Nonostante qualche linea di febbre residua, Charles Leclerc è tornato al volante della sua Ferrari nel venerdì di prove libere a Imola, dopo aver saltato il media day per via di sintomi influenzali.
Il monegasco ha chiuso la prima sessione con il 12° tempo, per poi risalire in sesta posizione nel pomeriggio. Un miglioramento che però non basta a far sorridere del tutto il numero 16 della Rossa, consapevole delle difficoltà ancora presenti sul giro secco.
Il circuito del Santerno non perdona: chi parte dietro, resta dietro. In un tracciato dove i sorpassi sono notoriamente complicati, Leclerc sa bene quanto sarà fondamentale la qualifica di sabato. Il passo-gara c’è — e rappresenta un segnale incoraggiante — ma senza una buona posizione di partenza, ogni vantaggio rischia di essere vanificato dalla difficoltà nel guadagnare posizioni durante la corsa.

“Ancora una volta, siamo veloci in gara — ha spiegato Leclerc — ma se non riusciamo a qualificarci bene, diventa complicato sfruttare quel ritmo. Su questa pista, superare non è semplice e domenica i distacchi saranno molto più contenuti. Se sul giro secco siamo al livello di Mercedes e Red Bull? A tratti sì, ma loro trovano sempre qualcosa in più in qualifica che a noi sfugge”.
Il focus, quindi, è tutto su sabato. L’obiettivo realistico? “Già la seconda fila sarebbe un ottimo risultato. In questo momento, la terza fila sembra il nostro target più concreto. Certo, un miracolo ci farebbe piacere, ma dobbiamo essere onesti con noi stessi. Non possiamo aspettarci che domenica accada qualcosa di speciale: è sabato che dobbiamo fare la differenza”.


Leclerc ha anche accennato a qualche problema in curva, in particolare in ingresso alla 5, 9 e 11, senza però entrare nei dettagli: “C’è qualcosa che ci mette in difficoltà, ma non posso aggiungere altro”. Parole che lasciano intendere come a Maranello si stia ancora lavorando per trovare il giusto bilanciamento.
Insomma, il Leclerc visto a Imola è combattivo ma realista. La Ferrari ha il potenziale per dire la sua in gara, ma serve uno scatto in avanti in qualifica per giocarsela davvero. E, magari, quel piccolo “miracolo” che il monegasco invoca non è del tutto impossibile.
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