Il successo del team Haas nella stagione 2024 ha riacceso un vecchio dibattito in Formula 1: quanto un team dovrebbe costruire in proprio? La scuderia statunitense, entrata nel Circus nel 2016 sfruttando una strategia innovativa, ha nuovamente attirato critiche da parte dei rivali, con Aston Martin, Alpine e Williams in prima linea.
La strategia Haas: un successo contestato
Haas ha costruito la sua presenza in F1 delegando la produzione di molte componenti non obbligatorie a Ferrari, partner tecnico del team. Questa scelta, pur legittima secondo il regolamento, ha ridotto i costi e i rischi, ma non è mai piaciuta ai team più tradizionali. Con un’auto che nel 2024 si contende il sesto posto tra i costruttori, Haas è tornata al centro delle polemiche.
“Se non avessimo seguito questa strada, Haas non sarebbe mai entrata in F1,” ha affermato il fondatore Gene Haas, difendendo una strategia che è stata cruciale per il debutto e la sopravvivenza del team.

Anche Racing Bulls sta adottando un modello simile, sfruttando sinergie sempre più strette. Dal 2026, il team utilizzerà un numero massimo di componenti condivise, dal motore al telaio, alimentando ulteriormente le critiche da parte di team che costruiscono autonomamente ogni parte delle loro monoposto.
La proposta del 2026: più autonomia obbligatoria
Per evitare disparità, una proposta per il regolamento del 2026 suggerisce che un team cliente che raggiunga almeno una volta il quinto posto nel campionato costruttori dovrà iniziare a produrre in proprio tutti i componenti trasferibili (TRC) entro tre anni.
Haas si oppone fermamente a questa regola, definendola “un killer per i piccoli team.” Ayao Komatsu, team principal, ha dichiarato: “L’interesse dei fan non è se le sospensioni sono prodotte da Ferrari o da noi. Penalizzare il successo è contrario allo spirito dello sport.”

