si superi, come è successo in Messico.
Ma quando i mondiali vengono vinti così e a fare spettacolo non è più la gara in sé, i sorpassi e i controsorpassi, le strategie e l’affidabilità, quando tutto questo passa in secondo piano in favore di incidenti ricercati e polemiche fuori dalla pista, cosa resta dello sport? Cosa rimarrà di queste ultime gare a chi tra dieci anni ripenserà alla lotta per il campionato piloti 2024? Lo sport o la polemica? Se non sono sufficienti gli eventi del 2008 o una semplice ricerca online per rispondere a questa domanda, lasciamo ai posteri una risposta che per i più lucidi è già scontata.
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