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F1 | Cara Ferrari, ti scrivo

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Lettera immaginaria alla Ferrari di Lewis Hamilton dopo la sua prima storica vittoria vestito di rosso. Dubbi, difficoltà ed una sete di vittoria da vero Re.

Cara Ferrari, ti scrivo.

Sono io, Lewis e ti scrivo con la mano leggermente tremante e, no, non è per l’età come qualcuno potrebbe affermare con un velo di malignità… è per tutta l’adrenalina che ho ancora in corpo dopo la giornata incredibile che abbiamo trascorso insieme.

Finalmente posso dirlo, urlarlo alla faccia di tutti, HO VINTO CON UNA FERRARI!

Non che di vittorie me ne manchino eh, ma lo sai anche tu; una vittoria con la monoposto rossa è un ‘altra cosa… è il sogno di tutti i bambini ed io, il Lewis Hamilton che bambino non lo è più ormai da tanto tempo, come per magia ero il bambino più felice al mondo sul gradino più alto del podio spagnolo.

A Barcellona, quel piccolo bambino il cui più grande sogno era diventare un campione di Formula Uno ha raggiunto un altro traguardo della sua vita, della sua carriera.

Se pensiamo che il mio sogno si è realizzato ben oltre le mie aspettative fanciullesche, poter dire non solo di essere un pilota del Cavallino, ma addirittura un vincitore è qualcosa di pazzesco.

Perché sai, anche se ormai ho passato i quaranta e tanti in questo ultimo anno mi hanno etichettato come “bollito” o “vecchio”, a me proprio non tange… dentro di me sono ancora quel bambino con i denti un po’ storti ed il cuore pieno di sogni, che, dopo aver vinto più di tutti nella storia, continua ancora ad emozionarsi e piangere come quando ha vinto la sua primissima gara.

Anzi, forse anche di più perché adesso, dopo anni ed anni, ho raggiunto una consapevolezza maggiore; attribuisco un valore ulteriore perché ne comprendo ancora di più la fatica, la rabbia, la paura nel desiderarla tanto e non vederla arrivare… almeno fino ad oggi.

Con la gara qui a Barcellona si è sbloccato qualcosa, sono tornato a vincere ed io mi sento rinato.

Eh sì, perché vincere fa parte del mio dna e passare due anni è come stare in astinenza; è una tortura per l’anima per uno come me.

Il tutto, è stato reso ancora più difficile dalle critiche, dalle accuse di non meritare la Ferrari… che sì, come ti scrivo, non mi toccano perché sono sempre stato abituato a questo, ahimè fa parte del gioco, ma sotto sotto sono umano pure io…

Buio

Non ti dico nemmeno i momenti che ho passato, scanditi da delusioni costanti e continui commenti e giudizi negativi che, mi hanno portato, ad un certo punto, a dubitare di me stesso.

Difficile da credere, mi dirai, dopo sette titoli mondiali vinti, 105 vittorie e record su record infranti… eppure, puoi credermi, cara Ferrari, che nonostante i numeri dicessero ben altro, io ho iniziato a dubitare di me stesso, delle mie capacità e sì, anche delle mie scelte.

Poi, te lo confesso, tutto questo è stato segnato anche da una perdita personale immensa; di quelle che lasciano una voragine che sai non si riemarginerà mai del tutto. Nel momento più difficile e frustrante della mia carriera ho perso il mio fedele compagno di vita; una creatura che per me era casa, stabilità, riparo. Lo sanno tutti, per quanto male possa andarti la vita, avere un amico peloso che ti aspetta e festeggia il tuo rientro a casa non ha prezzo. Lì, mentre lo coccoli e ci giochi tutto per un attimo svanisce e ti senti leggero, ti senti bene. Possiamo avere la giornata peggiore del mondo, piangere e poi dormire con il cane per trovare un barlume di serenità.

Ecco, io di tutto questo ho solo il ricordo e non poteva accadere in un momento peggiore…

Ferrari
BARCELONA, SPAIN – JUNE 14: Race winner Lewis Hamilton of Great Britain and Scuderia Ferrari celebrates with his team in parc ferme during the F1 Grand Prix of Barcelona-Catalunya at Circuit de Barcelona-Catalunya on June 14, 2026 in Barcelona, Spain. (Photo by Andy Hone/LAT Images)

Redenzione

Però lo sai, cara Ferrari, Still I Rise è il mio motto in fin dei conti e, non è solo una frase da scrivere sul casco… ci credo davvero.

Difficoltà e scoraggiamenti a parte, sono riuscito a rialzarmi a testa alta, a trovare le forze per reggere il peso di stagioni difficili e di un percorso di conoscenza ed adattamento ancora in corso.

Sai, non è stato così semplice per me; un Britannico in un team italiano con mentalità e modus operandi diversi da quelli ai quali sono sempre stato abituato, per non parlare della lingua… insomma, diciamo che il nostro è stato un inizio di matrimonio un po’ ostico, in cui entrambi dovevamo ancora imparare a conoscerci.

Molti hanno dubitato di questa nostra unione, ma si sbagliavano… eccome se si sbagliavano.

Ci abbiamo messo un po’, potremmo definirlo un periodo di assestamento, ma oggi tutti i dubbi sono stati spazzati via.

Neanche a farlo di proposito, qui a Barcellona, dopo trent’anni dalla prima vittoria in rosso di Schumi, qui, ho aggiunto il mio nome al lungo albo d’oro di piloti che hanno vinto con te.

Credo sia difficile da poter spiegare a pieno come mi sia sentito; l’adrenalina, la felicità e sì, anche il sollievo.

Per non parlare dell’emozione pura nel vedere tutti i tuoi ragazzi sotto il podio a cantare a squarciagola l’inno italiano… è un’esperienza unica, che solo chi era lì può capire.

Cara Ferrari, ce l’abbiamo fatta e, sembra assurdo, ma per la prima volta siamo in lotta insieme per il mondiale e non siamo tanto distanti da Kimi eh… io un pensierino lo sto facendo perché ne abbiamo di gare da vincere insieme, mica penserai che mi accontenti di una. Lo spettacolo è appena iniziato.

Io però, cara Ferrari, per il momento ci tengo a ringraziarti per non aver smesso di credere in me quando io stesso l’avevo fatto, per essere disposta a farti guidare, in tutti i sensi, dalle mie idee, dalla mia esperienza e di fidarti del mio giudizio.

Sappi che, per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale

Tuo,

Lewis.

P.S.: se continueremo a vincere, prometto che imparerò l’inno di Macelli.

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