Il venerdì di prove libere al Montmeló conferma la complessità di una pista che amplifica ogni dettaglio aerodinamico e meccanico, restituendo un quadro ancora fluido ma ricco di spunti interessanti in vista di qualifiche e gara.
McLaren: assetto vincente ma…
Dopo un avvio segnato da sottosterzo, il team papaya ha scaricato deportanza al retrotreno per riequilibrare la MCL39: la scelta si è rivelata vincente sul giro secco, grazie anche al naturale carico aerodinamico della vettura. Oscar Piastri ha inanellato il miglior tempo in tutti e tre i settori, togliendo acceleratore all’ultima curva (come riporta Federico Albano) al 31% contro il 10% di Verstappen e il 15% di Russell, segno di gestione estremamente conservativa delle gomme. Quanto ai long run, Lando Norris ha messo in mostra una costanza di passo notevole, mentre Piastri ha preferito stint più lunghi e protettivi per verificare la longevità dei compound.

Nel pomeriggio l’australiano ha ribadito il suo potenziale sul giro singolo, condensando in una tornata “quasi perfetta” una gestione impeccabile dell’entrata in curva 1 e delle delicate fasi di trazione in uscita. La sua prestazione ha però offuscato – quantomeno nei tempi – i progressi della concorrenza, confermando la McLaren favorita d’obbligo sul bagnato di dati a disposizione.
Ferrari: piccoli passi e grandi incognite
Charles Leclerc ha migliorato l’ingresso in curva 1 rispetto a FP1, ma ha pagato una scivolata al posteriore in curva 7 che è costata oltre tre decimi sul cronometro. Sul giro secco, praticamente il distacco sta tutto in quell’errore, il che fa ben sperare.

Nonostante il potenziale vicino a Russell e Verstappen, sul long run il monegasco ha mostrato aderenza altalenante e tempi incostanti, subendo anche un sorpasso virtuale da parte di Max. Hamilton, invece, si è trovato in difficoltà ben più marcate: «macchina inguidabile», la sua sintetica diagnosi via radio, accompagnata da degrado preoccupante (19”0–19”4–19”8 nei primi tre giri sulla media), rispetto ai tempi intorno al 18”0 segnati da Norris.
Red Bull e Mercedes: sfide opposte
La RB21 di Verstappen ha dimostrato un equilibrio di temperatura gomme superiore alla media, anche su un asfalto a 46 °C, e una simulazione di gara addirittura promettente, in qualche stint potenzialmente più efficace della McLaren. Questo lascia intendere che, se il team troverà ancora margini di salto tra venerdì e sabato, Max potrà giocarsi la qualifica e la gara a pieno titolo.

Mercedes, al contrario, pur migliorata sul giro secco – soprattutto con Russell – fatica sul passo-gara. Dopo aver aumentato il carico a centro vettura con un’ala posteriore più grande, le W16 hanno guadagnato in trazione ma hanno pagato in velocità di punta, con il rischio di difettare nei rettilinei. Il degrado gomme presenta carattere misto: iniziale calo prestazionale rapido seguito da un lieve recupero di grip, tipico del graining.
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Che cosa aspettarsi da sabato?
Gli assetti in divenire, le nuove direttive aerodinamiche e le condizioni climatiche in costante evoluzione faranno da cornice a un sabato ancora incerto. McLaren conferma il suo stato di grazia sul giro secco, Ferrari deve risolvere la tenuta alle curve lente, Red Bull può puntare su un balance solido e Mercedes cerca ancora l’optimum per non pagare oltremodo la resistenza all’avanzamento. Sarà interessante vedere quanto i tecnici riusciranno a limare gli estremi di compromesso tra low fuel e passo-gara, soprattutto in casa Mercedes, e come Leclerc e Hamilton calibreranno le loro monoposto per evitare errori che sulla pista di Barcellona possono essere pagati a caro prezzo.
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