Un avvio non dei migliori quello di Hamilton in Ferrari, ma andiamoci piano con le critiche; Lewis sta costruendo e sappiamo che sa farlo dannatamente bene, ma tutto ciò richiede tempo.
Da quando Lewis Hamilton ha sbalordito il mondo intero con l’annuncio del suo passaggio in Ferrari, per quanto estasiata come tutti, ho sempre avuto un pizzico di dubbio.
Non tanto in merito alla sua scelta, il pilota più vincente di sempre che conclude la sua illustre carriera nel team più vincente di sempre è già iconico di per sé, senza considerare che dopo tutti i record e le vittorie Lewis non deve più dimostrare niente a nessuno sia ben chiaro. Andare in Ferrari è il coronamento di un sogno, un ulteriore obiettivo e prestigio raggiunto perché la Ferrari è sempre la Ferrari.
Tuttavia nel corso degli anni non è mai stato amato dai tifosi, il che è comprensibile essendo stato diretto avversario del Cavallino, ma dai molti non è stato nemmeno mai apprezzato nel senso più oggettivo del termine. Certamente il cuore e la tifoseria influenzano le opinioni, ma bisogna pur sempre essere obiettivi e riconoscere i meriti, che si tratti di Formula 1, calcio o tennis. Chiaramente il discorso non vale solo per Hamilton, vale per tutti; ad esempio Max Verstappen potrà non stare simpatico a tutti, ma non riconoscerne il talento al volante e la superiorità in macchina significa proprio non capirne niente di Motorsport.
Per questo sono sempre stata titubante da un lato perché Lewis è sempre stato diverso e per questo sempre criticato. Dai look particolari che sfoggia nel paddock, alle sue reazioni sempre pacate, al suo modo di esultare; per un motivo od un altro qualcuno ha sempre avuto da ridire: quando vinceva gli si criticava che non aveva avversari “abbastanza forti” e quindi era tutto facile, quando perdeva era subito finito.
Sfido a trovare un pilota più criticato nell’arco della propria carriera, ma come ha detto una volta Toto Wolff “ci renderemo conto della grandezza di Lewis quando ormai sarà tardi” e, per alcuni purtroppo è così.
Il nativo di Stevenage, come lui stesso ha dichiarato, non è solo un pilota; è una moltitudine di sfumature diverse che messe insieme costituiscono la leggenda che è oggi. Dalla pista al red carpet del Met Gala, al mondo della musica a quello della moda. È sempre stato un turbinio di tante cose sempre in movimento, proprio perché poter addentrarsi anche in altri progetti e passioni lo aiuta a concentrarsi ed estrapolare il meglio di sé in pista. Uno stile di vita sicuramente diverso rispetto a tanti altri suoi colleghi e, forse anche per questo, non sempre compreso dalle persone.
Lewis Hamilton poi ha quel tipico aplomb british sempre pacato da gentleman, mai fuori posto che ad alcuni può dar fastidio perché non lo vedremo mai perdere il controllo, reagire alle provocazioni ed esplodere.
Ovviamente e fortunatamente non tutti i tifosi sono così, anzi! I fan del Cavallino hanno regalato un’accoglienza da re al pilota britannico e lui stesso ha ringraziato per l’immenso calore che i tifosi della Ferrari gli hanno riservato al suo arrivo.
Ma tornando al mondo Ferrari bisogna anche considerare una cosa: Lewis ha guidato per una vita intera un motore Mercedes, monoposto progettate e create da una mentalità lavorativa inglese e si ritrova in un ambiente completamente differente e, dopo una vita abituato in un determinato modo, è più che normale che gli ci voglia un po’ di tempo per adattarsi ad un team nuovo, ma soprattutto ad una monoposto con peculiarità totalmente differenti.

Dopo sei gare dall’inizio della stagione non sono certo mancate le critiche. Di per sé per lo più critiche alla Ferrari perché invece di fare passi avanti sembra essere tornata indietro, con numerose difficoltà e prestazioni deludenti, specie se confrontate con quelle della Williams che ha avuto un avvio di stagione molto solido.
Indubbiamente la macchina è quello che è, con una miriade di problematiche e l’atteggiamento generale sta iniziando ad infastidire i tifosi.
Ma proprio perché la monoposto è così, cosa si aspettava la gente da Hamilton, che con un tocco magico risolvesse i problemi portando il team alla vittoria? Per favore, qui urge fare delle belle considerazioni sensate, soprattutto alla luce di certe affermazioni di commentatori “esperti” ed ex piloti.
Era utopistico pensare che l’arrivo del sette volte campione del mondo sarebbe bastato a risolvere i problemi di una monoposto che non va come dovrebbe da anni, con tutti i problemi gestionali che ha incontrato.
Parliamo del 2025, ultimo anno degli attuali regolamenti; un anno in cui le scuderie sicuramente investono e lavorano sulla macchina attuale, ma per lo più le forze sono proiettate al 2026 in cui entreranno in vigore i nuovi regolamenti. Allora sì si potrà iniziare a parlare, allora si potrà iniziare a vedere piano piano il contributo di Lewis Hamilton, perché è questo il suo scopo: riportare la Ferrari alla vittoria.
Questo però è un progetto a lungo termine, che richiede tempo… d’altronde Roma mica è stata costruita in un giorno.
La missione di Lewis consiste proprio in questo: portare la sua esperienza unica, le sue innumerevoli conoscenze, la sua concezione di gara e di macchina e trasmetterle al team, per poi insieme provare a far rinascere la Ferrari.
Un inizio in salita
Sicuramente queste prime sei gare sono state sottotono per le prestazioni alle quali siamo abituati ad assistere e, è giusto dire che da un campione del suo calibro le aspettative sono molto alte.
Tuttavia, come detto prima, bisogna fare alcune considerazioni prima di sparare a zero come ha fatto qualche volto noto.
Sempre tenuto conto della necessità di adattamento alla Ferrari, il confronto con Charles Leclerc forse non ha molto senso. Fermo restando che in ogni caso nemmeno Leclerc ha ottenuto prestazioni memorabili in queste prime sei gare, è vero che è quasi sempre finito davanti al compagno di squadra, ma è anche del tutto normale. Non si possono paragonare anni ormai di conoscenza della macchina, del team e di feeling con la monoposto con appena sei gare. Charles ormai è da qualche anno in Ferrari e conosce bene le dinamiche, le difficoltà ed i limiti della macchina, Lewis li sta imparando cercando di cancellare tutto quanto appreso in una vita su una monoposto con un concept diverso.
Va considerato anche tutto sommato di grandi errori non ne ha commessi, nessun incidente, ma gare pulite anche se di certo non memorabili.
Sua è anche la prima vittoria, seppur in una gara sprint, del team quest’anno. Così come è andato nuovamente a podio nella sprint di Miami grazie solo alla sua fermezza nel chiedere le soft al cambio gomme, perché fosse stato per il team sarebbe tornato in pista con le gialle.
Quindi vanno bene le critiche, ma fino ad un certo punto.

Un’altra cosa che gli viene criticata è l’atteggiamento. È risaputo che Lewis possa essere tendente al tragico a volte nelle dichiarazioni, ma in fin dei conti è sincero con i tifosi perché è giusto che non vengano presi in giro. Infatti la figura di Vasseur inizia a scricchiolare su questo frangente, perché a forza di “dobbiamo capire”, che inizia a ricordare il ritornello di Binotto, ma senza miglioramenti i tifosi iniziano a stancarsi perché la figura del tp inizia a perdere credibilità.
Quindi, sicuramente senza essere disfattisti, è meglio un commento sincero del pilota che dice le cose come stanno senza tanti giri di parole.
Questo da non interpretare in senso arrendevole perché se c’è una cosa che conosciamo bene di Hamilton è il fatto che non molla mai, keep pushing.
Sì è negativo e schietto nei commenti, ma di sicuro non smette un secondo di lavorare sodo, anche con umiltà ammettendo le difficoltà; ma testa bassa e perseveranza.
Tutta la sua dedizione e professionalità lo confermano gli addetti ai lavori che più volte hanno testimoniato come sia l’unico a rimanere fino a tardi quando ormai nel paddock non c’è più nessuno. Lo stesso Verstappen ha fatto un siparietto simpatico in cui afferma, con la sua solita ironia pungente, che lui e Lewis; quattro e sette volte campioni del mondo, fossero i primi ad essere arrivati.
Mentalità diversa, fame e bramosia di vittoria che di certo non sono svanite, nè tanto meno sbiadite.
Sicuramente ci sono diverse cose da migliorare e da comprendere insieme al team, in primis il feeling con Adami, perché sono fin troppo evidenti le difficoltà del suo ingegnere di pista e le incomprensioni tra i due… ma anche qui si tratta di qualcosa che si costruisce nel tempo. Nemmeno con Bono sarà stato in sintonia alla prima gara e, va considerato il diverso modus operandi ed il fattore linguistico che non è fattore da poco.
Lewis Hamilton ha appena iniziato un nuovo capitolo della sua carriera con il team più iconico della griglia, adesso stiamo assistendo ad un periodo di transizione, ricordiamo che lo stesso Schumacher il primo anno ha avuto una stagione di alti e bassi, ma di certo Lewis non molla. Con il giusto tempo sta apportando alla Ferrari una nuova mentalità, diversa, una visione ed una cultura differenti, ma bisogna lasciarlo fare; le cose fatte benne richiedono tempo, dedizione e fatica, non superficialità ed improvvisazione.
La storia però è dalla nostra parte, la storia ci ha mostrato bene di cosa è capace Sir Lewis Hamilton.
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