Lewis Hamilton ha chiuso al quarto posto un Gran Premio di Gran Bretagna segnato dalla pioggia e da condizioni estremamente complesse. Il podio sfuma, e con esso anche un’occasione importante per confermare i progressi della Scuderia di Maranello.
“È stata la macchina più difficile che abbia mai guidato qui, in queste condizioni” ha dichiarato Hamilton al termine della corsa, visibilmente provato. Il sette volte campione del mondo non è riuscito a tenere il passo di Nico Hülkenberg, autore di una gara impeccabile che ha consegnato a Sauber uno storico terzo posto.

Il primo pit stop è stato il punto di svolta negativo della gara di Hamilton: rientrato in pista nel momento sbagliato, ha perso diverse posizioni. Nonostante i successivi sorpassi su Pierre Gasly e Lance Stroll, la scelta anticipata di montare le slick si è rivelata rischiosa. Un’uscita di pista gli è costata secondi preziosi e, con essi, l’opportunità di agguantare il podio.
“Ho faticato a stare al passo. Le gomme sono crollate rapidamente, la macchina era incredibilmente difficile da controllare” ha spiegato Hamilton. “È solo la mia seconda gara sul bagnato con questa vettura e non riesco nemmeno a descrivere quanto sia complicata da guidare in queste condizioni.”

Hamilton non si è limitato alla delusione del momento. Ha già messo nel mirino il progetto della Ferrari 2026: “Penso che dovrò sedermi con chi sta progettando la vettura per l’anno prossimo, perché ci sono elementi di questa macchina che non possono essere replicati.”
Anche quando il tracciato si è asciugato verso la fine della gara, Hamilton ha continuato a lottare con un comportamento instabile della SF-25: “Quando era completamente asciutto c’era ovviamente più grip, ma anche allora sono finito largo. Ho quasi perso la macchina più volte alla curva 11.”
Alla domanda se pensasse di poter raggiungere Hülkenberg e conquistare il podio, la risposta di Lewis è stata secca: “Ovviamente no.”

Il weekend di Silverstone evidenzia ancora una volta i limiti della monoposto italiana in condizioni miste. Se da un lato la competitività in gara non è del tutto mancata, dall’altro emergono problemi di fondo nella guidabilità della vettura. E se a dirlo è un veterano e un campione come Hamilton, le parole pesano doppio.
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