Sébastien Ogier vince il suo 7° Rally di Portogallo a 15 anni di distanza dal primo successo iridato. Elfyn Evans perde punti in classifica. Ecco il Post-Rally.
Archiviato anche il 5° round del campionato WRC, quello del Portogallo che porta in dote tanto di cui parlare, tra belle lotte, opportunità mancate e pagine di storia scritte. Sébastien Ogier vince il suo secondo rally della stagione, mentre più indietro c’è chi perde e chi guadagna sottotraccia. Addentriamoci subito nel Post-Rally.
Séb(tte)

Sette. Come i Rally del Portogallo vinti da Sébastien Ogier con il successo di domenica. Un successo arrivato, tra l’altro, dopo 15 anni dal primo. Proprio in Portogallo, nel 2010, un allora giovane Séb vinceva sulla Citroën C4 il suo primo rally mondiale.
Da quel giorno di acqua sotto i ponti ne è passata, così come vittorie e mondiali. La classe, però, Ogier non l’ha persa. E se è vero che la vittoria è arrivata per gran parte per i problemi di Tänak, c’è da dire che – come giustamente egli stesso recrimina – il francese è sempre stato lì, tra i più veloci e senza sbavature. Insomma, è stato sempre in lotta per la vittoria fino a quando non si è trovato la strada spianata.
Ma è proprio questa la forza dei veri campioni. Esserci sempre ed essere pronti a fare i cannibali. Prestazione top e altra pagina di storia del WRC scritta da un pilota che non tramonta mai. In più, ha inscenato una lotta senza esclusione di colpi con Tänak che ci ha fatto divertire e non poco. Bellissima, poi, le immagini dei due che scherzano a fine gara e si abbracciano come veri rivali che si rispettano.
Il giorno che Ogier non correrà più, ne sentiremo la mancanza. Per ora, intanto, godiamocelo.
Provaci ancora Ott

C’è poco da dire, Ott Tänak avrebbe meritato la vittoria. L’estone è stato per tutta la corsa il più veloce di tutto il lotto, e avrebbe vinto senza fatica se il servosterzo della sua i20 non avesse deciso di dare forfait. È la terza volta che Tänak deve rinunciare alla vittoria in terra portoghese sulla prova Amarante, vera e propria maledizione per il campione del mondo 2019.
Il rammarico si fa ancora più grande se si considera che con la vittoria avrebbe potuto accorciare a -24 da Evans riaprendosi la strada per il campionato. Ok, non che visti gli ultimi eventi ci si possa sputare sopra ad un -32, certo è che per vincere i campionati ogni punto conta. E questa fa male anche da questo punto di vista. Numeri a parte, resta una grande prestazione in termini di velocità che nessuno dei compagni di squadra è riuscito a replicare, e restano pure le vittorie di Super Sunday e Power Stage così come il traguardo raggiunto venerdì delle 400 prove speciali vinte in carriera.
Ultimo punto da toccare: l’affidabilità della i20. Inizia a preoccupare la poca tenuta meccanica sullo sterrato della vettura coreana, che anche al Safari, pur nella versione 2024, aveva dato non pochi grattacapi ai piloti. Serve correre ai ripari perché ora c’è da correre qualche evento sulla terra.
Che bella lotta. E Pajari…

Buon weekend quello di Kalle Rovanperä, che è stato un gradino sotto a Ogier e Tänak pur comunque non andando lontano dalla vittoria ad un certo punto della domenica. Il finlandese è rimasto in zona podio e anzi, il sabato mattina ha dato scena assieme al compare Takamoto Katsuta una lotta per il podio a suon di decimi di secondo, interessantissima da vedere fino a che è durata e appassionante quasi quanto quella per la vittoria.
L’ha spuntata Kalle, che chiude un fine settimana di cui può ritenersi soddisfatto visto che accorcia nuovamente su Evans, che ora è a “soli” 30 punti di distacco. Bene anche Katsuta, pimpantissimo fino al sabato mattina e poi calato un pochettino ma comunque sul pezzo con tempi a tratti molto molto interessanti. Un 5° posto che racchiude tanti lati positivi da portare a casa e valorizzare nelle prossime uscite. Sicuramente la velocità c’è, bisogna solo trovarla e coltivarla.
Passi avanti per Sami Pajari, davanti quasi tutto il weekend a Evans salvo poi cedere il passo e chiudere 7° di pochi secondi. Per lo meno si è visto finalmente un Pajari meno falloso e più concreto, che porta quindi a casa un po’ di punti per rimpolpare classifica e stato d’animo. Il percorso di crescita continua e in Portogallo fa forse segnare uno step in avanti. Ha guidato in modo pulito e senza strafare, raccogliendo i frutti di questo approccio meno irruento del solito più incentrato al portare a casa la vettura.
Evans meh, Neuville ok…Fourmaux?

Portogallo veramente Meh, come direbbe Checco Zalone, quello di Elfyn Evans. Il 6° posto finale, visto quanto fatto da lui e da Pajari e paragonando esperienza e velocità, è quasi immeritato. Negli ultimi anni il britannico ha sempre faticato in questo evento, e anche quest’anno non è da meno. Certo, ha pagato e tanto lo scotto di aprire strada, però anche al sabato non è stato su tempi troppo rapidi. Si potrebbe dire che ha fatto il calcolatore, il Niki Lauda del rally (forse anche un po’ Prost?…), colui che sa che bisogna fare punti e non vincere per forza. La si metta come si vuole, la sostanza non cambia.
È un po’ trovare giustificazione in una prestazione povera di contenuti e sicuramente non consona al livello del pilota. Tutti (e dico proprio tutti), si sono riavvicinati a lui nel mondiale ed ora sono ben in 5, lui compreso, a potersi giocare il titolo. Passo falso che deve dare linfa per una prestazione di tutt’altra caratura in Sardegna.
Ok Thierry Neuville, partito maluccio anche lui e finito in crescendo, togliendo anche il 4° posto dalle mani di Katsuta. Con mestiere il belga si è fatto strada ed ha recuperato terreno, ma non è certamente stato al passo del compagno Tänak. Beneficia anche lui del povero risultato di Evans ma serve fare qualcosina in più, anche perché finora non ha ancora vinto un gara. Riuscirà in Sardegna a tornare in modalità 2024?
Cosa che, tra l’altro, dovrebbe fare pure Adrien Fourmaux, se non altro per recuperare quella continuità che gli sta mancando in questo inizio 2025. Il francese non gode più di grande costanza, ed è costretto a fare i conti con le rotture della sua i20 nonché con magari qualche errorino che facilità questi episodi. In Portogallo ha dovuto correre in solitaria sotto la regola del Super Rally, il che non ci ha dato il vero livello del transalpino. Bisogna sistemare qualcosa, anche perché la Hyundai non sembra ispirare troppa fiducia meccanicamente e per i prossimi round serve aggirare il problema stando attentissimi a non sbagliare.
Josh pensaci tu

Ben quattro le vetture di M-Sport questo weekend. Tolto il gentleman driver Diogo Salvi a spasso per il Portogallo, le altre vetture avevano tutte le potenzialità per approfittare di errori altrui e fare bene. Sicuramente il migliore, sia in termini di classifica che in termini di passo, è stato Josh McErlean, 8° al traguardo
L’irlandese, già l’anno scorso nel WRC-2 aveva fatto vedere belle cose in Portogallo, che si è confermato una gara a lui congeniale. Il buon Josh, partito forse guardingo, dal sabato mattina in poi ha cominciato ad assestare dei bei colpi al compagno Grégoire Munster, sprofondato alla fine a +45.2 da McErlean, nonostante debba essere il lussemburghese il punto fermo della squadra di Dovenby Hall. Non una bella figura, quella fatta da Munster, che ancora davanti al compagno in classifica mondiale ma, di fatto, forse un pochino indietro per quanto riguarda la velocità al momento.
Fatto sta che da rookie McErlean ha fatto un buon lavoro e gli va dato atto. Così come bisogna dire che questo weekend Mārtinš Sesks non è stato brillantissimo. Certo, la foratura del venerdì mattina lo ha privato della possibilità di lottare seriamente per qualcosa, ma anche nel prosieguo del weekend il ritmo non è stato dei migliori, tanto da essere più lento di entrambi i piloti titolari. Ci può stare che il Portogallo non sia un rally nelle sue corde, ma l’aspettativa (forse troppa) che si è creata su di lui, ha un po’ deluso.
Solberg ce la fa, vola Daprà

Nel WRC-2 Oliver Solberg, dopo aver inseguito la vittoria per due anni, vice finalmente in Portogallo, portando a 2 il numero di vittorie stagionali e a 7 i punti di svantaggio con Yohan Rossel, 2° al traguardo. Lo svedese ha corso la sua solita gara dove ha creato gap il venerdì per poi gestirlo sabato e domenica, e ora chiaramente punta al titolo.
Se la dovrà vedere, appunto, con Rossel che si difende con un 2° posto che, tolto un Solberg alieno, è oro che cola. Ormai Rossel va forte dappertutto, anche sullo sterrato, e forse questo è veramente l’anno buono. Su 3 round, due primi posti e un secondo posto, condito con la leadership del mondiale. Sta veramente correndo su altissimi livelli come Solberg e probabilmente il mondiale sarà affare loro.
Occhio però anche a Gus Greensmith, che comunque non ha fatto male arrivando 3°. È vero che è a 27 punti di distanza da Rossel in classifica, ma con un rally in meno. Una vittoria lo porterebbe già a -2. Rientrerà anche lui in lotta? Forse sì, forse no, resta il fatto che in Portogallo è andato bene ed è un segnale importante dopo una stagione difficile come quella dell’anno scorso.
Si parla troppo poco, invece, di Roberto Daprà. Il trentino classe 2001 ha chiuso al 6° posto portando a casa un gran bel risultato che gli permette di salire al 6° posto anche in classifica mondiale, a 24 punti. L’italiano fa della costanza il suo tratto principale, ma anche i tempi in prova stanno pian piano arrivando. Da tenere d’occhio, perché potrebbe regalarci tante belle soddisfazioni.
Menzione particolari per Pierre-Louis Loubet, che torna a correre nel mondiale e lo fa al volante di una Fiesta di M-Sport tornando un po’ al passato e concludendo 7° senza fare incidenti, scacciando i fantasmi dell’anno scorso e dello scotto del 2023. Torna a rivedersi anche Marco Bulacia, stavolta su Toyota, che conclude 9°.
Junior WRC

Nel Junior WRC la vittoria va a Taylor Gill, che prevale di soli 13.5 secondi su Mille Johansson, che eguaglia in campionato. I due sono ora entrambi a 59 punti, e probabilmente il mondiale se lo giocheranno loro. 3° il turco Kerem Kazaz seguito dal belga Thomas Martens e dal sudafricano Max Smart a chiudere la top 5. Male invece gli esperti Eamonn Kelly e Diego Dominguez, 7° e 8° rispettivamente a più di 10 e 20 minuti dal primo.
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