“Chi si accontenta gode, così così”, canta Ligabue. E Leo Turrini lo riprende nella sua rubrica Profondo Rosso per il Quotidiano Nazionale, con la consueta ironia venata di amarezza. Perché il weekend di Imola, per i tifosi Ferrari, è stato l’ennesimo specchio di un’epoca fatta più di rimpianti che di gloria.
“Dalle mie parti, provincia modenese, i contadini hanno un detto: del maiale non si butta via niente”, scrive Turrini. E nel 2025, essere ferraristi vuol dire anche questo: accontentarsi di un quarto e un sesto posto come se fosse una conquista. In quello che, tristemente, potrebbe essere stato l’ultimo show della Formula 1 sul circuito del Santerno.
Un risultato che non consola
Per come si erano messe le cose al sabato, il piazzamento di Hamilton e Leclerc è il massimo che si potesse sperare. Ma non basta a spegnere il senso di desolazione. “I piloti sono stati splendidi, la malasorte si è accanita contro Carletto… ma queste mica sono novità”, scrive ancora Turrini. E in effetti, dopo sette gare, la SF-25 ha portato a casa un solo podio, sul gradino più basso.
Numeri impietosi. Freddi. E soprattutto rivelatori di un progetto che, nonostante gli sforzi, resta pieno di incognite. La monoposto continua a essere “un mistero per niente buffo”, con una cronica debolezza in qualifica che complica ogni strategia di rimonta in gara.

La pazienza ha un limite
Fred Vasseur, ricorda Turrini, ha una responsabilità totale: nel bene e nel male. E non può più permettersi di distinguere tra tifosi arrabbiati e tifosi speranzosi. Perché la pazienza, i ferraristi, l’hanno sempre avuta. Ma se a febbraio si promettono “mari e monti” e già a maggio i sogni vengono riposti nel cassetto, allora il malumore è inevitabile.
“Se in Scuderia servono competenze aggiuntive per tornare a vincere, le si vada a prendere. Grazie.” Una frase che è tutto tranne che una provocazione: è un invito diretto, concreto, al cambiamento.
Tra speranze e saluti
Il weekend è stato amaro anche per Kimi Antonelli, protagonista di un fine settimana difficile. Ma Turrini lo assolve, con la saggezza di chi conosce bene i tempi della crescita: “A diciotto anni è normale avere ancora tanto da imparare. Importante è non perdere il filo di un percorso.”

E infine, un pensiero a Max Verstappen. Nel 2006 fu Michael Schumacher a regalare a Imola un ultimo trionfo memorabile. Oggi, se davvero la Formula 1 dovesse congedarsi da questo circuito per un po’, lo fa con un altro Fenomeno a chiudere l’albo d’oro: l’olandese volante.
Un passaggio di testimone simbolico, ma eloquente. Perché certi circuiti meritano di essere ricordati attraverso le gesta dei migliori. Anche quando la Ferrari non c’è.
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